La Germania di Frau Merkel è stata accerchiata a sud e a est

Europa collassata ad est: anche Praga volta le spalle ai commissari UE e la leadership di Frau Merkel è praticamente finita.

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Europa collassata ad est: anche Praga volta le spalle ai commissari UE e la leadership di Frau Merkel è praticamente finita.

E Andrej Babis sarà il nuovo premier della Repubblica Ceca. Il “Donald Trump” dell’Europa dell’est, come viene definito dai media internazionali, ha riscosso con la sua ANO (Azione per i Cittadini Insoddisfatti) quasi il 30% dei consensi alle elezioni politiche anticipate di venerdì e sabato scorsi, ottenendo 78 seggi su 200. Al secondo posto, ma con meno della metà dei voti e 25 seggi,  gli euro-scettici di Democratici Civici, i quali si sono impegnati a contrastare l’ingresso di Praga nell’Eurozona, seguiti dai protestatari di Pirati con 22 seggi, gli stessi che avrà nel prossimo Parlamento il partito anti-islamico SPD, favorevole a un referendum per chiedere l’uscita dalla UE. Per trovare un partito di sinistra, dobbiamo scorrere i risultati fino al quinto posto con i comunisti a 15 seggi, uguali a quelli ottenuti dai socialdemocratici al governo. Seguono i moderati del centro-destra, i Cristiano Democratici, con 10 seggi.

Dunque, il leader che l’Europa considera un “euro-scettico”, l’ex ministro delle Finanze Babis, sarà tra gli esponenti politici più pragmatici nella nuova legislatura, un fatto che la direbbe lunga sull’appeal della UE nell’Europa dell’est. I risultati cechi sono eclatanti: gli euro-scettici hanno nel loro complesso ben oltre la metà dei seggi, mentre i partiti di sinistra ne ottengono meno di un sesto. (Leggi anche: L’Europa dell’est piccona la UE: anche cechi contro Bruxelles con Babis)

Germania accerchiata dagli euro-scettici

Soltanto la domenica precedente, l’Austria aveva assegnato la vittoria ai popolari di Sebastian Kurz su un programma di chiusura delle frontiere verso l’immigrazione clandestina e i profughi e di rivendicazione di maggiori poteri nei confronti di Bruxelles. Adesso, il grosso dell’Europa dell’est è nelle mani di governi esplicitamente o tendenzialmente euro-scettici: Polonia, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca. Si tratta del cosiddetto “gruppo di Visegrad”, che avrebbe creato un blocco a sé in seno alla UE, nel tentativo di fare asse su tematiche specifiche e che stanno a cuore alle capitali orientali. (Leggi anche: L’Austria di Kurz metterà pressione alla UE con l’asse Vienna-Budapest)

Il primo riguarda proprio la gestione dell’emergenza migranti. Babis è contrario alla politica delle quote, ovvero alla redistribuzione del numero degli immigrati tra i vari stati comunitari, aggiungendo la propria voce a quella dell’ungherese Viktor Orban, del nuovo premier austriaco e della premier polacca Beata Szydlo. Un guaio per Italia e Grecia, stati di approdo dei migranti, i quali confidano, invece, proprio nell’attuazione del piano di smistamento per alleggerire la pressione nei rispettivi centri di accoglienza, nonché sul piano politico. La Germania è l’unico paese ad avere offerto un contributo concreto e unilateralmente sul punto, lasciando entrare tra il 2015 e il 2016 ben 800.000 tra profughi e immigrati, anche se con conseguenze politiche dirompenti per la cancelliera Angela Merkel, che un mese fa ha incassato il peggiore risultato per il suo partito dal 1949, condannata dagli elettori tedeschi a formare un governo a tre con liberali e Verdi in un’inedita maggioranza federale pasticciata e confusa.

Leadership Merkel sempre più debole

Se la leadership in Europa della cancelliera è uscita azzoppata dalle urne tedesche, nelle ultime settimane è stata ulteriormente indebolita dai voti di Vienna e Praga, perché attorno alla Germania si è creato una sorta di cordone anti-merkeliano, che potrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi con il voto italiano. E non sarà solo il capitolo immigrazione a risentirne, bensì pure la cosiddetta “Europa a due velocità”, espressione gentile utilizzata dall’asse franco-tedesco e appoggiata dal governo di Roma per indicare una integrazione politica ulteriore tra gli stati che ci stanno, facendo rimanere fuori, ma sempre ben all’interno della UE, tutti gli altri. Il blocco di Visegrad è contrario a un simile scenario, temendo che nei fatti Berlino voglia creare una sorta di super-UE “ad excludendum”.

Anche l’euro subirà una frenata nel suo processo di allargamento rispetto alle 19 economie che lo adottano attualmente. La sua spinta ad est sembra essersi momentaneamente esaurita. Come farà una Merkel debole a rilanciare la sua agenda per l’Europa non è facile capirlo. L’asse con il presidente francese Emmanuel Macron è percorribile solo fino a un certo punto, essendo i liberali tedeschi contrari all’intesa con Parigi su una maggiore integrazione nell’Eurozona. In sintesi, ci troviamo con una UE dal “core” senza una leadership forte e con un blocco dell’est politicamente omogeneo e ostile all’Europa dei commissari. In attesa di un probabile altro brutto colpo italiano per le istituzioni comunitarie. (Leggi anche: E se presto la Merkel fosse costretta alle dimissioni?)

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