Letta rompe gli indugi: “Il Pdl umilia l’Italia”

La situazione precipita mentre Letta è ospite negli Stati Uniti. I parlamentari del Pdl annunciano le dimissioni. Napolitano comincia ad averne abbastanza e la crisi si avvicina.

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La situazione precipita mentre Letta è ospite negli Stati Uniti. I parlamentari del Pdl annunciano le dimissioni. Napolitano comincia ad averne abbastanza e la crisi si avvicina.

Non che Enrico Letta, partito alla volta degli Stati Uniti, si fosse lasciato una situazione granché tranquilla. Alfano gli assicurava l’appoggio del Pdl, certo, ma le fibrillazioni non scomparivano. Poi, qualche giorno dopo, senza nessun motivo apparente, la situazione è precipitata, con i parlamentari del Popolo della Libertà a trasformarsi tutti in falchi, a cantare il requiem dell’esecutivo, ad annunciare le dimissioni del Pdl. Questa la mossa a sorpresa. Una mossa che, vista l’architettura dello Stato, non permetterebbe al Governo di lavorare praticamente su nulla e che sancirebbe la sua fine con larghissimo anticipo. Se la reazione sperata era di spaventare il Pd, Berlusconi e compagni forse si sono sbagliati…  

La rabbia di Letta

Letta si è spesso dimostrato accondiscendente, nei limiti del possibile, ai problemi del Pdl. E quando proprio accondiscendente non poteva essere, ha evitato di esprimere giudizi. Sicché anche questa volta, con la mossa delle dimissioni, i parlamentari non credevano che avrebbero risvegliato il can che dorme, sicuri di indirizzare un messaggio esclusivamente ai parlamentari chiamati a votare per la decadenza. E invece Letta ha reagito e pure duramente. E con lui anche Napolitano. Una doppia arrabbiatura che, stando ad alcune indiscrezioni riportatie sui giornali, preoccuperebbe i “dimissionari”, alcuni dei quali certi di stare per fare la mossa sbagliata. “Un umiliazione per l’Italia”, così il premier ha commentato la mossa del Pdl,  nientemeno che dal pulpito dell’Onu. Una ufficializzazione in diretta mondiale del disprezzo per il comportamento da parte dei pdl-ini. Oltre alle parole, Letta però sta pensando ai fatti: innanzitutto, nel pomeriggio, a poche ore dal rientro, andrà a Roma a parlare con Napolitano, poi programmerà una verifica della maggioranza.

Che vuol dire solo una cosa: voto di fiducia. Piena sintonia, comunque, tra la prima e la quarta carica dello Stato. Piena sintonia contro il Pdl, e questo per il partito di B. è una brutta notizia visto che fino a ieri queste due figure hanno rappresentato per lui delle sponde importanti.  

Pentimento in vista?

Il Pdl, anche a detta di alcuni esponenti, l’ha forse fatta grossa. Si è infilato in un vicolo cieco dal qualche è difficile uscirne. Se dimissioni saranno, il partito rischia di cadere in pezzi perché cadrebbe l’appoggio di Napolitano e perché le elezioni sono tutt’altro che vinte: con un Berlusconi interdetto vincere una competizione elettorale è difficile per il centrodestra. Se dimissioni non saranno, il Pdl avrà fatto una figuraccia davanti ai suoi elettori e darebbe un’immagine di sé da “poltronari”. Tra gli elettori del centrodestra aleggerebbe la percezione secondo cui i parlamentari non si sono dimessi perché attaccati agli stipendi e ai privilegi. Un gesto, quello dell’annuncio delle dimissioni, che è quindi anche inutile. Perché sulla irresponsabilità dello stesso pochi, tra chi considera il concetto di democrazia più importante del concetto di leaderismo, possono nutrire dubbi. Le dimissioni getterebbero il paese nell’incertezza più assoluta, nel momento in cui la stabilità occorre come l’ossigeno.

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