L’Euro è un’opportunità o un danno per l’economia italiana?

Ecco come e perchè la Moneta Unica è diventata un cappio per la ripresa economica italiana

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ecco come e perchè la Moneta Unica è diventata un cappio per la ripresa economica italiana

Analizziamo oggi qualche dato, per valutare in modo obiettivo, nei limiti del possibile, se la moneta unica sia o meno un’opportunità o un danno per l’economia italiana. Partiamo dal dato di fatto che l’Italia è oggi in recessione per il terzo anno negli ultimi cinque anni e lo sarà anche nel 2013, potendo sperare in una ripresa timida solo a partire dal 2014. E sempre che lo scenario non peggiori. Entro l’anno prossimo, il nostro Paese avrà perso circa il 9-10% di ricchezza, rispetto a quella prodotta nel 2007 e avremo bisogno di oltre un decennio, per tornare ai livelli pre-crisi (Italia, anatomia di una crisi: giù Pil e potere d’acquisto). Ma affinché la produzione nazionale riparta, sarebbe necessario da un lato attrarre investimenti e favorire l’offerta, attraverso politiche fiscali espansive (tagli imposte), alleggerimento delle procedure burocratiche e liberalizzazioni. Dall’altro, servirebbe che i consumi interni e le esportazioni si rimettessero in moto. Ora, se è evidente che la recessione non faccia bene ai consumi interni privati, ciò che sta avvenendo di paradossale in questi anni è che a fronte di un’economia in crisi, il saldo della bilancia commerciale italiana non solo non migliora, ma tende a peggiorare, amplificando la recessione e le divergenze interne all’Eurozona. Vediamo perché. Quando un Paese è colpito dalla recessione, ciò significa che i suoi cittadini acquistano di meno dall’estero, a parità di beni e servizi esportati, facendo migliorare il saldo della bilancia commerciale nel medio-lungo termine. Tuttavia, a causa di un tasso di produttività interno più basso in Italia che nelle economie di sbocco delle nostre merci, l’Italia registra da anni una perdita di competitività delle proprie merci, che determina un volume più basso di esportazioni. Questo, in una situazione “normale” porterebbe il nostro tasso di cambio a deprezzarsi, cioè la nostra valuta perderebbe quota, rispetto alle valute straniere, a beneficio delle nostre esportazioni nel tempo. Ma in questi anni, a fronte di un calo dell’export ai danni dell’Italia, ma anche di Spagna e Francia (tutte con un saldo commerciale negativo per il 2% circa del loro pil), il tasso di cambio tra euro e dollaro o altre valute non si è deprezzato, come sarebbe avvenuto in una situazione ordinaria. Infatti, la Germania da sola vanta un surplus nella sua bilancia commerciale di 215 miliardi di dollari all’anno, contrariamente al deficit di 140 miliardi del resto dell’Eurozona. Cosa significa? Che l’economia tedesca impedisce alle altre economie dell’Area Euro di giungere a quel riequilibrio automatico di cui avrebbero bisogno per riprendersi. Attenzione, però: non si tratta di un atto deliberato da Berlino, ma semplicemente di una situazione di divergenza tra la sua economia e le altre, frutto di un’unione monetaria forse più improvvida di quanto non la si fosse ritenuta in passato. In poche parole, le dimensioni della locomotiva tedesca più che coprono le altre grandezze in gioco, impedendo che il resto dell’Eurozona vada verso l’equilibrio. Se non ci fosse la Germania, infatti, l’euro si deprezzerebbe, dato il rosso delle bilance commerciali degli altri stati, facendo risalire le loro esportazioni, a beneficio della produzione industriale e della ripresa delle loro economie.  

Euro si Euro no: l’incognita dei tassi di cambio

Così, al contrario, mentre l’economia italiana è in affanno e l’export cede, l’euro continua ad attestarsi su tassi di cambio alti per i nostri fondamentali e ciò allontana la ripresa, anziché avvicinarla. E l’annuncio della BCE di sostenere i bond in crisi ad ogni costo, se da un lato ha alleggerito la pressione su BTp e Bonos, dall’altro ha attenuato anche la sfiducia sull’euro, permettendo una mini-rivalutazione, che certo non starà giovando alla nostra economia. Analogo il problema sul fronte dei tassi. Se le prospettive economiche negative o stagnanti dell’Europa del sud dovrebbero spingere la BCE a mantenere i tassi a livelli bassi, a sostegno della ripresa, compatibilmente con la stabilità dei prezzi, la Germania avrebbe, al contrario, la necessità di una stretta monetaria, dato il rischio che la sua economia si trovi presto ad affrontare il pericolo dello scoppio di una bolla monetario-immobiliare, frutto di tassi interni inusitatamente bassi. Anche in questo caso, Francoforte si trova tra due fuochi, dovendosi districare tra opposte necessità, finendo per non fare l’interesse di nessuno. Perché se la bolla tedesca scoppiasse, il botto lo sentiremmo anche dalle nostre parti.

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Argomenti: Crisi Euro