Libertà economica, le larghe intese affondano l’Italia all’86esimo posto

L'Italia scende all'86esimo posto della classifica sulla libertà economica. Il nostro paese continua a non mostrare alcun miglioramento, nonostante i governi tecnici e delle larghe intese.

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L’Italia si piazza all’86esima posizione della classifica dell’Index of Economic Freedom, stilata annualmente dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal. Si tratta di una misurazione del grado di libertà economica di cui gode un paese e relativamente anche agli altri paesi del mondo.

L’unica buona notizia è che nel 2013 l’Italia guadagna 0,3 punti e si attesta così a 60,9 punti. Ma il timidissimo miglioramento non le evita di arretrare di altre tre posizioni in un solo anno. Il nostro paese è di poco sopra la media mondiale, pari a 60,3 punti, confermandosi tra gli stati “moderatamente liberi”. Ma siamo molto al di sotto della media regionale, pari a 67,1 punti, piazzati al 35esimo posto su 43 paesi europei. 

Al primo posto con 90,1 punti (+0,8) si conferma per il ventesimo anno consecutivo Hong Kong, grazie anche alla bassa pressione fiscale. Seguono Singapore, Australia, Svizzera, Nuova Zelanda, Canada, Cile e Mauritius. Su 178 posti, solo tre sono, quindi, le nazioni europee: Svizzera (quarta) , l’Irlanda (nona) e la Danimarca (decima).

Gli USA non compaiono tra i primi dieci per la prima volta, ma si piazzano solo al dodicesimo posto. Quanto alle grandi dell’Europa, la Gran Bretagna si posiziona al 14esimo posto con 74,9 punti, la Germania al 18esimo con 73,4 punti, a pari merito con la Finlandia, la Svezia poco sotto con 73,1 punti. E la Francia non va oltre al 70esimo posto con 63,5 punti.

Davanti a paesi come Francia e Italia, quindi, si posizionano Romania (62) e Turchia (64). In fondo alla classifica, invece, si hanno Venezuela, Zimbabwe, Cuba e ultimissima è la Corea del Nord.

Secondo lo studio, nonostante qualche miglioramento per la libertà dei commerci e degli investimenti realizzati in Italia negli ultimi anni, tali progressi sono stati divorati dall’aumento della corruzione, dalla libertà monetaria e imprenditoriale.

Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, dichiara quasi sconfortato che l’Italia sarebbe l’unico paese, tra i grandi del pianeta, a non mostrare negli ultimi venti anni alcun miglioramento sensibile del grado di libertà economica, mentre gli altri si sono mossi in quella direzione. Che al governo ci siano i tecnici o i politici, lamenta, nessun esecutivo sembra realmente interessato a sprigionare la creatività dei suoi cittadini e a riformare le istituzioni.

Di fatto, la classifica smentisce i presunti risultati ottenuti nell’ultimo biennio dai governi tecnici e delle larghe intese sul fronte dell’attrattività degli investimenti. L’Italia continua a scendere di gradino e, addirittura, si pone appena al di sopra della media mondiale. E la stretta sul contante non ha giovato alla classifica, se è vero che la libertà monetaria è stato uno degli indicatori utilizzati per monitorare il grado di libertà economica di un paese.

 

 

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