L’Europa verso la deflazione? L’Italia è la più a rischio per Goldman Sachs

L'Eurozona potrebbe scivolare verso la deflazione, se anche l'export verso i mercati emergenti dovesse subire un calo. A rischiare di più sarebbe l'Italia.

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Gli ultimi dati sull’inflazione a gennaio nell’Eurozona hanno stupito un pò tutti gli analisti, che si attendevano una lieve accelerazione dall0 0,8% di dicembre allo 0,9% su base annua, mentre si sono ritrovati a dover commentare una decelerazione allo 0,7%, ai minimi dal 2009. Persino in Germania, paese in crescita economica, i prezzi sono cresciuti tendenzialmente solo dell’1,2% (-0,7% su dicembre).

Certamente, una bassa inflazione è un bene in sé, perché in un’economia complessivamente stagnante non infierisce più di tanto sui redditi fissi. Tuttavia, potrebbe preoccupare, se fosse il sintomo di un progressivo deterioramento della domanda, a tal punto da far ipotizzare lo scivolamento dell’economia verso la deflazione, ossia prezzi in calo.

Il rischio non sarebbe in sé credibile nei paesi del Nord Europa, dove l’inflazione si attesta sopra l’1% annuo. Un dato storicamente basso, ma non preoccupante. Anche perché a frenare la crescita dei prezzi è, soprattutto, il comparto energetico, con le quotazioni del petrolio ancora “fredde”, non risentendo di una crescita globale a pieno ritmo.

Il Sud Europa, con Italia in testa, invece, sarebbe esposto al problema. Lo sostiene uno studio di Goldman Sachs, secondo cui proprio il nostro paese potrebbe scivolare nella deflazione, visto che nel 2013 si è distinto per sorprese al ribasso sia sul fronte dei prezzi che del pil.

Che farà la BCE?

Riuscirà Mario Draghi a contrastare la china? La Germania è fiera oppositrice alle manovre monetarie espansive della BCE e potrebbe battersi contro un nuovo taglio dei tassi o misure non convenzionali, come una Ltro mirata al sostegno del credito alle pmi.

Vero è che dopo il dato di gennaio, Berlino dovrebbe temere meno il rischio di un surriscaldamento dei prezzi interni, ma la Bundesbank non accetterebbe lo stesso a cuor leggero provvedimenti espansivi.

Guai in arrivo dalle emergenti?

Il problema sta nel fatto che la bassa domanda aggregata interna all’Area Euro potrebbe abbassarsi ulteriormente, per via delle politiche monetarie (forse, anche fiscali) restrittive a cui sono state e saranno costrette le economie emergenti per contrastare il deflusso dei capitali in atto da mesi e il forte passivo delle bilance dei pagamenti, compresi i saldi commerciali.

In parole povere, paesi anche a quattro passi dalle nostre coste e che sono tra i nostri più grandi partner commerciali, come la Turchia, hanno l’esigenza di tagliare le importazioni (le nostre esportazioni verso i loro mercati) per migliorare la bilancia dei pagamenti e arrestare così il crollo delle loro valute sui mercati.

Questi segnali dovrebbero allarmare, in particolare, l’Italia, che nel biennio 2012-2013 ha visto crescere le esportazioni, pur in presenza di un’economia in piena contrazione. Cosa accadrebbe se, a parità di bassa domanda interna (consumi privati, spesa pubblica stagnante e investimenti), anche il nostro export dovesse ridursi? Non porterebbe questo trend verso un calo ancora più marcato della crescita dei prezzi, fino alla deflazione?

 

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