Se Draghi perde il confronto sul QE, Renzi è spacciato: arriverà la Troika

Mentre la Commissione europea attacca le dichiarazioni del premier Matteo Renzi, una "fronda" all'interno della BCE alza la testa contro Mario Draghi. C'è il rischio che il governatore della BCE sia indebolito e che il governo italiano rimanga senza sponsor in Europa.

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Il botta e risposta di ieri tra il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il premier Matteo Renzi segnala un innalzamento del livello dello scontro politico tra l’Europa e il governo italiano, destinato nelle prossime settimane a concretizzarsi in atti concreti. Rispondendo al capogruppo del PPE, Martin Weber, collaboratore della cancelliera Angela Merkel – lo stesso che aveva criticato Renzi al suo discorso di insediamento come presidente di turno della UE – Juncker ha affermato di non sentirsi “il capo di una banda di burocrati” e ha chiesto rispetto per il suo ruolo da parte dei governi europei, non essendo meno legittimato di loro. Lo stesso ha aggiunto che se la Commissione Barroso avesse ascoltato i burocrati, il suo atteggiamento verso la legge di stabilità dell’Italia sarebbe stato diverso. Come dire, il governo Renzi ha avuto una mano, abbiamo chiuso un occhio, ma in cambio mostra un atteggiamento irrispettoso verso Bruxelles.   APPROFONDISCI – Il vero test per Juncker? Le sanzioni alla Germania, Renzi ha sbagliato sulla flessibilità La promessa elettorale di Juncker: tetto deficit si può sforare, ma non in Italia.   La risposta di Renzi è stata in linea con il suo ben noto linguaggio di sprezzo verso il dissenso e alla trasmissione Ballarò ha dichiarato che l’Italia non si presenta più col cappello in mano in Europa e che l’atteggiamento verso di noi starebbe cambiando.

Draghi sotto pressione

Certo, si potrebbe dire che abbia ragione: sta cambiando di male in peggio. Perché nelle stesse ore in cui si consumava la querelle tra Juncker e Renzi, l’agenzia Reuters pubblicava la notizia, per cui ben cinque governatori centrali, quelli di Germania, Olanda, Lussemburgo, Estonia e Lettonia, chiederebbero stasera al governatore della BCE, Mario Draghi, maggiore collegialità nelle decisioni e minori esternazioni. I 5 sarebbero contrari all’adozione del QE, il piano di allentamento monetario noto come “quantitative easing”, rimproverando all’italiano di non avere concordato l’aumento del bilancio di 1.000 miliardi di euro, annunciato al board di settembre. In vista della riunione di domani, si apprende che con ogni probabilità non sarà varato alcun QE, rinviato forse all’anno prossimo, sempre che vedrà mai la luce.   APPROFONDISCI – Draghi avverte Renzi e Hollande: o fate le riforme o sarete spazzati via alle elezioni   In ruoli molto diversi, Renzi e Draghi stanno irritando i “falchi”, i paesi fautori dell’austerità fiscale e contrari a una politica monetaria troppo accomodante. Non è un fatto da poco. Il governatore è stato il tutore e lo sponsor del governo Renzi in Europa, nonostante le discutibili esternazioni frequenti del nostro premier e l’assenza di risultati nell’attuazione delle riforme e nel risanamento dei conti pubblici. Se Draghi sarà meno forte dentro e fuori l’Eurotower, Renzi si troverà scoperto a Bruxelles e verrà giudicato per i risultati concretamente esibiti dal suo esecutivo, non più con occhi benevoli, frutto del compromesso politico. Non è un caso che sempre ieri sera, il premier abbia avvertito i suoi parlamentari che l’approvazione del “Jobs Act” dovrà arrivare entro gennaio. Non oltre. Se nei prossimi 4-5 mesi, l’Italia non mostrerà alcun miglioramento nei suoi fondamentali economici, né alcuna riforma approvata, lo spettro della Troika (UE, BCE e FMI) si farebbe concreto e la fine politica di Renzi non sarebbe dissimile di quella toccata in sorte al suo avversario-amico Silvio Berlusconi.   APPROFONDISCI – Sulla riforma dell’art.18, Renzi si gioca la carta contro la Troika  

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