L’FMI alla Cina: lo yuan sia più flessibile per inserirlo tra le nostre riserve

L'FMI chiede alla Cina maggiori progressi per potere inserire lo yuan tra le sue riserve. Il direttore generale Christine Lagarde non può permettersi di irritare molto Pechino, ambendo alla rielezione.

di , pubblicato il
L'FMI chiede alla Cina maggiori progressi per potere inserire lo yuan tra le sue riserve. Il direttore generale Christine Lagarde non può permettersi di irritare molto Pechino, ambendo alla rielezione.

In un report da poco pubblicato, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) esprime qualche riserva sulla possibilità di inserire lo yuan tra le sue riserve, anche note come SDR (“Special Drawing Rights”). Nel rapporto si chiede alla Cina di rendere più “liberamente utilizzabile” la sua valuta, consentendo una maggiore flessibilità del tasso di cambio e un più facile accesso degli investitori stranieri al mercato interno dei capitali, bond inclusi. Per cercare di arrivare a un compromesso, i funzionari dell’FMI terranno un incontro informale con i vertici del governo cinese. Una decisione sull’inserimento dello yuan tra le sue riserve sarà adottata dall’istituto di Washington entro la fine dell’anno e rientra nella revisione quinquennale. Ad oggi fanno parte delle SDR il dollaro USA, l’euro, la sterlina e lo yen.   APPROFONDISCI – La Cina poneva fine 10 anni fa al cambio fisso, quale futuro per lo yuan?  

Europa favorevole, USA tiepidi

Di recente, Regno Unito, Germania e Francia si sono espressi per inserire lo yuan tra le riserve dell’FMI, mentre gli USA, che sono il membro del board con il più alto numero di voti, ha qualche riserva.

Il segretario al Tesoro, Jacob Lew, ha chiesto al governo di Pechino una maggiore deregolamentazione finanziaria per aspirare all’ambito riconoscimento. Il direttore generale dell’FMI, Christine Lagarde, ha dichiarato che l’inserimento dello yuan tra le riserve dell’istituto non è una questione di “se”, ma solo di “quando”. Fonti interne spiegano che potrebbe esserci uno slittamento dei tempi finora previsti fino al settembre dell’anno prossimo, in modo da consentire alla Cina di avere il tempo necessario per fare le riforme finanziarie utili a rendere la sua valuta pienamente convertibile e flessibile, in linea con gli standard già mostrati dalle divise oggi ammesse tra le SDR. Al contempo, la Lagarde ha spiegato che gli interventi pubblici di queste settimane per sostenere la Borsa di Shanghai, in seguito al crollo registrato dal 12 giugno in poi, non avranno alcuna influenza sulla decisione finale dell’istituto.   APPROFONDISCI – La Borsa di Shanghai rimbalza dai minimi, ma la Cina ha speso $800 miliardi   La Cina ambisce all’inserimento dello yuan tra le riserve mondiali dell’FMI quale riconoscimento della sua potenza economica e per segnalare ai mercati che la sua valuta sarebbe garantita. Per questo, nelle scorse settimane ha aggiornato i dati sulla quantità di oro detenuta della People’s Bank of China, in netto rialzo dall’aprile del 2009 – ultimo dato aggiornato in precedenza – anche se di gran lunga inferiore alle attese. Le autorità di Pechino starebbero accumulando oro, nel tentativo di rendere più credibile il proprio sistema valutario.   APPROFONDISCI – La Cina ha più debiti degli USA, ma lo yuan si rafforza e l’FMI lo vuole tra le sue riserve  

Lagarde cerca la rielezione

Dal canto suo, la Lagarde ha tutto l’interesse a offrire il riconoscimento alla Cina, trattandosi di una delle principali economie del pianeta e il cui sostegno potrebbe rivelarsi determinante nel 2016 per la rielezione a capo dell’istituto.

Diverse economie emergenti, tra cui Brasile e Russia, oltre alla stessa Cina, hanno criticato la gestione dell’istituto, accusata di essere eccessivamente euro-centrica, come rivelerebbe anche il caso Grecia. Nel 2011, quando l’allora dg Dominique Strauss-Kahn fu arrestato per un presunto caso di abuso sessuale, il cambio al vertice con un altro membro francese fu salutato con enorme irritazione tra i paesi non europei, ma in quell’occasione fu informalmente sancito che sarebbe stata l’ultima volta che la guida dell’FMI sarebbe passata “automaticamente” a un europeo, come da accordo a Bretton Woods nel 1944. Tuttavia, pare che i patti non saranno rispettati.   APPROFONDISCI –  I BRICS si fanno una loro banca, sfida all’FMI in crisi di rappresentanza    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: