L’FMI esclude lo yuan dalle sue riserve per ancora un anno

La Cina dovrà attendere un altro anno per vedere lo yuan inserito tra le riserve dell'FMI.

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La Cina dovrà attendere un altro anno per vedere lo yuan inserito tra le riserve dell'FMI.

Il board del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha votato ieri per mantenere invariato fino al 30 settembre del 2016 il paniere delle valute utilizzate per i suoi Special Drawing Rights, i diritti speciali di prelievo. Pertanto, del paniere continueranno a fare parte dollaro, euro, sterlina e yen. La decisione era grosso modo attesa, perché negli ambienti vicini all’istituto si era già diffusa da qualche settimana l’indiscrezione che lo yuan, la valuta della Cina, sarà probabilmente inserita tra le riserve ufficiali solo a partire dall’ottobre del prossimo anno.   APPROFONDISCI – La Cina ha più debiti degli USA, ma lo yuan si rafforza e l’FMI lo vuole tra le sue riserve  

Yuan in riserve FMI tra un anno?

Tuttavia, salgono repentinamente le probabilità che lo yuan possa fare parte dei SDR. Con le svalutazioni della settimana scorsa, la Cina ha adempiuto parzialmente alla richiesta dell’FMI e dell’amministrazione americana per rende flessibile e liberamente utilizzabile il suo cambio. Siamo lontani dall’obiettivo, se si considera che lo yuan può fluttuare quotidianamente all’interno di una banda del 2% in alto e in basso, ma il primo passo verso un cambio di libero mercato sembra essere stato compiuto, anche se paradossalmente le critiche più aspre sono arrivate proprio da Washington, dove numerosi membri del Congresso di entrambi gli schieramenti hanno minacciato l’introduzione di dazi doganali contro Pechino per la sua politica scorretta di svalutazione del cambio a fini competitivi.   APPROFONDISCI – L’FMI alla Cina: lo yuan sia più flessibile per inserirlo tra le nostre riserve   Gli USA posseggono il 17% dei diritti di voto nel board dell’FMI, quindi, risultano certamente influenti dentro l’istituto. Dal canto suo, la Cina aspira ad entrare nel ristretto club delle valute ammesse tra le riserve dell’FMI, le quali possono essere prelevate in caso di crisi. In realtà, per un’economia che già possiede riserve ufficiali per 4.000 miliardi di dollari, il problema non sarebbe certo questo. Per Pechino si tratta di un sigillo di riconoscimento alla sua potenza economica, oltre che della forza del suo yuan, garantito così anche dall’FMI, cosa che spingerebbe gli investitori di tutto il mondo ad utilizzarlo per gli scambi, innalzando la valuta cinese al pari delle grandi del pianeta, come dollaro ed euro.   APPROFONDISCI – La Cina compra altre 19 tonnellate a luglio e l’oro sale a 1.118 dollari l’oncia  

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