L’Europa allenterà l’austerity grazie a trucchi contabili?

La Commissione studia una revisione del metodo calcolo deficit strutturali per paesi con alti tassi di disoccupazione. E' la via europea per uscire dal vicolo cieco dell'austerità senza crescita? Beffa per l'Italia, esclusa dai potenziali benefici

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I funzionari della Commissione Europea potrebbero presto chiudere un occhio sul rapporto tra deficit strutturale (al netto delle variabili congiunturali) e pil, mettendo mano ai criteri di calcolo per i paesi con alti tassi di disoccupazione. Stando all’indiscrezione riportata da Associated Press, il nuovo metodo favorirebbe soprattutto la Spagna e, in misura minore, anche Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro.

L’allentamento della morsa deriverebbe dal diverso metodo di calcolo della differenza tra crescita strutturale e quella potenziale. Un modo per dare un pò di ossigeno alle economie periferiche, alle prese con molte più difficoltà del previsto per raggiungere l’equilibrio di bilancio, a causa di una recessione più dura delle stime iniziali.

Se la Grecia avrà bisogno di aiuti per altri 11 miliardi almeno, è di oggi la notizia che Dublino potrebbe vedersi costretta a non allentare l’austerità, a causa di un tasso di crescita inferiore alle previsioni, mentre quasi certamente il Portogallo avrà bisogno di una revisione al piano di aiuti in scadenza nel 2014 e la Spagna non raggiungerà gli obiettivi fiscali concordati. Solo per rimanere tra i Pigs.

 

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La beffa, tuttavia, potrebbe arrivare per l’Italia. Tutti i paesi che abbiamo citato presentano deficit sopra il 3%, trovandosi ancora sottoposti alla procedura d’infrazione, mentre l’Italia, essendone uscita, difficilmente potrà ricevere il placet europeo a un qualche margine di manovra sui conti, come sta facendo intendere la Commissione, che anche oggi ha ribadito a Roma che un deficit al 3,1% non sarebbe la stessa cosa di uno al 3%. Lo stesso aveva fatto martedì Olli Rehn, il commissario agli Affari monetari, che aveva intimato al ministro Saccomanni di non sforare in alcun modo.

 

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In sostanza, l’unico paese a non ricevere alcun beneficio dalla modifica dei calcoli sul deficit sarebbe il più virtuoso tra i Piigs, alle prese, però, con una dura recessione (quarto anno dal 2008 incluso) e con una disoccupazione al 12%, sebbene in linea con i livelli medi europei.

Certo, non aiuta la confusione di cifre che regna a Roma, che impegnatasi formalmente a mantenere il deficit al 2,9% per quest’anno, ha ammesso nella mattinata di oggi che al momento sarebbe del 3,1%, salvo non indicare una via per evitare di sforare. L’ennesima dimostrazione di come una politica debole ci stia facendo perdere un altro treno in Europa.

 

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