L’Unione Europea a un passo dalla disgregazione

L'Europa rischia di collassare dopo gli attacchi terroristici di Bruxelles. Ormai è questione di vita o di morte, ma da nord a sud le emergenze dilagano senza alcuna soluzione unitaria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Europa rischia di collassare dopo gli attacchi terroristici di Bruxelles. Ormai è questione di vita o di morte, ma da nord a sud le emergenze dilagano senza alcuna soluzione unitaria.

Le lacrime di Federica Mogherini, l’Alto commissario degli Esteri della UE, sono state la rappresentazione plastica, l’altro ieri, dell’impotenza della UE dinnanzi alla sfida del terrorismo. Ieri, un imbufalito Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, in conferenza stampa con il premier francese Manuel Valls, ha attaccato alcuni paesi del Vecchio Continente, che continuano a non condividere lo scambio di informazioni dei rispettivi servizi di intelligence, nonostante da anni sia stato disposto chiaramente in sede unitaria. Lo stesso Valls ha lanciato un appello contro il “buonismo” imperante nella UE contro i terroristi. La sfida lanciata dai jihadisti islamisti nel cuore dell’Europa è stata chiara e non potrà non essere raccolta. Eppure, le istituzioni europee appaiono realmente prossime al collasso, travolte come mai sinora da una crisi d’identità, di popolarità e dalle spinte disgregatrici interne alla UE.

Il collasso dell’Europa partirebbe dalla Brexit

Il rischio più imminente adesso non è solo quello di un altro attacco terroristico, quanto dell’implosione della UE. I sondaggi segnalerebbero che nel Regno Unito, dove il 23 giugno si tiene un referendum per decidere se rimanere nelle istituzioni comunitarie o lasciare dopo 40 anni, sia cresciuta la spinta in favore di una Brexit, in quanto sono aumentai i sudditi di Sua Maestà, che ritengono che l’Europa non abbia alcuna risposta credibile e pronta per difendere la sua sicurezza, avvertita ormai come un’area dalle frontiere aperte e senza alcun controllo. L’uscita eventuale del Regno Unito dalla UE sarebbe in sé già devastante per la credibilità di quest’ultima, ma non è l’unico pericolo che incombe su di essa. A maggior ragione, dopo gli attacchi di lunedì sarà ancora più difficile smistare i profughi in arrivo sul suolo europeo, perché le opinioni pubbliche di quasi tutti gli stati sarebbero fortemente contrarie. Ma senza un coordinamento dell’accoglienza, la Grecia sarebbe abbandonata al suo destino e ciascun paese si regolerebbe come meglio crede, ovvero ripristinando i controlli alle frontiere e cercando di scaricare su qualcun altro il peso degli arrivi.      

Emergenza profughi potrebbe restare senza soluzione

Il ciclone profughi diventerebbe esplosivo, se non si rispettassero gli accordi con la Turchia, che pochi giorni fa ha ottenuto da Bruxelles la promessa di nuovi stanziamenti e, soprattutto, una sorta di scambio “equo”, per cui l’Europa si prenderebbe tanti profughi ammassati alle sue frontiere, quanti Ankara riesce a farne tornare dalla Grecia, dove si dirigono illegalmente. Saltato questo schema, il governo turco non avrebbe alcuna remora nell’incentivare un esodo verso il Vecchio Continente, facendolo collassare. A tutto ciò si sommano i problemi dell’economia, perché la ripresa si sta spegnendo, specie nell’Eurozona, e il malcontento contro quella che viene percepita come “inerzia” dell’Europa davanti alla crisi potrebbe montare sin dai prossimi mesi, mentre la BCE di Mario Draghi si affanna a iniettare liquidità su liquidità sui mercati, senza ricavarci un ragno dal buco.

Rischio disintegrazione UE

Brexit, profughi e crisi sono il mix tossico contro la sopravvivenza dell’Europa. Per questo, serve una reazione a tutto campo e unitaria dei 28 stati della UE, cosa lontana dal verificarsi. Non dimentichiamoci che in tutto questo marasma, due paesi – Spagna e Irlanda – sono senza governo, dopo che le elezioni politiche hanno esitato l’assenza di una chiara maggioranza. Madrid è senza una guida effettiva da ben 3 mesi e potrebbe restare nelle condizioni attuali per altri 3 mesi almeno. A questi aggiungiamo il Portogallo, governato da una coalizione di fortuna e anti-austerity, e la Grecia, sempre sull’orlo di essere spinta fuori dall’euro. Le elezioni regionali in Germania di un paio di domeniche fa hanno ristretto di molto il raggio di azione della cancelliera Angela Merkel proprio sulla questione dei profughi e sulle concessioni ai paesi “spendaccioni” del Sud Europa. Insomma, mai si era avuta una paralisi così evidente delle istituzioni comunitarie da un lato e dei governi nazionali dall’altro. Chissà che sia la paura a ricompattare l’Europa, facendole superare diffidenze e divergenze, ma allo stato attuale appare più plausibile ipotizzare che al prossimo attacco terroristico (Dio non voglia, ma è nel novero delle possibilità), il nostro Continente vada più verso la disgregazione che l’unità.    

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Argomenti: Allarme Terrorismo, Emergenza profughi, Esteri, Politica