Senza la cancelliera Merkel, l’Europa non starebbe meglio

La stampa ipotizza che l'era della cancelliera Angela Merkel possa finire presto. Ammesso e non concesso che sia vero, avremmo motivi reali per essere contenti?

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La stampa ipotizza che l'era della cancelliera Angela Merkel possa finire presto. Ammesso e non concesso che sia vero, avremmo motivi reali per essere contenti?

In questi giorni, la stampa tedesca prima e quella estera dopo hanno acceso i fari su quella che potrebbe trasformarsi presto in Germania in una crisi di governo, che culminerebbe con la “cacciata” della cancelliera Angela Merkel per mano del suo stesso partito, la CDU-CSU. Qualche commentatore l’ha dipinto come un destino simile a quello che 25 anni fa, proprio in queste settimane, spettò clamorosamente alla Lady di Ferro, l’ex premier britannico, Margaret Thatcher, costretta alle dimissioni per una rivolta interna al Partito Conservatore. Nei giorni scorsi, la cancelliera avrebbe avuto un incontro con il governatore bavarese e segretario della CSU, il partito gemello della CDU, Horst Seehofer, che le avrebbe “ordinato” di porre fine entro il mese di ottobre al caos immigrazione, scatenato dalla politica dell’accoglienza indiscriminata voluta nelle scorse settimane da Frau Merkel, altrimenti i conservatori della regione si regoleranno di conseguenza.

Germania attonita su rifugiati siriani

Comprensibile lo stato d’animo di quasi tutta la classe dirigente del centro-destra tedesco, quasi scioccata per la svolta pro-immigrati della cancelliera, che sta portando nella sola Baviera 10.000 profughi siriani al giorno. Nemmeno i socialdemocratici avevano anche solo osato immaginato tanto e dal loro punto di vista si sentono persino scavalcati a sinistra dalle azioni di “Mutti” (“mammina”), l’appellativo con cui è nota la cancelliera in Germania. Siamo davvero vicini alla fine dell’era Merkel? E l’Europa, specie il nucleo appartenente all’unione monetaria, avrebbe nel caso motivo di gioire?    

Leadership Merkel ancora fortissima

Iniziamo con la prima domanda: malgrado lo shock dei tedeschi, che in 3 mesi hanno dovuto ingoiare i rospi amari del terzo salvataggio della Grecia e dell’accoglienza senza se e senza ma dei rifugiati siriani, Frau Merkel resta il leader politico più popolare in Germania.

Tra i socialdemocratici, i cui consensi sarebbero di almeno 15-16 punti percentuali più bassi di quelli della CDU-CSU, nessuno sarebbe in grado di batterla, non certo il vice-cancelliere Sigmar Gabriel. Nemmeno dentro al suo stesso partito la cancelliera avrebbe rivali temibili, anche se la figura del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, sarebbe considerata un’ipotesi di successione non peregrina. Alla sua destra, gli euro-scettici di Alternativa per la Germania (AfD) restano confinati a qualche successo locale, ma sul piano nazionale supererebbero appena lo sbarramento del 5% per entrare al Bundestag. In sintesi, non ci sarebbero motivi di reale preoccupazione per la Merkel.

Rigore fiscale e monetario uniche soluzioni per sopravvivenza euro

Ma ammesso che rischi davvero, i partner europei avrebbero ben poco da gioire. Piaccia o meno ammetterlo, la cancelliera ha dovuto giocare nell’Europa di questi anni l’unico ruolo che si richiedeva alla Germania, quello della leadership, in assenza di istituzioni comunitarie forti, autorevoli e credibili e di paesi politicamente altrettanto solidi come Berlino. La Merkel ha utilizzato la leadership tedesca, costruita man mano e non senza tentennamenti ed errori, per guidare l’Eurozona, in particolare, verso l’unica direzione possibile e compatibile con la sopravvivenza dell’euro e della stessa UE: la politica della disciplina. Ha cercato, in altri termini, di indirizzare i governi verso politiche del rigore fiscale da una parte, frenando sulle richieste “improprie” di stimoli monetari alla BCE dall’altra, facendo leva sulla necessità di riforme strutturali, in modo da incentivare la crescita delle economie dell’area, tramite recuperi di produttività e competitività.      

Austerità Eurozona necessaria

E’ stata accusata di avere sacrificato considerazioni di natura sociale e di avere imposto una ricetta germanica per tutti, quella dell’austerità; ma cos’altro avrebbe dovuto fare? Il debito pubblico nell’Eurozona è passato già dal 66% del pil del 2007 (ultimo anno prima della crisi) a più del 92% odierno.

E questo, nonostante le politiche fiscali prudenti impartite dalla Commissione europea in questi anni. Considerando che l’austerità ha iniziato realmente ad essere somministrata dal 2011, essa non può essere accusata di essere la causa stessa dell’aumento del debito, perché alla fine del 2010, il debito pubblico dell’Eurozona risultava già salito all’84% del pil.

Da stimoli BCE a salvataggio Grecia, Merkel ha permesso tutto

La cancelliera ha nei fatti assecondato pure gli stimoli della BCE, ovvero l’azzeramento dei tassi, l’erogazione di oltre 1.500 miliardi di euro a tassi nulli o quasi alle banche dell’Eurozona, nonché l’acquisto di titoli di stato e obbligazioni private per 1.140 miliardi. Anche sul fronte monetario si è fatto, quindi, moltissimo per combattere la crisi del debito sovrano e per stimolare l’inflazione e la crescita economica. E’ stata oggetto di accuse al vetriolo per il suo comportamento nella vicenda greca, ma dimentichiamo che la Germania è il primo creditore di Atene, alla quale sono stati assicurati in 5 anni e mezzo aiuti per complessivi circa 330 miliardi, quasi il doppio del pil ellenico attuale, concedendo interessi infimi sui prestiti, un periodo di grazia decennale e scadenze lunghissime, e i tedeschi sono disposti ad accettare una ristrutturazione del debito ellenico. In cambio, ha preteso con atteggiamento ferreo l’applicazione delle condizioni annesse ai 3 bailout e la gran parte delle quali sinora disattesa.      

E se Frau Merkel andasse via oggi?

Immaginiamo che domani ci svegliassimo senza la Merkel cancelliera e che al suo posto ci fosse un leader molto più “benevolo” e accondiscendente con i partner europei. Ammettiamo che la Commissione europea cambiasse di riflesso atteggiamento e allentasse la presa sul rigore dei conti pubblici. I governi inizierebbero ad aumentare la spesa pubblica, rinvierebbero le riforme più impopolari a tempi migliori, pretenderebbero dalla BCE ancora più stimoli. Risultato: il deficit esploderebbe, così come il debito, la crescita potenziale di medio-lungo termine si ridurrebbe.

I mercati fuggirebbero dall’Eurozona, sia per l’avvertito maggiore rischio sovrano, sia per l’assenza di una leadership credibile e i rendimenti dei bond tornerebbero a salire, gravando sulle tasche dei contribuenti europei, costretti a fare più sacrifici di prima, non meno. Nel mirino degli  investitori ci sarebbero proprio i paesi più indebitati come l’Italia e potenzialmente tornerebbe l’incubo del 2011-’12. Mettiamola così: Frau Merkel è come un insegnante severa, che agli occhi del preside tiene ordinata la sua classe di scolari, tale per cui riscuote la sua fiducia. Se al suo posto arrivasse qualche docente più malleabile, state certi che la classe sarebbe più soggetta a controlli esterni e alla fine sarà costretta a tenere un atteggiamento ancora più rigoroso di quello precedente.  

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