L’Eurozona e l’origine della crisi, il responsabile è il debito pubblico o privato?

Gli economisti e i politici sono divisi sulle origini e le cure della crisi dell'unione monetaria. Constancio, vice di Draghi, è convinto che sia il debito privato e non quello pubblico la causa

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Gli economisti e i politici sono divisi sulle origini e le cure della crisi dell'unione monetaria. Constancio, vice di Draghi, è convinto che sia il debito privato e non quello pubblico la causa

Il Pil dell’Eurozona è in calo nel 2013 e la ripresa sarà molto graduale. La Grecia vive il sesto anno consecutivo di recessione, avendo perso un quarto della ricchezza prodotta nel 2007, ultimo anno pre-crisi. Anche l’Italia continua a macinare perdite su perdite, con il 2013 che dovrebbe chiudersi con l’economia contratta dell’1,9%, dopo il -2,4% del 2012 (Standard and Poor’s: nel secondo trimestre l’Eurozona toccherà il fondo. Monito a Italia e Germania).

La cura di Bruxelles per rispondere sia alla crisi del 2008, sia alla sfiducia dei mercati sulla tenuta dei titoli di stato semi-periferici dell’Eurozona consiste nel risanare i conti pubblici, anche perché i dati evidenziano che un pò tutti gli stati hanno visto impennare il rapporto tra indebitamento pubblico e pil negli ultimi cinque anni. E, tuttavia, qualche voce critica anche nei consessi europei si leva contro questa analisi. E’ il caso del vice-governatore della BCE, il portoghese Vitor Constancio, secondo cui l’origine della crisi risiede nell’esplosione del debito privato, a cui solo successivamente e per via dello scoppio della bolla sui mercati ha fatto seguito il boom del debito pubblico.

L’analisi è simile a quella che gli economisti definiscono il “ciclo di Frenkel“, dal nome dell’argentino Roberto Frenkel, che analizzò l’origine della crisi del suo paese, che nel 2001 portò al default di Buenos Aires. Secondo Constancio, i dati dimostrerebbero come sia stata l’impennata del debito privato a portare l’Eurozona alla recessione. Nei primi sette anni di euro, questo è cresciuto del 27%, ma con punte del 217% in Grecia, del 101% in Irlanda, del 75,2% in Spagna e del 49% in Portogallo. Guarda caso, trattasi di tutte economie oggi sottoposte al programma di assistenza finanziaria della Troika (per la Spagna solo con riferimento alle banche).

Constancio non ha dubbi: le banche del Nord hanno prestato ingenti quantitativi di denaro agli istituti del Sud Europa, creando una bolla in questi mercati. Nel frattempo, invece, il debito pubblico spagnolo passava dal 62,4% al 36,3% del pil tra il 1999 e il 2007, mentre quello irlandese dal 47% al 25%. E risultava in calo anche in Italia dal 113% al 103,3% e solo in lieve aumento in Grecia.

L’esplosione dei debiti pubblici è avvenuta, quindi, solo dopo lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria, che ha fatto triplicare il livello del debito spagnolo e quintuplicare quello irlandese. E’ il settore privato che bisognerebbe curare, evitando che si ricreino altre bolle micidiali. Il settore pubblico avrebbe solo risentito della crisi del primo. Ma se questo fosse vero, la risposta alla crisi che USA ed Europa stanno dando sarebbe esattamente una replica delle cause del crac di Lehman Brothers: denaro a buon mercato e liquidità eccessiva a sostegno dell’economia. In altri termini, la BCE farebbe bene a non farsi attrarre troppo dalle sirene ultra-accomodanti della Federal Reserve.

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