L’Europa cerca di liberarsi dalla morsa delle agenzie di rating

Articolo di Der Spiegel sulle cosiddette "Big Three", in grado di determinare il destino di interi paesi, e sui tentativi dei politici europei di creare un'alternativa.

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Articolo di Der Spiegel sulle cosiddette

Agenzie di rating sotto accusa

di David Bocking – Per quanto possa sembrare strano, ci sono ancora agenzie che danno un rating superiore ai titoli Greci. La tedesca Euler Hermes attualmente dà al paese del Mediterraneo il rating massimo AA, considerandolo “occasione di business molto forte”.

E non c’è dubbio che Euler Hermes sia affidabile. E’ stata la prima agenzia di rating ad applicare ufficialmente le più severe normative europee per l’industria che sono state introdotte alla fine del 2010.

LO “STRANO” RATING DELLA GRECIA – C’è un fatto: il buon rating per la Grecia non è legato al merito di credito dello Stato, ma a quello delle società greche. Quando si tratta di titoli di rating sovrano, la valutazione è ancora fatta quasi esclusivamente dalle tre principali agenzie di rating – Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – note come le Big Three.

I politici europei da tempo vogliono cambiare questo stato di cose, e ci sono state ripetute richieste di istituire un’agenzia indipendente di rating europea. Ora l’Unione europea sta lavorando a questa proposta.

DOWNGRADED – L’influenza delle Big Three è dimostrata dalla accalorata reazione all’annuncio di Standard & Poor’s all’inizio di questa settimana di voler classificare una prevista ristrutturazione del debito greco come default. La decisione ha messo in dubbio le prospettive di un complesso piano di partecipazione dei creditori privati al nuovo pacchetto di salvataggio per la Grecia.

Il futuro del Portogallo appare meno sicuro dopo che Moody’s ha declassato il suo debito a junk, martedì, avvertendo che il paese potrebbe aver bisogno di un secondo piano di salvataggio prima di poter tornare sul mercato dei capitali. La mossa potrebbe significare che il Portogallo dovrà pagare un premio più elevato per attirare acquirenti per il suo debito.

Ma perché i politici europei e gli investitori sono ancora così dipendenti dalle opinioni di tre società private con sede a New York e Londra? Dopo tutto, le Big Three sono state oggetto di critiche di massa a seguito della crisi finanziaria 2007-2008, perché nel periodo precedente la crisi avevano classificato con i migliori rating dei prodotti finanziari ad alto rischio. Da allora, i politici hanno più volte chiesto delle misure per frenare il potere delle agenzie. Di recente, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha commentato, in relazione all’annuncio di Standard & Poor’s: “Per quanto riguarda la questione delle agenzie di rating, penso che sia importante che noi non permettiamo ad altri di sottrarci la capacità di esprimere giudizi”.

DAI POLITICI SINORA SOLO RETORICA MA NESSUNA AZIONE – Ma finora la retorica dei politici ha prodotto pochi risultati visibili. Una delle ragioni è che gli stessi politici sono in parte responsabili per il caos del rating di cui si lamentano.
Per decenni, le agenzie hanno attribuito la valutazione del merito creditizio, non solo ad aziende e prodotti finanziari, ma anche ai paesi, dando loro un rating dal superiore AAA a D per default. Ora che è l’Europa ad essere in preda a una crisi del debito, invece che l’Asia o il Sud America, i governi del continente sentono il potere delle agenzie di rating come mai prima. Le agenzie possono decidere se il debito di un paese è degno di investimento o meno, e hanno il potere di vita o di morte su interi stati.

 

IL TRATTAMENTO PREFERENZIALE DELLE AGENZIE NEI CONFRONTI DEGLI USA – Il rating delle Big Three non è solo stato oggetto di critiche a causa del loro fallimento durante la crisi finanziaria. Molti osservatori accusano le agenzie di un trattamento preferenziale nei confronti del loro paese d’origine. “Nessuno può spiegare perché molti paesi dell’UE hanno un rating peggiore degli USA, altamente indebitati” dice Sven Giegold, portavoce finanziario per il partito dei Verdi al Parlamento europeo.
I governi europei hanno infatti reagito alle critiche della agenzie di rating. “I politici sono stati relativamente attivi in questo senso”, dice Brigitte Haar, esperta in diritto commerciale presso l’Università Goethe di Francoforte. Durante la crisi, le normative europee sulle agenzie di rating sono state rafforzate. Dall’inizio del 2011, la nuova European Securities and Markets Authority (ESMA) ha disciplinano la loro attività.
Ulteriori prove del fatto che sta crescendo la pressione sulle agenzie americane si sono viste lunedì, quando il regolatore del mercato mobiliare italiano, la Consob, ha convocato un rappresentante della Standard & Poor’s per spiegare i suoi avvertimenti di un possibile downgrade sul debito del paese. L’agenzia avrebbe dovuto spiegare perché aveva valutato negativamente un programma di austerità ancora prima che i dettagli del pacchetto fossero resi noti. L’ESMA ha addirittura minacciato di ritirare la licenza europea alle agenzie degli Stati Uniti, se non rispettano le nuove normative europee.
Ma questi gesti non fanno dimenticare che i politici sono in parte responsabili del problema. Dopo tutto, le agenzie di rating non hanno costretto nessuno a prendere il loro rating come vangelo. Stanno semplicemente facendo il loro lavoro. Tuttavia, i riferimenti ai rating sono stati incorporati in molte leggi, anche in attuazione delle direttive UE sulle linee guida di Basilea II sui requisiti patrimoniali delle banche, e in Solvency II, i regolamenti aggiornati per le imprese di assicurazione operanti nella UE. “I politici hanno sancito il potere delle agenzie di rating nella legge”, dice il parlamentare europeo Sven Giegold.
Ma ci sono anche ragioni pratiche perché i politici e gli investitori ripongono la loro fiducia nelle Big Three: esse coprono quasi il 95 per cento del mercato, i loro sistemi di rating sono stati stabiliti da decenni e i rispettivi sistemi sono molto simili. L’esperta legale Brigitte Haar sostiene che il passaggio a nuove agenzie rivali è poco attraente per gli investitori, in quanto potrebbero fare valutazioni diverse difficili da confrontare. Inoltre, c’è il rischio di un “rating’s shopping”, dove gli operatori del mercato sceglierebbero l’agenzia con il rating più generoso. “Non c’è via d’uscita alla situazione attuale” afferma Haar.


SPEZZARE IL POTERE DELLE AGENZIE DI RATING USA; UNA AGENZIA DI RATING EUROPEA – I politici, invece, sono più fiduciosi sulla loro capacità di spezzare il potere delle Big Three. L’idea di una nuova agenzia di rating europea era già quotata durante le prime fasi della crisi dell’euro. In Germania, la proposta è supportata da tutti gli schieramenti politici, compresi i Verdi, l’ex presidente tedesco Horst Köhler, che appartiene all’Unione cristiano-democratici della Merkel, l’ex capo del business-friendly Free Democrats (FDP), e l’attuale Ministro degli Esteri, Guido Westerwelle.
I politici hanno ripetutamente sottolineato che l’agenzia deve essere indipendente, ma non è chiaro chi dovrebbe garantire questa indipendenza. La crisi dell’euro in corso ha mostrato che anche la potente Banca Centrale Europea è pronta a cedere alle pressioni politiche e a sacrificare i suoi principi, se necessario. Molti osservatori hanno sostenuto che la BCE ha perso la sua indipendenza, quando ha cominciato a comprare le obbligazioni di debito dei membri in crisi della zona euro su scala massiccia.
Wolf Klinz, membro del Parlamento Europeo per il FDP, crede di aver trovato la soluzione. Egli propone che la nuova agenzia di rating europea sia impostata come una fondazione, il che dovrebbe garantire la sua indipendenza finanziaria e politica. Klinz ha presentato l’idea alla fine dell’anno scorso per conto dell’Economic and Monetary Affairs Committee del Parlamento europeo.
La Commissione europea, l’esecutivo dell’UE, ora vuole rispondere con una propria proposta in autunno.


MEGLIO UNA RETE EUROPEA DI AGENZIE DI RATING – I membri del Parlamento europeo che stanno spingendo per una agenzia europea non vogliono una quarta agenzia di rating gigante in aggiunta alle Big Three. Al contrario, vogliono stabilire una rete europea di agenzie di rating. Al fine di garantire una sufficiente domanda per i loro servizi, l’UE potrebbe prevedere che gli strumenti finanziari strutturati abbiano bisogno di avere valutazioni da due agenzie, piuttosto che da una sola.
Resta la questione se le agenzie europee potrebbero anche giudicare l’affidabilità creditizia di interi paesi nel prossimo futuro. Al momento sembra improbabile. Euler Hermes, per esempio, ha già annunciato che continuerà a limitare la propria attività alle aziende, in parte a causa degli elevati rischi di responsabilità. Allo stesso modo, i piani della francese Coface di emettere suoi propri rating sono stati abbandonati, almeno per il momento. “In Europa non vedo alcun potenziale concorrente in attesa dietro le quinte”, commenta Brigitte Haar della Goethe University.
Il politico del FDP Wolf Klinz ritiene, tuttavia, che le agenzie di rating sono effettivamente necessarie solo per la valutazione dei prodotti finanziari. “Quando si tratta di debito nazionale, non abbiamo bisogno di agenzie” dice. Dopo tutto, egli sostiene, tutti i dati importanti sul debito di un paese sono pubblicamente disponibili da fonti quali l’OCSE, il Fondo Monetario Internazionale o la rispettiva Banca Centrale. I grandi investitori possono quindi facilmente valutare la salute finanziaria del paese da soli, sostiene.
Sven Giegold del partito dei Verdi ritiene che sarebbe facile per i paesi europei ottenere una maggiore indipendenza dalle agenzie di rating. Per esempio, la direttiva Solvibilità II sul settore dell’assicurazione, potrebbe semplicemente essere sospesa, sostiene. “Questo metterebbe al sicuro tutte le compagnie di assicurazione da questo sistema fatale.”
Sembra inoltre che la Banca Centrale Europea potrebbe presto decidere di avere più fiducia nelle sue proprie opinioni. In precedenza, la BCE aveva detto che non avrebbe accettato in garanzia titoli di stato greci se a questi veniva assegnato un rating di “default” da parte delle agenzie. Secondo un rapporto del Financial Times, i banchieri centrali ora sono pronti a continuare ad accettare i bonds anche se tutte e tre le principali agenzie li classificano default.
In effetti, ciò significherebbe considerare il peggior rating come una semplice indicazione. Fino a quando non vi è alcuna alternativa praticabile alle Big Three, molti europei considerano che questo sia l’approccio migliore.

 

Credits
Articolo originale: Europe Seeks to Free Itself from Rating Agencies’ Grip

Sito web: Der Spiegel

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Argomenti: Visti dall`estero

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