L’Europa, non la Cina, vero problema per l’economia mondiale. E i dazi di Trump aggravano la crisi

Vi proponiamo l’intervista realizzata con Marco Ianniello di www.trendintime.com e che ha ad oggetto la situazione sui mercati finanziari mondiali. 1) Rispetto alla nostra ultima intervista, di acqua sotto i ponti ne è passata. I mercati finanziari sono passati dal segnare record su record a Wall Street a perdere quasi il 20% in meno di […]

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Vi proponiamo l’intervista realizzata con Marco Ianniello di www.trendintime.com e che ha ad oggetto la situazione sui mercati finanziari mondiali. 1) Rispetto alla nostra ultima intervista, di acqua sotto i ponti ne è passata. I mercati finanziari sono passati dal segnare record su record a Wall Street a perdere quasi il 20% in meno di […]

Vi proponiamo l’intervista realizzata con Marco Ianniello di www.trendintime.com e che ha ad oggetto la situazione sui mercati finanziari mondiali.

1) Rispetto alla nostra ultima intervista, di acqua sotto i ponti ne è passata. I mercati finanziari sono passati dal segnare record su record a Wall Street a perdere quasi il 20% in meno di 3 mesi sui timori di un rallentamento dell’economia mondiale, americana compresa.

Ci spieghi come stanno le cose in questa fase?

A maggio scorso avevamo rappresentato un 2018 all’insegna di una volatilità controllata da adeguati supporti. Da allora lo scenario è decisamente cambiato. La Cina, colpita e affondata dai dazi americani, ha avuto una costante flessione chiudendo a -26,36%. Le altre piazze finanziarie, invece, hanno sostanzialmente tenuto nei primi sei mesi per poi cadere nella seconda metà dell’anno. Ad aprire le danze sono state le tensioni sui Btp italiani con escursioni consistenti fino anche del -20% nel periodo più torrido da maggio a novembre.

L’impatto immediato si è trasmesso al listino azionario italiano che ha chiuso con un -22,21% e si è propagato sul Dax tedesco finendo con un tondo -20,95%. Gli unici listini che resistevano ancora un po’ erano il DowJones ed il Nasdaq che, a partire da ottobre, con una brusca accelerazione hanno chiuso poi a -10,59% e -7,22% rispettivamente. Si è trattato di movimenti importanti perché, oltre ad essere stati repentini e violenti, i prezzi hanno rotto tutti i supporti più significativi e le medie mobili più stabili fino a condurre tutti i mercati in rosso.

A questo punto, con una crescita mondiale inconsistente ed un petrolio che ha segnato un sonoro -34,8%, tutto è coerente. I mercati azionari sono passati tutti in downtrend ed ancor peggio, questa flessione non è stata compensata nemmeno dai corsi obbligazionari ad eccezione del solito bund tedesco che si è rifugiato in un +2,64%. La partita si è giocata prevalentemente in difesa da possibili rischi incipienti tant’è che anche l’oro ha risposto con un +4,37% negli ultimi sei mesi. Il 2018, con i suoi movimenti importanti, ha dato sicuramente ottimi spunti di trading ma non è certo il miglior anno per tirare delle conclusioni in termini di portafogli visto che, con tutti i comparti sotto pressione, i classici bilanciamenti hanno trovato solo parzialmente i loro equilibri e solo in termini di contenimento degli eccessi di volatilità.

2) Il dollaro resta forte e ai massimi dal 2017, i rendimenti dei Treasuries si sono stabilizzati e il cambio euro-dollaro resta inchiodato da mesi nel range 1,13-1,15. A suo avviso, il mercato sta davvero scontando la maturità della stretta monetaria della Federal Reserve o dopo l’ultimo report sul lavoro negli USA a dicembre qualche segnale rialzista tenderebbe a permanere?

L’economia Usa si è mossa con ben 3 anni di anticipo rispetto all’Europa sia in termini di tassi d’interesse che di crescita macroeconomica ma il Dollaro sta riflettendo questi differenziali positivi solo da un anno a questa parte ed oggi sta confermando la sua forza. E’ da tener presente che i tassi americani al 2,75 rappresentano ora un livello di neutralità, una soglia oltre la quale la politica monetaria della Fed sarà da intendersi restrittiva. Pertanto ci aspettiamo atteggiamenti attendisti su tutti i fronti delle Banche Centrali. Powell agirà con cautela e rifletterà a lungo prima di modificare l’atteggiamento monetario della Fed mentre la Bce, ancora in attesa di una crescita che non c’è, non potrà altro che posticipare il programma di rialzo dei tassi europei. Il risultato è un cambio Eur/Usd che mantiene la sua direzione e conferma il suo trend primario al ribasso minacciando anche quota 1,13.

3) L’oro si è portato ai massimi dal giugno scorso, a poco meno di 1.300 dollari l’oncia. Eppure, le aspettative d’inflazione si sarebbero raffreddate in America, così come in Europa, specie a seguito del crollo delle quotazioni del petrolio da ottobre in poi, pur in ripresa a 60 dollari nelle ultime sedute. Tutto a causa delle tensioni commerciali e dei timori di una crisi in arrivo presso le principali economie del pianeta?

Lo stallo nella crescita globale è evidente, sopratutto a causa delle rigidità delle economie più tradizionali come le nostre e la vulnerabilità delle economie emergenti di fronte agli attacchi protezionistici americani.

Ripetiamo ancora una volta che la chiusura dei mercati inasprisce le crisi: se da un lato colpisce le economie emergenti, dall’altro rallenta indirettamente anche le principali economie mondiali. In questo contesto il petrolio è la materia prima che ne ha risentito di più con una flessione del -34,8% mentre l’oro si è rivelato il solito bene rifugio con un tempestivo sprint in controtendenza.

4) La BCE ha chiuso i rubinetti del “quantitative easing”, anche se le voci di un rialzo dei tassi quest’anno si starebbero affievolendo sul rischio recessione in Germania e le forti tensioni sociali in Francia. Questo spiegherebbe in parte il ripiegamento dei Bund ai minimi da quasi 2 anni e mezzo. Crede che i rendimenti sovrani nel 2019 continueranno a restare bassi o, a un certo punto, risaliranno?

I rialzi dei tassi in Europa, per mano della Bce, slitteranno in avanti e ben oltre l’estate. Pertanto non si intravedono rialzi nei rendimenti se non a causa di un non auspicabile “effetto rischio” come avvenuto per i Btp italiani. Sul finire dell’anno e con un QE in smaltimento, i titoli obbligazionari hanno sofferto due volte ma in questo mese di gennaio il comparto si è stabilizzato. Gli operatori si sono mossi verso i migliori rendimenti disponibili sul secondario per cogliere delle opportunità a prezzi scontati o mediare principalmente su bond High Yield, Btp ed Corporate Emergenti. Per quanto riguarda i Bund tedeschi la loro forza ha una valenza difensiva che si esprime più in termini di basso rischio che di rendimento indipendentemente dai cicli economici.

5) Veniamo all’Italia. BTp in recupero dopo l’accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra di bilancio di quest’anno, che ha evitato l’apertura di una procedura d’infrazione a nostro carico. Tuttavia, i rendimenti decennali restano doppi di quelli spagnoli e lo spread non sembra voler scendere sotto i 260 punti base.

Questione di tempo o siamo condannati anche per i prossimi mesi a questi numeri?

Non mi appassiona parlare di politica sebbene esistono strette interdipendenze sul piano economico e finanziario. Lo spread btp-bund ed i rendimenti dei governativi sono la risultante di aste e quotazioni su mercati globali ampi ed efficienti. Questi numeri esprimono la misura della rischiosità implicita dell’Italia, una rischiosità che il mercato continua a confermare e quindi, purtroppo, resta. I nuovi progetti politici si basano molto su aspettative di crescita del Pil che forse non convincono del tutto gli operatori, anche perché il nostro paese, in un’Europa già lenta, non ha mai brillato, anzi è sempre stato il fanalino di coda.

6) Se l’economia mondiale rallenta, le politiche monetarie in America, Europa e Asia diverranno più accomodanti. Questo dovrebbe sostenere il comparto obbligazionario, ma la maggiore liquidità dovrebbe fare bene anche al mercato azionario. Tuttavia, non crede che gli indici a Wall Street siano già valutati alti e che abbiano pochi margini per continuare a crescere?

Wall Street si è chiaramente fermata e dopo lo storno autunnale è ancora alla ricerca di un nuovo punto di appoggio stabile. Qualche trader direbbe che siamo in attesa dell’onda C di Elliott, poi di un doppio minimo o un testa spalle affidabile: il mercato si prenderà tutto il tempo necessario e noi stiamo qui per monitorarlo. Questo vale anche per gli altri listini mondiali che hanno già stornato autonomamente prima di Wall Street e che potrebbero accentuare il loro ribasso se trainati dal recente storno americano ancora in divenire. Quindi occhi puntati su Wall Street per scorgere prossimi segnali di stabilizzazione ad efficacia globale.

Sugli obbligazionari invece la stabilità si inizia ad intravedere perché in assenza di decisioni monetarie delle Banche Centrali e con prezzi di saldo, la fiducia sta gradualmente tornando su questi comparti.

7) Un’ultima domanda: quale sarebbe a suo avviso il principale rischio per i mercati finanziari globali? Davvero è la Cina a spaventare per una crescita ufficialmente di qualche decimale in meno del recente passato?

Per i grandi numeri della Cina i decimali contano molto. La mappa globale della crescita economica, espressa in termini di Pil reale, vede gli Usa +3,40%, Cina +1,50%, Europa +0,20%, Italia -0,10%, Germania -0,20%. Non è certo un quadro macroeconomico confortante in cui la strategia commerciale di Trump sembra aver funzionato alla perfezione. Però si evince che il problema non è solo la Cina. A crescere non possono essere solo gli Usa che andranno verso una fisiologica fase di consolidamento. Il problema forse è proprio l’Europa con tutte le sue rigidità strutturali difficili da riformare. Sul fronte dei mercati, i corsi azionari ed obbligazionari hanno già espresso questa situazione che ha attraversato stadi emotivi e tecnici che, pervasi da timori ed incertezza, sono passati da un eccesso di volatilità ad una fase di stabilizzazione. Ma, come sintetizzato nella tabella di seguito, molti mercati sono ancora sotto le rispettive medie mobili a 200 periodi (SMA200) e questo significa che non è ancora arrivata la quiete dopo la tempesta. I mercati azionari restano ancora vulnerabili e scarichi nonostante la vivacità manifestata in quest’ultimo mese con un Haneg Seng a +9,20%, un DowJones a +7,78%, un Dax a +7,01% ed un Ftse Mib a +6,96%. Ad eccezione dell’India, gli azionari sono tutti da interpretarsi ancora in trend ribassista.

Discorso diverso è per il comparto obbligazionario dove, ad eccezione dei soli corporate bond europei, si intravede un orizzonte più schiarito. Tra i bond, in quest’ultimo mese, spiccano in ripresa gli high yeld +3,48%, i corporate emergenti +2,55%, i corporate usa +2,00% e i governativi italiani +1,31%. E’ evidente che, con il recente storno dei prezzi ed in assenza di rendimenti alternativi e aspettative concrete di rialzi dei tassi, le “mani forti” dei Gestori stanno cogliendo ora queste opportunità ed accumulando posizioni alla ricerca dei migliori rendimenti attualmente disponibili sul secondario.

Di seguito riportiamo una fotografia, sintetica ma eloquente, dei principali mercati che monitoriamo ogni settimana nell’Asset Market View su www.trendintime.com in modo da avere sempre un quadro comparativo ed attuale della situazione finanziaria globale.

 

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