L’euro debole ha fatto bene solo alla Germania, ecco le prove

Il cambio debole dell'euro ha beneficiato ad oggi le sole esportazioni della Germania, guardando ai saldi della bilancia commerciale dell'Eurozona.

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Il cambio debole dell'euro ha beneficiato ad oggi le sole esportazioni della Germania, guardando ai saldi della bilancia commerciale dell'Eurozona.

Nel secondo trimestre di quest’anno, il saldo delle partite correnti  nell’Eurozona si è chiuso positivamente per 67,1 miliardi di euro, in netta crescita dai 35,9 miliardi dei primi 3 mesi del 2015. Ciò è dovuto all’aumento dell’avanzo commerciale da 61,2 a 86,4 miliardi e al surplus dei servizi, pari a 19,4 miliardi, pur in calo dai 21,4 del primo trimestre. Al contempo, il deficit dei movimenti di capitali si è contratto a 38,7 miliardi dai 46,8 miliardi dei 3 mesi precedenti. Nei 12 mesi, ossia nel periodo compreso tra l’1 luglio del 2014 al 30 giugno del 2015, il surplus delle partite correnti nell’Eurozona si è attestato a 294,4 miliardi di euro, pari al 2,9% del pil dell’area. Un anno prima, esso risultava pari a 195,7 miliardi, circa 100 miliardi in meno. Ma per capire come stia la reale situazione dell’Eurozona, basti pensare che nei primi 6 mesi del 2015, la sola Germania ha registrato un saldo corrente attivo per 114,09 miliardi, ossia 11 miliardi in più di tutta l’unione monetaria. Ciò equivale a dire che gli altri 18 membri del club dell’euro hanno registrato un deficit di 11 miliardi, appunto.

Esportazioni Germania a pieno ritmo

La bilancia commerciale tedesca ha segnato un attivo di 123,75 miliardi (216 miliardi in tutto il 2014) su 147,6 miliardi di avanzo nell’intera Eurozona, l’84% del totale. Ciò significa anche che nel primo semestre dell’anno avrebbe registrato un deflusso di capitali di 9,7 miliardi, un nono di quello accusato da tutta l’area. Guardando ai dati USA, si scopre una realtà speculare. L’economia americana ha registrato nel primo semestre dell’anno un passivo delle partite correnti di 223 miliardi di dollari, pari al 2,6% del pil del periodo, frutto di un passivo di 264,29 miliardi della bilancia commerciale e di un attivo di oltre 41 miliardi nel saldo dei movimenti finanziari.

Riassumendo: l’Eurozona registra un forte deflusso di capitali, ma più che compensato da un saldo commerciale in attivo. Viceversa, l’America chiude il primo semestre con un passivo commerciale pesante, compensato solo marginalmente da un avanzo dei flussi di capitali in entrata.

Euro debole ha fatto bene solo ai tedeschi

Per capire come mai Europa e USA sembrino guardarsi allo specchio, basti citare il cambio euro-dollaro. Alla fine del giugno scorso, la moneta unica risultava avere perso verso il biglietto verde più del 18% su base annua, mentre il dollaro si rafforzava mediamente del 4,3% contro le principali valute dall’inizio dell’anno e di quasi il 20% su base annua. Nel periodo 1 luglio 2014 – 30 giugno 2015, il cambio euro-dollaro si è attestato mediamente a 1,2029, in calo dell’11,4% rispetto alla media dell’anno precedente. Ciò ha irrobustito di 72 miliardi di euro le esportazioni dell’Eurozona, ma il risultato è andato a beneficio della sola Germania, pur rappresentando la sua economia poco più di un quinto dell’intera Eurozona, che ha visto crescere di 45 miliardi a 242 miliardi di euro il suo attivo commerciale, pari a 12 miliardi  in più di quello dell’intera area. In pratica, senza la Germania, l’unione monetaria avrebbe oggi un deficit commerciale di 12 miliardi, meno dei 40 dell’anno precedente, ma pur sempre di passivo si tratta. L’euro debole ha fatto bene finora ai soli tedeschi.            

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