CRISI EURO

L’Eurozona rischia la deflazione (e la Bce ha solo armi spuntate)

La Germania attacca Draghi per l'ultimo taglio dei tassi Bce. Lo scontro Berlino-Francoforte non fa sperare in nuovi interventi a sostegno della liquidità.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Germania attacca Draghi per l'ultimo taglio dei tassi Bce. Lo scontro Berlino-Francoforte non fa sperare in nuovi interventi a sostegno della liquidità.

Il taglio dei tassi della BCE, giovedì scorso, ha confermato i timori dei banchieri centrali per lo scivolamento dell’Eurozona in una fase di deflazione, ossia di discesa dei prezzi, che una volta iniziata, trascina con sé all’indietro l’economia e per un periodo molto lungo.

Tuttavia, non tutti hanno preso bene la mossa di Mario Draghi. Anzi. Dalla Germania, la stampa di destra e di sinistra è stata unanime nel condannare il taglio come un massacro, un attacco al risparmio dei tedeschi e come una sorta d’incentivo alla speculazione, oltre che un sostegno esplicito al Sud Europa. Tassi zero, in effetti, disincentivano il risparmio e incoraggiano l’investimento in asset rischiosi, ma con ciò redistribuendo la ricchezza in favori dei grandi finanzieri.

Le critiche al vetriolo dei tedeschi rappresentano la conferma che molto probabilmente il sostegno alla liquidità della BCE si fermerebbe qui; se andasse avanti, si troverebbe di fronte l’avversione feroce della Bundesbank e di tutto il fronte del Nord, con il rischio di esacerbare lo scontro interno all’unione monetaria. Né tutti sono convinti che il rischio di deflazione lo si allontani tagliando i tassi già a terra o pompando altra liquidità in circolazione.

 

Crisi Euro: Europa spaccata di due

Quel che sta succedendo, infatti, è che il Sud non ha più un sistema creditizio funzionante, perché a fronte del costo quasi nullo per la raccolta del risparmio, le banche non lo immettono nell’economia, cioè non fanno prestiti, in quanto oberati da sofferenze record e da criteri più stringenti di capitalizzazione.

Pompare denaro in circolazione potrebbe portare semplicemente a un surriscaldamento dei prezzi nel Nord Europa, per il tramite del suo sistema creditizio funzionante. E forse è questo il vero obiettivo della BCE: a fronte di un processo di disinflazione delle economie del Sud, l’aumento dell’inflazione al Nord renderebbe le prime più competitive, anche se i rapporti tra debito e pil ne risulteranno nel breve peggiorati.

Il Giappone tenta di uscire da 16 anni di deflazione e da un ventennio di stagnazione con maxi-dosi di liquidità e di spesa pubblica, cosa che non possono fare la BCE e i governi europei. E non è solo un fatto di regole e di statuti, bensì pure la conseguenza di un’unione monetaria disomogenea, che risulterebbe inevitabilmente spezzata in due, se le dovessero venire applicate ricette così estreme e dagli esiti contrapposti a Nord e Sud.

Pian piano, qualcuno inizia a sussurrare che forse si uscirà dalla crisi dell’Eurozona, mandando in frantumi l’Eurozona stessa. Rispetto a qualche mese fa, siamo già alle proposte teoriche che nessuno avrebbe immaginato di sentire o di avanzare.

 

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