Letta “Il debito è il primo problema di questo Paese”. Ma cos’è il debito pubblico?

Il premier ammette le difficoltà sulla crescita. Ecco da dove nasce il principale freno per la nostra economia

di Leandro Lombardi, pubblicato il
Il premier ammette le difficoltà sulla crescita. Ecco da dove nasce il principale freno per la nostra economia
Intervenendo alla Settimana sociale dei cattolici italiani, Enrico Letta torna a fare il punto della situazione a pochi giorni dal momento clou per il suo governo, la votazione sulla decadenza di Berlusconi che potrebbe chiudere definitivamente l’esperienza delle larghe intese. E per la prima volta, ha ammesso pubblicamente le problematiche dell’alleanza. “Non è vero che non facciamo nulla per questo paese – la replica – facciamo una fatica enorme a tenerlo in piedi questo governo. Una fatica di tutti i giorni”. Poi, toccando i temi economici, strettamente richiesti per ascoltare le ricette della sua maggioranza, Letta mostra un pizzico di pessimismo: quando si parla di debito pubblico il tono del premier diventa improvvisamente serio (Il debito pubblico soffoca l’Italia nonostante il calo di luglio). “Il debito è il primo problema di questo paese: non ci sono altri punti di vista. Ma per pagare questo debito, che consideriamo tutti una zavorra, bisogna essere prima di tutto credibili, altrimenti diventa difficile trovare qualcuno disposto a comprarlo. Senza qualcuno che compra, non ce la facciamo”. E ancora. “Un paese è credibile quando mantiene gli impegni e rispetta, quando è possibile, i parametri nei tempi indicati. Dobbiamo pertanto impegnarci per continuare ad essere credibili, non dare mai l’idea di essere sull’orlo di un fallimento”.
Nel corso dell’intervento torinese, è stato però l’argomento del debito pubblico a generare maggiore interesse. Appassionato e realista, il discorso del premier ha messo in guardia il sistema Italia, senza risparmiare le risorse del futuro. “Il debito è un incubo per chi governa questo paese. E’ esattamente mangiarsi il futuro, vuol dire risolvere i problemi di oggi con le risorse originariamente stanziate per i nostri figli. E l’Italia oggi fatica perché in passato ha scelto questa strada. Le difficoltà partono da qui: aver sbagliato in passato, cercare di pagare oggi senza costringere il paese ad ulteriori sacrifici”.

Cosa è il debito pubblico: un problema europeo.

Il debito pubblico, nella sua definizione economica, è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche. La presenza di un debito nei conti pubblici impone la necessità da parte dello Stato, oltre alla copertura finanziaria nei tempi e modalità prestabilite, di tenerlo sotto controllo per non cadere nel rischio di fallimento. Esistono tre possibilità per tentare un rilancio: stampando nuova moneta, rischiando di incappare in inflazioni sostenute e svalutazioni; ricorrendo nel breve periodi ad azioni di risanamento che vadano nella direzione dell’austerità; ricorrendo a politiche espansive, investendo ulteriormente in momenti critici, stimolando il Pil e il gettito fiscale. Tante le possibilità, diverse le interpretazioni. In Europa, in particolare, è la Grecia ad avere il debito alle stelle in rapporto al Pil: nel 2012 ha toccato quota 156%, in calo di quattordici punti rispetto al drammatico 170% del duemilaundici. L’Italia ‘insegue’ al 130%, una salita vertiginosa toccata anche dalla Spagna 84% e Francia al 90%, dati che hanno subito una crescita impressionante soprattutto nell’ultimo quinquennio. Curioso il caso dell’Islanda: dal 2006 in poi è passata da un rapporto deficit/Pil del 25,5% a quello 2012 che supera il 90%. E la stessa Germania, forza trainante dell’economia, non dorme sonni tranquilli.

Il debito pubblico in Italia. 

La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori, costa all’Italia circa 80 miliardi annui.Chiara è però la natura del debito: oltre due terzi riguardano i titoli di stato, in costante aumento (nel duemilanove equivalevano a 1.791 miliardi delle vecchie lire), ed è interessante constatare come sia progressivo l’aumento negli anni (una crescita iniziata nel lontano 1964) e il relativo aumento della durata degli interessi. L’introduzione in Costituzione, su richiesta europea, dell’obbligo del pareggio del bilancio statale, contribuirà nel tempo alla riduzione del debito pubblico italiano, anche se nei primi mesi del 2013 sono arrivate brutte notizie sul fronte interessi, che hanno contribuito a rallentare il processo. Del resto, lo stesso pareggio di bilancio indicato come soluzione ai problemi, non è stato ancora attuato del tutto.

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Argomenti: Politica