Disgregazione UE iniziata, ecco i prossimi terremoti

L'Unione Europea si sta disgregando. Oggi è arrivato solo il primo terremoto, ma la scossa durerà a lungo e ci saranno diversi epicentri.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Unione Europea si sta disgregando. Oggi è arrivato solo il primo terremoto, ma la scossa durerà a lungo e ci saranno diversi epicentri.

Con i risultati shock del referendum sulla Brexit nel Regno Unito, possiamo dichiarare la UE, se non ufficialmente morta, certamente agonizzante. Anche se Bruxelles l’avesse scampata in queste ore, la crisi politica al suo interno sarebbe stata ugualmente forte, ma certo non così grave come si sta palesando. A questo punto, la costruzione europea è fallita. Non solo si ha un precedente assai grave di uno stato membro, che fa le valigie e decide di andare via, ma esso potrebbe essere solo l’inizio di un cammino di contrapposizione tra diversi paesi e i commissari.

Il trionfo del fronte euro-scettico trasversale a Londra (comprende sia conservatori che laburisti) sarà un tonificante per tutte le forze politiche contrarie alla UE negli altri stati, ad iniziare da Francia e Italia, dove il malcontento sociale è altissimo e il risentimento contro i “burocrati” di Bruxelles raggiunge vette senza precedenti.

Crisi UE, prossimi terremoti in Francia, Italia

Tra pochi mesi, il governo Renzi sfiderà le opposizioni e parte del suo stesso partito al referendum costituzionale sulle riforme istituzionali. In quella sede, potrebbe essere battuto e rispedito a casa. Proprio il clima anti-establishment rinvigoritosi con la Brexit potrebbe contribuire a questo risultato, con la conseguenza che l’unico partito schiettamente schierato con le posizioni di Bruxelles, il PD, rischia di essere demolito, dopo avere già subito una dura sconfitta alle ultime elezioni amministrative.

In Francia, tra meno di un anno si vota per le elezioni presidenziali, dove il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, che chiede un simile referendum sulla permanenza nella UE, è dato in testa da tutti i sondaggi al primo turno. Al ballottaggio, salvo sorprese, la dama nera ci andrebbe con il candidato della destra neo-gollista, ma sarebbe quasi certamente battuta. Questo, sino ad oggi. E se il clima euro-scettico la avvantaggiasse? In ogni caso, i socialisti assisterebbero alla sfida finale dall’esterno, come già accaduto nel 2002, segno di una crisi politica del sistema partitico tradizionale transalpino.

 

 

 

Elezioni Spagna nuovo caso da domenica

Attenzione, perché in Germania si vota qualche mese dopo e anche qui gli euro-scettici sono dati in forte crescita nei sondaggi, avendo già conquistato posizioni notevoli alle ultime elezioni regionali. Se “rubassero” al centro-destra della cancelliera Angela Merkel sufficienti voti per impedirle di governare da sola, sarebbe obbligatoria una riedizione dell’alleanza con i socialdemocratici, la terza in appena 12 anni, il che sarebbe sintomatico di una patologia ormai del sistema politico tedesco.

Ma prima di guardare al futuro, pensiamo al presente. Domenica si vota in Spagna, dove gli anti-UE di Podemos sono dati intorno al 25% dei consensi, a pochi punti di distanza dai conservatori del premier Mariano Raoy, scavalcando i socialisti del Psoe. Se nemmeno stavolta, come accaduto con il rinnovo del Parlamento il 20 dicembre scorso, nessun partito otterrà la maggioranza assoluta dei seggi, il rischio caos sarà all’ordine del giorno, ma a differenza della tornata precedente, la sinistra radicale anti-austerità potrebbe ricercare un’alleanza con i socialisti, in grado di sfiorare la maggioranza assoluta e di formare un governo.

A quel punto, Bruxelles si ritroverebbe di fatto con Londra già con un piede fuori dalla UE, la quarta economia dell’Eurozona in mano a un governo contrario alla Commissione europea, l’Italia con un governo filo-UE indebolito dalle recenti urne e la Francia in clima pre-elettorale, dove nemmeno il candidato potenzialmente vincitore, quello della destra, si spenderà pubblicamente per difendere il progetto europeo.

 

 

 

Integrazione europea finita

Senza contare che in Olanda, la destra di Geert Wilders scalpiterà per chiedere un referendum simile a quello britannico, che un forte malcontento si registra anche in Svezia, dove la destra euro-scettica viaggia ormai su percentuali notevoli, così come in Polonia, Ungheria, Austria e Finlandia si respira un’aria affatto favorevole a Bruxelles.

Questa Europa, così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 25 anni, è fallita. E’ stata rigettata a ogni votazione possibile e adesso serve solo prenderne atto. Se sia tardi per farlo è probabile, che sia obbligatorio un esercizio di forte rimessa in discussione dei pilastri che reggono la casa europea è certo.

La settimana scorsa, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, nel commentare i possibili esiti del referendum sulla Brexit, ha avvertito che non avrebbe replicato a un’eventuale vittoria dei “Leave” con un comunicato congiunto con la Francia, teso a richiedere una maggiore integrazione e un’ulteriore cessione di sovranità nazionale. “Significherebbe non aver capito cosa vogliano i popoli”, aveva dichiarato. In effetti, il risultato di queste ore tutto avallerà, tranne che un’ulteriore integrazione politica tra gli stati membri.

 

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Argomenti: Esteri, Politica, Spagna e caos politico

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