L’Europa darà 4 mesi di tempo al governo Renzi su deficit e riforme, ecco cosa rischiamo

La Commissione europea sarebbe orientata a concedere solo altri 4 mesi di tempo all'Italia, che in primavera dovrà dimostrare di avere varato le riforme e di avere iniziato a mettere a posto i conti pubblici. I rischi sul piano politico sono alti per il governo Renzi.

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La Commissione europea dovrebbe emettere la sua sentenza sulle leggi di bilancio degli stati dell’Eurozona alla fine di questa settimana, anche se si vocifera di un nuovo possibile rinvio. Stando alle indiscrezioni, che sembrano fatte filtrare apposta da Bruxelles, quasi come una sorta di avvertimento ai governi, i commissari sarebbero orientati a chiedere alla Francia riforme immediate e un aggiustamento dei conti pubblici, in linea con gli impegni assunti con l’Europa. Il commissario all’Economia e allo Sviluppo Digitale, il tedesco Guenther Oettinger, non ha nascosto, infatti, il suo fastidio per quello che ha definito un “paese in deficit recidivo”. L’Italia sarebbe rinviata a marzo, mese entro il quale dovrà dimostrare di avere fatto almeno alcune riforme strutturali e di avere messo i nostri conti pubblici in carreggiata. Bruxelles è preoccupata dal crescente debito pubblico, che continua a lievitare anche per effetto della contrazione del pil. Paradosso vuole, però, che se la nostra economia dovesse uscire dalla recessione, nei prossimi mesi, il governo avrebbe più difficoltà a giustificare gli scarsi risultati ottenuti sul fronte del risanamento, venendo meno la scusante della crisi.   APPROFONDISCI – La crisi del debito privato in Italia. Vediamo perché i consumi non ripartono   Sarebbe esclusa, però, la possibile richiesta al nostro paese di interventi correttivi, ossia di maggiori tagli alla spesa pubblica, dopo la riduzione dello 0,3% tra deficit e pil “strappata” nelle scorse settimane, quando il governo Renzi aveva offerto un calo solamente dello 0,1%, proprio in virtù della recessione ancora in corso, sebbene il nostro paese si fosse impegnato a tagliare dello 0,7% per l’anno in corso e nel 2015, cosa che non è avvenuta e che continua a non essere adempiuta.

Le pagelle di marzo

Se a marzo, quando la UE avrà le nuove stime sul pil, la disoccupazione e l’inflazione, la situazione dell’Italia non dovesse migliorare e al contempo il governo non dimostrasse di avere varato e fatto approvare dal Parlamento alcune riforme per sostenere la crescita, si aprirebbe una probabile procedura d’infrazione contro di essa per debito eccessivo, anche se a quel punto, il vero problema sarebbe politico e non formale.

  APPROFONDISCI – La lunga crisi dell’Italia: deflazione confermata e alta disoccupazione almeno fino al 2020     Considerando che ad oggi nessuna sanzione sia stata comminata ad alcun paese membro, che essa arriverebbe dopo un paio di richiami rimasti del tutto disattesi e che la stessa sanzione non avrebbe effetti concreti così dirompenti, pesando per lo 0,2% fisso del pil, il rischio che si corre è di imbattersi in una nuova sfiducia dei mercati finanziari e nella perdita di credibilità e di potere contrattuale del nostro governo verso la Commissione e i partner europei. Anche perché da gennaio non saremo più presidenti di turno della UE, cosa che ha sinora evitato che la Germania ci attaccasse a testa bassa. Lo stesso Mario Draghi, poi, intende sì varare nuovi stimoli monetari e gli acquisti di titoli di stato così invisi ai tedeschi, ma urterebbe la suscettibilità di Berlino solo dietro l’attuazione di riforme da parte di Italia e Francia. Dato il clima politico all’orizzonte tempestoso a Roma, saranno 4 mesi difficili per il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.   APPROFONDISCI – Debito pubblico, deficit e crescita: cocktail micidiale per il governo Renzi Il terrore dell’economia, ecco quando Renzi andrebbe al voto  

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