L’Eurozona è vicina alla terza recessione dal 2008. Segnali negativi anche dalla Germania

L'Eurozona potrebbe entrare nuovamente in recessione, come dimostrano i dati sulla produzione industriale e la bassa inflazione. Nuovi segnali negativi sono arrivati oggi anche dalla Germania.

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L’Eurozona è a rischio recessione, la terza dal 2008. Lo confermano i dati sulla produzione industriale ad agosto, che nell’unione monetaria è scesa dell’1,9% su base annua e dell’1,8% rispetto a luglio. In Italia, nello stesso mese si è registrato un incremento dello 0,3% mensile e un calo dello 0,7% annuo. E l’indice Zew di ottobre, che in Germania misura la fiducia degli investitori, è sceso a -3,6 punti dai 6,9 di settembre. In particolare, l’indice che misura la situazione corrente è crollato in un mese a 3,2 punti dai 25,4 di settembre. Lo Zew è un sondaggio realizzato tra un gruppo ristretto di investitori, per cui non va preso con eccessiva enfasi. Tuttavia, segnala certamente un deterioramento dell’umore di chi investe, un fatto preoccupante non solo per l’economia tedesca, ma per tutta l’Eurozona, che già versa in uno stato precario di crescita.   APPROFONDISCI – Dalla Germania altre cattive notizie, ma così la Merkel alzerà la voce contro Draghi   Il presidente del “think-tank”, Clemens Fuest, a commento dei dati pubblicati stamane, ha dichiarato che una recessione in Germania non è ora da escludere, anche se, qualora si verificasse, non durerebbe a lungo. Dunque, la Germania potrebbe entrare tecnicamente nella sua terza recessione dal 2008, se nel terzo trimestre di quest’anno, il pil risultasse in calo sui tre mesi precedenti, quando già si era contratto dello 0,2%. Sappiamo che l’Italia è già in recessione, avendo registrato due trimestri consecutivi di calo del pil, ma a questo punto è improbabile che si verifichi un rimbalzo nel terzo trimestre, quando il resto dell’Eurozona mostra con ogni evidenza segni di cedimento.   APPROFONDISCI – Crisi Eurozona, ecco come la Francia potrebbe fare esplodere l’euro  

Deflazione e stimoli BCE

Lo stesso calo dei prezzi a settembre nel nostro paese, secondo il dato finale dell’Istat, è stato superiore alla stima preliminare: -0,4% rispetto ad agosto e -0,2% su base annua.

La deflazione è stata della stessa portata in Spagna, il mese scorso, mentre in Francia i prezzi sono saliti solamente dello 0,3% annuo. L’inflazione acquisita in Italia fino a settembre scende, pertanto, allo 0,2% per l’anno in corso, dallo 0,4% rilevata fino ad agosto.   APPROFONDISCI – La deflazione morde l’Eurozona, ma cos’è e qual è la causa? Ecco la verità   Tutti questi dati, letti insieme, portano alla medesima conclusione: l’Eurozona starebbe entrando o forse è già entrata in una nuova spirale recessiva. Peraltro, altri dati potrebbero portarci a ritenere che gli stimoli monetari messi in campo dalla BCE di Mario Draghi potrebbero essere meno efficaci delle attese. Nel Regno Unito, l’inflazione a settembre è scesa all’1,2% annuo, dato minimo dal 2009. Negli USA, i Treasuries indicizzati all’inflazione segnalerebbero che l’inflazione attesa dai mercati sarebbe da qui al 2019 non superiore all’1,5% annuo, ossia al di sotto del target del 2% fissato dalla Federal Reserve. Tutto ciò spinge a ritenere che il rialzo dei tassi nei due paesi possa avvenire più tardi del previsto; ma se così fosse, l’euro sarebbe destinato a rafforzarsi nuovamente un pò contro il dollaro e la sterlina, rendendo più probabile una prosecuzione della bassa inflazione nell’Eurozona di questi mesi e il varo di un QE europeo da parte della BCE. Nel breve termine, però, l’economia europea non potrebbe che scivolare verso una crescita zero o negativa con prezzi “freddi” o in calo anch’essi.   APPROFONDISCI – Le aste BTP confermano: il mercato si attende una bassa inflazione prolungata nell’Eurozona  

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