L’euro non va alla guerra valutaria. Tasso cambio non riguarda Bce

L'Euro si apprezza del 10% sul dollaro e anche lo yen è svalutato. Hollande sollecita una politica del cambio ma Draghi continua a frenare: la Bce non può svalutare

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Euro si apprezza del 10% sul dollaro e anche lo yen è svalutato. Hollande sollecita una politica del cambio ma Draghi continua a frenare: la Bce non può svalutare

Non sarebbe in corso alcun conflitto tra valute. Lo ha assicurato il governatore della BCE, Mario Draghi, il quale ha risposto così alle diverse sollecitazioni venute in questi giorni, soprattutto, dalla Francia, con il presidente François Hollande che ha chiesto davanti all’Europarlamento che l’Eurozona si dia una politica del cambio, dinnanzi al rafforzamento spropositato della moneta unica, a fronte di fondamentali deboli dell’economia del Vecchio Continente (La Francia vuole svalutare l’Euro: è scontro con la Germania).  

Crisi Euro: una valuta troppo forte non può non avere un impatto negativo sulla crescita

Draghi non ha negato che il rafforzamento dell’euro possa avere un impatto negativo sulla crescita, ma ha avvertito che non è competenza della BCE fissare un tasso di cambio su basi politiche e ha chiesto ai governi di non “istruire” Francoforte, perché ciò sarebbe una lesione della sua autonomia dalla sfera politica, come indicato nei Trattati (Draghi chiude alla svalutazione dell’Euro. Ripresa sempre “rimandata”).  

Tasso cambio Euro: la Bce può fare ben poco

Obiettivo della BCE, ha ricordato Draghi, è di garantire nel medio termine la stabilità dei prezzi e non di manovrare il tasso di cambio. Lo stesso commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, ha spiegato, tuttavia, come un rafforzamento dell’euro possa avere conseguenze negative sulla crescita, in particolare, degli stati del Sud Europa, più sensibili al cambio per le loro esportazioni. Per questo, il governatore ha invitato tutti i governi europei ad attuare tagli alla spesa pubblica, perché ciò sarebbe meno recessivo dell’aumento delle tasse e ha ricordato a tutti come nel 2012 il baratro è stato evitato solo grazie alle riforme introdotte dai singoli governi. Ma è lo stesso numero uno di Francoforte ad ammonire come la crescita debba essere rilanciata con la riforma del lavoro e le liberalizzazioni, che porterebbero maggiore competitività, mentre non ha nascosto la sensazione che, passata la bufera, i governi del Sud Europa si siano un pò rilassati sul fronte delle riforme e del risanamento. Fatto sta che Parigi continua a sostenere come non si possano chiedere sacrifici ai cittadini, se poi questi sono annullati da un euro forte. Negli ultimi sei mesi, il dollaro americano si è svalutato del 10% contro la moneta unica, mentre Tokyo sta mettendo mano a una politica di svalutazione competitiva, ufficialmente per risollevare il Paese dalla spirale deflazionistica, ma di fatto per meglio competere sul piano delle esportazioni. Draghi ha ammesso che i maggiori rendimenti dei nostri titoli, rispetto a quelli offerti dai titoli americani, rappresentano un fattore di rafforzamento della nostra divisa. in quanto attirano gli investimenti e al contempo il maggiore vigore dell’euro sarebbe un segnale di ritorno della fiducia dei mercati.  

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Argomenti: Economie Asia