Brennero chiuso, minaccia concreta dell’Austria e fine della UE

Volano gli euro-scettici in Austria sull'ondata di protesta contro la gestione fallimentare dell'immigrazione. La UE fa acqua da tutte le parti e il rischio che affondi presto sale vertiginosamente. Il valico del Brennero potrebbe essere chiuso.

di , pubblicato il
Volano gli euro-scettici in Austria sull'ondata di protesta contro la gestione fallimentare dell'immigrazione. La UE fa acqua da tutte le parti e il rischio che affondi presto sale vertiginosamente. Il valico del Brennero potrebbe essere chiuso.

I risultati del primo turno delle elezioni presidenziali in Austria sono un ennesimo colpo contro la UE. Il leader della destra euro-scettica dell’FPOE, Norbert Hofer, ha trionfato con il 35% dei voti, seguito dal leader dei Verdi, Alexander Van der Bellen, arrivato al 21%. Il terzo posto è andato con il 19% all’indipendente Irmgard Griss, mentre ai rappresentati dei due partiti tradizionali, i socialdemocratici e i popolari, sono rimaste le briciole: l’11% ciascuno. E’ stata la fine della politica bipartitica austriaca, che fino ad oggi aveva visto sin dal Secondo Dopoguerra l’alternarsi al potere dei due gruppi, i quali hanno spesso governato insieme per assenza di una maggioranza assoluta dei seggi autonoma. L’exploit della destra che fu di Joerg Haider, morto (misteriosamente?) in un incidente stradale nel 2008, è un messaggio di chiara sfiducia contro la gestione del fenomeno immigrazione e profughi da parte di Bruxelles, incarnata da socialdemocratici e popolari, le espressioni dell’establishment politico europeo.

Chiusura valico Brennero contro emergenza immigrazione

Non è detto che Hofer vincerà al ballottaggio, perché possiamo immaginare come gli altri partiti si coalizzeranno contro la destra “xenofoba” al grido di “al lupo, al lupo”. Ma la sconfitta dell’eurocrazia ci sarà tutta lo stesso, anzi è già avvenuta in dimensioni eclatanti due giorni fa. Passando dalle considerazioni teoriche all’impatto pratico di quanto appena accaduto, lo scenario si fa persino più cupo per la UE. Hofer caldeggia la chiusura del confine italo-austriaco, quello del Brennero, al fine di contenere il flusso di immigrati in fuga verso la Mitteleuropa. Sarebbe un atto esplosivo, perché non solo creerebbe una trappola per i migranti, costretti a rimanere sul nostro territorio, ma danneggerebbe anche gli interscambi commerciali, visto che da questo valico si calcola che ogni anno transitino merci per oltre 140 miliardi di euro.

     

La UE fa acqua da Nord a Sud

Si farebbe presto a dire, però, che sarebbe solo la conseguenza della vittoria degli eredi dei nazisti. Anzitutto, perché è stato il governo attuale, quello frutto dell’alleanza tra socialdemocratici e popolari, ad avere minacciato contro l’Italia la chiusura del Brennero, nel tentativo di recuperare consensi proprio in vista dell’appuntamento di domenica, proposta adesso sposata da Hofer. Inoltre, non dimentichiamoci che il governo dei socialisti francesi, non più tardi di una decina di mesi fa, ci chiuse le frontiere a Ventimiglia, impedendo a migliaia di migranti di attraversare il confine italiano. E l’area Schengen è stata sospesa anche nella democraticissima Scandinavia, dove lo stretto di Oresund è sorvegliato dalle forze di polizia svedesi. Farebbe persino comodo a Bruxelles interpretare l’eventuale chiusura del Brennero per volere di un eventuale presidente dell’estrema destra come l’atto irresponsabile di un leader euro-scettico. Sarebbe la conseguenza tragica di un fallimento europeo avvertibile da mesi.

Contro la UE si rivolta anche il cuore dell’Europa

Soltanto poche settimane fa era arrivato un altro segnale di crescente protesta anche dalla prima economia dell’Eurozona, la Germania, dove gli euro-scettici hanno registrato il boom di preferenze nelle tre regioni al voto. Ovunque si aprano i seggi, il messaggio degli elettori è sempre lo stesso: no a questa Europa. Molto spesso è incarnato da partiti di destra, ma non raramente anche da quelli di sinistra, come in Grecia, Spagna e Portogallo. E un paio di settimane fa, gli olandesi avevano bocciato a larga maggioranza anche il Trattato tra UE e Ucraina, sul timore che si tradurrebbe nell’ingresso di Kiev nella UE e in un conseguente flusso di migranti ucraini verso il resto del Continente. Ignorare tutti questi segnali è stato il suicidio perfetto per Bruxelles, che a questo punto potrebbe non essere più in grado di tenere testa all’ondata di estrema sfiducia montante in ogni angolo d’Europa.

     

Referendum Brexit non darà colpo d grazia, ma agonia c’è

Il colpo di grazia al referendum sulla Brexit nel Regno Unito, in programma il 23 giugno, molto probabilmente non ci sarà. Gli elettori britannici voteranno per restare nella UE, ma non certo perché euro-entusiasti, quanto spaventati dai costi di una separazione. Sarà forse l’unica boccata d’ossigeno per la Commissione europea, che ogni giorno affronta un’emergenza nuova, senza avere risolto quella precedente. Quand’anche gli euro-scettici non riuscissero a prevalere ai ballottaggi in realtà come Austria o Francia (il Fronte Nazionale è qui primo partito, ma per effetto del sistema elettorale non ottiene quasi mai la maggioranza dei seggi in alcuna realtà), la loro netta avanzata ha già avuto l’effetto di snaturare il quadro politico-istituzionale dei paesi in cui hanno successo, costringendo i partiti tradizionali a coalizzarsi in una sorta di fronte in difesa di Bruxelles e lacerando l’opinione pubblica tra sostenitori dello status quo da una parte e della voglia di nuovo e di antagonismo dall’altra. Il voto austriaco è uno schiaffo sonoro all’incompetenza della Commissione, alla leadership incapace della Germania, all’ottusità dei governi nazionali e all’ipocrisia di un progetto europeo, che maschera gli interessi specifici degli stati con un presunto spirito unitario mai esistito, paralizzato ormai da anni proprio dal loro conflitto. Quanto durerà una simile agonia?  

Argomenti: , ,