I libretti postali salveranno le banche venete? Altro schiaffo ai risparmiatori

Banche venete, urge un altro miliardo per il salvataggio. E mentre tutti si sfilano, Poste Italiane sembra aprire all'esborso. Tanto a pagare saranno i suoi clienti.

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Banche venete, urge un altro miliardo per il salvataggio. E mentre tutti si sfilano, Poste Italiane sembra aprire all'esborso. Tanto a pagare saranno i suoi clienti.

Non s’intravede una soluzione per le due banche venete – Popolare di Vicenza e Veneto Banca – il cui fabbisogno di capitali è stato innalzato di circa un miliardo dalla Commissione europea, che ha anche puntualizzato come tali maggiori risorse necessarie per avallare il piano di fusione tra i due istituti debbano essere di provenienza privata e saranno preliminari al via libera ai fondi precauzionali statali. Il problema è che nessun privato si mostra intenzionato a sborsare un solo euro per salvare le banche venete. Non il Fondo Atlante, nato poco più di un anno fa e partecipato dal sistema bancario-assicurativo italiano. Il presidente di Acri, l’associazione delle Fondazioni bancarie, Giuseppe Guzzetti, è stato chiaro: non un solo euro in più, dopo che già non si sa che fine faranno i 540 milioni iniettati nel 2016.

La conferma di una chiusura da parte delle banche italiane sane è arrivata con Carlo Messina, ad di Intesa-Sanpaolo, secondo cui i privati avrebbero già perso abbastanza soldi nell’operazione di sistema, quella voluta dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, come soluzione alternativa a un intervento statale. (Leggi anche: Crisi banche italiane: nessuno vuole salvarle con i propri soldi. E se chiudessimo quelle malate?)

Poste Italiane apre: dipende dall’intervento

Ma nelle ultime ore si apre uno spiraglio. Al margine di un convegno, la presidente di Poste Italiane, Maria Bianca Farina, si è mostrata possibilista, sostenendo che la risposta alla richiesta di un nuovo miliardo per le banche venete dipenderà dall’esito dell’analisi della situazione e del “tipo di intervento”, “nell’interesse dell’assicuratore”.

Poste Italiane fa già parte di Atlante, avendo versato tramite Poste Vita 260 milioni di euro, il 5% del totale. Dunque, potrebbero essere i libretti postali degli italiani a salvare le banche venete. La soluzione sembra già scritta. L’istituto è una società privata al 35%, ma per il 65% fa capo allo stato, ovvero a Cassa depositi e prestiti (35%) e Ministero dell’Economia (29,7%). Di fatto, lo stato ci metterebbe il miliardo chiesto dalla UE non ufficialmente, ma tramite una sua controllata. Denaro perduto con ogni probabilità, altrimenti non si vede il perché i veri soggetti privati stiano schivando l’operazione, mentre le Poste vi si stanno imbarcando. Insomma, alla fine paga Pantalone, ovvero il popolo dei libretti di risparmio. (Leggi anche: Crisi banche italiane, voragine prestiti dubbi fino a 120 miliardi)

 

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