Letta rassicura Napolitano: “Governo va avanti”

Il premier indica la linea e spiega che non esistono alternative concrete. Ma resta il no secco alle richieste del Pdl

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Il premier indica la linea e spiega che non esistono alternative concrete. Ma resta il no secco alle richieste del Pdl
Il testa a testa psicologico prosegue, mentre è in ballo la stabilità del paese. Il governo è appeso ad un filo, Enrico Letta conosce la partita e nella giornata di ieri ha provato a mettere ordine in un puzzle sempre più estenuante. Reduce da Vienna, e da un pomeriggio con Alfano, ha deciso di salire al Quirinale per spiegare la situazione nei dettagli al presidente Napolitano: in sostanza sono state rispedite al mittente le richieste del Pdl di Berlusconi, ma non si è abbandonata l’idea di andare avanti con convinzione, magari affrontando quei due o tre provvedimenti clou che tengono in ansia il paese e che, soprattutto per Napolitano, diventerebbero garanzia di buon governo.

Rassicurazioni a Giorgio Napolitano

Al capo dello Stato è stata ribadita anche la posizione dell’esecutivo che “non ha nessun ruolo nella vicenda della sentenza contro Berlusconi, tanto da non essere neanche rappresentato nella giunta che dovrà decidere sulla possibile decadenza dalla carica parlamentare del Cavaliere”. La stessa posizione, peraltro, ribadita ad Alfano.
Insomma si continua a pensare ai soli provvedimenti, tentando l’isolamento dalla battaglia sulla giustizia che coinvolge una fetta della maggioranza. Letta pensa al consiglio dei ministri di oggi, ma soprattutto alla scandeza sull’Imu in programma la prossima settimana, un appuntamento che nasconde un crocevìa non trascurabile. “Non ho piani alternativi – ha ripetuto il premier – non ho mai pensato ad altre maggioranze, penso soltanto a lavorare, ottimista sul governo che possa andare avanti rispettando il proprio percorso”.
Una ventata di ottimismo che convince il colle: secondo Napolitano, l’Italia ha bisogno di tutto fuorchè di nuove elezioni e di un’estenuante campagna elettorale conflittuale.
Gli italiani, d’altro canto, appaiono più interessati al potere d’acquisto piuttosto che alle vicende giudiziarie o ai clamorosi litigi che accompagnano la politica interna quotidiana.
Proprio per questo, Letta spinge forte sull’ottimismo per tenere in piedi l’esecutivo. E nel caso in cui Berlusconi dovesse gettare la spugna, c’è chi non esclude nuovi rimpasti o frizioni all’interno dello stesso Pdl, che potrebbe subire una scissione consentendo di proseguire il lavoro di governo con una maggioranza meno solida ma numericamente sufficiente.

Appoggio esterno: il Pdl valuta l’ipotesi. 

“Nessun ricatto e nessun ultimatum” ha fatto sapere Alfano. Si va avanti, quindi, anche perché uno scioglimento delle Camere con l’attuale Porcellum non è ipotizzabile e farebbe irritare non poco il presidente della Repubblica Napolitano. E se per i grillini è una soluzione fattibile purchè si vada al voto, per il capo dello Stato il cambio della legge elettorale fu tra i tasselli principali della rielezione. Una garanzia su cui poggia le proprie speranze.
E su cui crede anche Letta, che vorrebbe rimodulare la legge consentendo così al governo di tirare un sospiro di sollievo in termini di durata. “Per Berlusconi qualsiasi scenario diverso da quello attuale rischia di essere peggiore”. E’la certezza su cui insistono nel Pd, ma anche alcuni esponenti del Pdl. Per questi motivi, l’ipotesi dell’appoggio esterno resta una soluzione calda e altamente praticabile. Subito dopo le dimissioni da parte dei ministri impegnati al governo, il Cavaliere potrebbe decidere di appoggiare diversamente Letta. L’idea circola insistentemente.

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