Il cambio dell’euro resta forte, Mario Draghi sta perdendo i super-poteri

Il cambio tra euro e le altre valute resta ancora forte. Mario Draghi è sempre meno super-eroe?

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Il cambio tra euro e le altre valute resta ancora forte. Mario Draghi è sempre meno super-eroe?

Gli stimoli di “Super Mario” non hanno portato grandi benefici al cambio tra l’euro e le altre principali divise del pianeta. L’obiettivo intermedio mai dichiarato, ma da sempre noto, della BCE è stato e resta l’indebolimento della moneta unica, al fine di sostenere da un lato la ripresa dell’economia nell’Eurozona tramite le esportazioni, dall’altro di aumentare il costo dei beni importati, facendo risalire l’inflazione al target di quasi il 2%. Eppure, i risultati appaiono deludenti negli ultimi mesi. Dall’inizio dell’anno, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 2,5% all’attuale livello di 1,1158. Vero è che all’inizio del 2015, esso si attestava ancora a 1,21, ma il raggiungimento della parità, che in cuor suo il governatore sperava fosse alla portata, sembra un obiettivo sempre più lontano.

BCE neutralizzata dalle principali banche centrali

Contro la sterlina inglese va anche peggio (dovremmo dire “meglio”, se ragionassimo senza un secondo fine): la moneta unica si è apprezzata dall’1 gennaio del 7,7%, ma in questo caso pesano per lo più le vicissitudini relative alla Brexit, ovvero all’ipotesi che il Regno Unito si stacchi dalla UE, in seguito al referendum del 23 giugno convocato allo scopo. La fortuna non c’è neppure contro il franco svizzero, che seppur di mezzo punto percentuale, cede anch’esso contro l’euro, segno che il trend rialzista della valuta elvetica sembra essersi arrestato a colpi di tassi negativi e di interventi della SNB sul mercato dei cambi, lasciando il posto a una stabilizzazione. Non per questo il governatore Thomas Jordan continua a giudicare”sopravvalutato” il franco.      

Aiuto forse da valute emergenti

Spostandoci nel Nord Europa, scopriamo che l’euro rosicchia quasi un punto percentuale alla corona svedese, mentre perde l’1,2% contro quella norvegese. Cede quasi il 2% anche contro il dollaro canadese, ma in questo caso si faccia presente che su base annua guadagna ancora l’8%. In realtà, l’unico vero cedimento lo realizza contro lo yen, che guadagna oltre il 4%, tanto che la Bank of Japan ipotizza di varare nuovi stimoli per indebolire il cambio verso le principali valute del pianeta. Una mano di aiuto ce la potrebbero dare paradossalmente le valute emergenti, che dopo essere state investite da una bufera finanziaria con l’avvio della stretta monetaria negli USA e il tracollo dei prezzi delle materie prime, adesso stanno lentamente vedendo un po’ di luce, anche se la situazione resta ancora abbastanza diversificata. Il bilancio è sempre positivo contro la lira turca, contro cui l’euro guadagna quasi l’1% dall’inizio dell’anno, mentre contro il rublo perde al momento il 3,7%, dopo il rally delle ultime settimane della valuta russa. Certo, il peso di queste divise negli scambi con l’Eurozona non è granché, si sicuro non tale da potere bilanciare una variazione sfavorevole del cambio euro-dollaro o di altre valute principali. Maggiore è, invece, il peso dello yuan, che la BCE stima superiore a quello dello stesso dollaro per volumi di traffico degli scambi con l’unione monetaria. Peccato, però, che la Cina lo abbia svalutato negli ultimi mesi, tanto che dall’1 gennaio scorso perde il 2,7% contro l’euro. Mario Draghi sarà pure un mito, ma a quanto pare nel mondo esistono altri “super-eroi” in grado di contrastarlo.      

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