L’Europa perde investimenti e l’Italia rischia la “distruzione del capitale”

Dal 2008 a oggi c'è stato un crollo degli investimenti fissi lordi, ma il dato più preoccupante riguarda l'Italia, i cui investimenti a mala pena sostituiscono il capitale fisico esistente che ora rischia di essere "distrutto"

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Dal 2008 a oggi c'è stato un crollo degli investimenti fissi lordi, ma il dato più preoccupante riguarda l'Italia, i cui investimenti a mala pena sostituiscono il capitale fisico esistente che ora rischia di essere

La crisi in Europa ha accelerato il trend calante degli investimenti fissi lordi, considerati necessari per la crescita di un’economia. Tali investimenti non sono altro che nuovo capitale fisico, che ogni anno serve da un lato a rimpiazzare il capitale obsoleto captato dagli ammortamenti, in parte apporta effettivamente nuovo capitale.

Per determinare se gli investimenti fissi lordi siano capitale aggiuntivo o meno e in quale misura, si ricorre al cosiddetto rapporto di espansione contrazione, ossia si legano tali investimenti agli ammortamenti e si verifica in che percentuale i primi eccedano i secondi o siano al di sotto di essi.

Per l’Italia, tale rapporto è stato positivo di oltre il 30% tra il 1995 e il 2008, anno dello scoppio della crisi finanziaria. Certo, nulla di paragonabile con il 120% medio dei primi anni Sessanta o con i tassi compresi tra l’80% e il 50% dal 1980 al 1992. In sostanza, un trentennio fa, oltre a sostituire il capitale obsolescente, gli investimenti si configuravano quali “aggiuntivi” per una percentuale ancora del 60-70%. Tuttavia, il trend negativo ha riguardato un pò tutta l’Europa, con l’eccezione della Spagna, investita da un boom economico a scoppio ritardato e che la vedeva ancora con un tasso di investimenti fissi del 100% superiore agli ammortamenti fino al 2007, salvo crollare intorno al 20% nel 2012. La stessa Germania passa da un buon 54% del 1995 a poco più del 20% nel 2012.

Tuttavia, il caso italiano è allarmante. L’anno scorso, gli investimenti fissi lordi sono stati appena superiori agli ammortamenti, sfiorando lo 0% di capitale aggiuntivo. Dal 2007, il contributo di imprese e pubblica amministrazione è negativo, poiché essi investono meno di quanto non siano gli ammortamenti. In sostanza, “distruggono” capitale fisico, anziché crearlo.

Solo le famiglie hanno trainato gli investimenti, ma anch’esse sono alla canna del gas. A differenza del 2009, infatti, quando il governo varò una manovra anti-ciclica a sostegno degli investimenti pubblici, nel 2012 vi è stata una loro contrazione, pur in presenza di una recessione dell’economia.

Da un punto di vista settoriale, l’agricoltura è scesa sotto il tasso di sostituzione del 100% (investimenti netti negativi) dal 2008 e l’industria dal 2009. Hanno tenuto solo i servizi, con un tasso lordo del 133%, grazie soprattutto al comparto immobiliare.

Se il trend negativo dovesse proseguire nel 2013 a ritmi anche solo inferiori a quelli registrati nel corso dell’esercizio scorso, ci troveremmo per la prima volta da molti decenni a questa parte a una distruzione di capitale fisico. Vale a dire che non solo gli investimenti in Italia non riescono a coprire il capitale fisico ormai usurato, ma sono al di sotto del tasso di sostituzione di quest’ultimo. Sarebbe un fatto estremamente grave per le speranze di ripresa della nostra economia. E’ come se l’Italia fosse stata investita da una guerra, che ha spazzato via il capitale fisico della sua struttura produttiva.

 

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