L’eroica Spagna è condannata in tutti i casi

Ambrose Evans Pritchard interviene sul Telegraph a proposito del dibattito suscitato dal post di Jeremy Warner sull'insolvenza della Spagna in fondo al tunnel...argomento quotidiano sui mercati, ma grande scandalo se se ne parla sui giornali

di , pubblicato il
Ambrose Evans Pritchard interviene sul Telegraph a proposito del dibattito suscitato dal post di Jeremy Warner sull'insolvenza della Spagna in fondo al tunnel...argomento quotidiano sui mercati, ma grande scandalo se se ne parla sui giornali

 

di Ambrose Evans Pritchard, The Telegraph  – Il mio collega Jeremy Warner ha scatenato una vera e propria tempesta sulla stampa, un qualcosa di simile ad un incidente diplomatico, affermando nel suo blog sul Telegraph che la Spagna è insolvente.

 

Il Telegraph è stato accusato dai giornali spagnoli di aver lanciato un “brutale attacco”, di essere affetto da “Hispanophobia” e di aver condotto un assalto di parte anglosassone nel tentativo di distogliere l’attenzione dalle deplorevoli condizioni della Gran Bretagna.

Ma i lettori spagnoli possono consolarsi, perché in realtà con i nostri leader siamo ancora più brutali.

 

CRISI SPAGNA – Dato che la settimana scorsa ero a Madrid come ospite del governo spagnolo, vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito. La Spagna ha già fatto tutto quello che ci si può ragionevolmente aspettare da qualsiasi nazione, ha sopportato il suo “Calvario” con dignità e con forza d’animo. Ha ridotto il proprio consumo interno del 16 % del PIL senza innescare una esplosione sociale – “impresa non da poco”, ha detto un ministro.

 

Se entro la metà del prossimo decennio il paese si dimostrerà solvente o insolvente, questo dipenderà quasi interamente dalle future attività della Banca centrale europea e dalle potenze creditrici del nord. Non c’è niente di predeterminato.

 

I dati pubblicati mercoledì mostrano che Eurolandia si trova in una ricaduta della recessione ancora più profonda di quanto temuto, con il rischio di un crollo in stile giapponese che durerà per anni. Ma non c’è nessuno shock esterno che spieghi questa ricaduta. E’ stata causata da degli errori di politica economica, errori che non sono stati corretti.

 

Se Eurolandia continua imperterrita nel suo triste percorso di contrazione sincronizzata su tutti i fronti – riduzione della leva finanziaria, fiscale e monetaria – e se insiste nell’imporre l’onere di tutti gli aggiustamenti intra-UEM sugli stati in deficit, in un replay dei primi anni ’30, allora spingerà la Spagna, il Portogallo e gli altri giù dal precipizio.

 

Si è parlato molto di ritrattare la linea dell’austerità, ma questo significa solo che l’Europa non insisterà a cacciarsi sempre più in profondità nel circolo vizioso.

Non chiederà tagli ulteriori per compensare i deficit creati dalla stessa recessione. Ma la stretta fiscale prociclica continuerà.

 

 

La BCE ha una particolare responsabilità nei confronti della Spagna, perché ha giocato un ruolo nella crisi tenendo i tassi di interesse troppo bassi nei primi anni dell’UEM, per favorire la Germania nella sua crisi post-unificazione. Il risultato è stato un aumento a doppia cifra della massa monetaria M3 nell’eurozona e un incontrollabile boom del credito, con le banche del nord che hanno invaso il Sud di capitali a buon mercato. La Spagna ha rappresentato tanto il peccato quanto il peccatore.

 

La BCE è passata dall’essere troppo espansiva all’essere troppo restrittiva, consentendo a M3 di ristagnare in tutta Eurolandia, con una contrazione del credito generalizzata e uno stato di deflazione in una serie di paesi. Il più recente taglio dei tassi della BCE non funziona. I tassi reali sono in aumento.

 

Francoforte ha gli strumenti monetari per invertire tutto questo. Si potrebbe perseguire una politica di rilancio che potrebbe aiutare la Spagna e gli altri a portarsi al largo dagli scogli. Si sceglie di non farlo.

 

 

PIL SPAGNA – La conseguenza delle politiche economiche della UE per la Spagna sono una contrazione del PIL “nominale” del -1.8% l’anno scorso. Questo significa che lo stock del debito, di circa il 320% del PIL – 212% privato, e 86% pubblico, più altri arretrati – è in aumento a causa della contrazione.

 

I livelli di debito della Gran Bretagna sono più o meno gli stessi. Ma il PIL nominale del Regno Unito sta crescendo a quasi il 4% in seguito ad una monetizzazione più o meno nascosta da parte della Banca d’Inghilterra. Il debito si rapporta a una base in espansione. L’effetto combinato produce due destini diversi.

 

La Commissione europea si riferisce a questo come all'”effetto denominatore” nella sua “In-Depth Review” sugli squilibri della Spagna del mese scorso. E’ per questo che la posizione patrimoniale netta sull’estero della Spagna (NIIP) si è deteriorata da -89.5% a -91.7% del PIL nel 2011, anche se il paese sta pagando i suoi debiti esteri.

Il rapporto descrive il livello come “molto alto”, molto al di sopra della soglia di sicurezza del 35%.

 

La Spagna sta facendo sforzi eroici per arrivare a un aggiustamento. I funzionari sono giustamente orgogliosi che le esportazioni sono fiorenti, al passo con quelle della Germania. Le spedizioni sono salite del 15% in Africa e del 13% in Asia nel corso dell’anno passato, in quanto le imprese lottano dappertutto nel mondo per mantenersi in vita.

 

Per la prima volta a memoria d’uomo, il paese sta tornando ad una sua competitività senza una svalutazione. Il totale delle esportazioni a gennaio e febbraio è aumentato del 5% dall’anno precedente, in sorprendente contrasto con la caduta del 3.2% in Gran Bretagna, dove il frutto tanto atteso della svalutazione sembra non arrivare mai.

 

Il successo delle esportazioni spagnole risiede nella elevata produttività delle sue società a livello mondiale Iberdrola, Telefonica e Santander, così come il “dualismo” del Giappone, dove l’esportazione “Samurai” sembra disallineata dall’economia interna.

 

L’industria automobilistica spagnola ha chiaramente svoltato. Ford sta chiudendo il suo stabilimento di Genk in Belgio e delocalizzando il lavoro a Valencia. Volkswagen sta investendo € 785m a Pamplona per costruire la Polo. La Renault francese nel 2015 incrementerà la produzione del 30% nei suoi impianti di Valladolid e Palencia.

 

Queste società stanno scommettendo sulla Spagna perché i lavoratori spagnoli hanno acconsentito a mantenere gli impianti aperti sette giorni su sette, di lavorare la domenica senza straordinario pagato e di accettare degli accordi che mantengono i salari al di sotto dell’inflazione. Un’esplosione di thatcherismo iberico sta finalmente spazzando via le ombre degli anni ’70.

 

Le riforme non sono uniformi. Secondo la Commissione, i mercati del lavoro sono ancora “troppo rigidi”. Eppure non vi è dubbio che la Spagna sta diventando un paese diverso. I funzionari del gruppo di infrastrutture FCC hanno dichiarato di avere cinque squadre di lavoratori che lavorano in sette fabbriche di cemento dislocate in tutto il paese al fine di tagliare i costi, lavoratori che di questi tempi sono così gestibili da essere disposti a svolgere turni di lavoro a 200 miglia dalle loro case.

“Non avremmo mai potuto pensare di farlo nel nostro stabilimento in Austria,” ha detto un manager.

 

La Spagna ha chiuso gran parte del divario sul costo unitario del lavoro (ULC) con il core dell’eurozona, creatosi nei primi anni dell’UEM, anche se parte di questo è una illusione statistica causata dal crollo immobiliare. Più di 1,6 milioni di posti di lavoro a bassa produttività nel settore delle costruzioni sono scomparsi, aumentando il livello medio di produttività.

 

La Commissione dice che la Spagna ha perso il 20% di competitività dal 2000 al 2008, e finora ne ha riguadagnato il 7%. “L’aggiustamento del ULC è stato in gran parte determinato dalla recessione economica e dalla disoccupazione molto alta, e la tendenza si potrebbe in parte invertire una volta che le condizioni cicliche migliorassero.”

 

 

Il problema fondamentale per la Spagna è che se pure riuscisse a ottenere una “svalutazione interna” tagliando i salari, peggiorerebbe l’onere del suo debito. E’ condannata se lo fa, ma è condannata anche se non lo fa.

 

Il paese è già in deflazione. Il mese scorso i prezzi sono scesi dello 0.6%, escludendo gli effetti una tantum dell’aumento dell’ IVA e delle imposte. I funzionari appaiono deliziati dalla vittoria sull’inflazione, ma dovrebbero fare attenzione a ciò che desiderano. L ‘”effetto denominatore” sta per mordere ancora più in profondità.

 

Raoul Ruparel di Open Europe ha detto che il boom di esportazioni della Spagna è impressionante, ma le esportazioni sono solo il 30% del PIL, a fronte di un 105% dell’Irlanda, del 91% dell”Estonia, del 84% del Belgio, 83% dell’Olanda, 59% per la Lettonia e 50% per la Germania. La trasmissione sull’economia è di gran lunga inferiore. “Non pensiamo che le esportazioni possano compensare il crollo della domanda interna”, ha detto.

 

Né è chiaro se la Spagna può tenere il ritmo delle esportazioni sulla base dei suoi vecchi impianti. Gli investimenti fissi sono crollati del 9.1% lo scorso anno, e quest’anno dovrebbero scendere ancora di un altro 7.6%.

 

Le imprese più piccole si trovano ad affrontare una acuta crisi del credito, costrette a pagare il credito 250 punti base rispetto ai rivali core dell’UEM, se pure riescono a raccogliere fondi. La linea di salvezza dell’acquisto di titoli spagnoli della BCE ha fatto scendere lo spread ed ha eliminato il rischio di una crisi del debito sovrano, per ora, ma deve ancora filtrare attraverso la linea del fronte.

 

La Commissione ha detto che parte dell’aumento delle esportazioni è “ciclica”. Il passaggio a una bilancia commerciale sana “rimane incompleto.” Il saldo delle partite correnti infatti dovrebbe essere in pareggio quest’anno, ma il fatto che la Spagna sia ancora vicina al deficit con una disoccupazione al 27% impone la domanda su quante vite debbano essere sacrificate perché la Spagna generi delle eccedenze sufficienti a ripagare il debito estero.

 

Il livello di dolore che ancora deve essere sopportato dipende dal mercato immobiliare, il grande disastro che ha contagiato tutto. I prezzi sono in calo del 33% dal loro picco finora, o del 45% in termini reali. Lo stress test del governo sulle banche si fonda su una caduta reale del 50%. Se questo dato si dimostra corretto, la Spagna c’è quasi.

 

Ma se i dissidenti hanno ragione, la Spagna non è ancora vicina al fondo. Un report che esce questo mese dei consulenti di Madrid RR de Acuna avverte che la sovrabbondanza di proprietà invendute è salito a un nuovo picco di 2.25milioni di case, comprese quelle nelle mani dei costruttori e delle banche, o in corso di sfratto.

 

“Ci vorranno 10 anni per liberarsi delle scorte. Siamo abbastanza sicuri che i prezzi crolleranno di un altro 15%”, ha detto Fernando Rodriguez de Acuna. “Il mercato è bloccato, ed i prezzi indicati in molte aree sono falsi. Non si vende nemmeno se si offre un taglio del 50%. Un sacco di edifici dovranno essere abbattuti e la terra sta per tornare all’uso agricolo, o semplicemente al nulla “.

 

Se ha ragione, ci sarà una lotta molto dura per la Spagna. Come afferma la Commissione, gli spagnoli hanno “progressivamente esaurito le loro riserve di attività finanziarie”.

 

L’accalorato dibattito sul blog di Jeremy Warner è sorprendente, dato che il capo economista pro-UE di Citigroup, Willem Buiter, va sostenendo da tempo che la Spagna avrà bisogno di una ristrutturazione del debito, come altri hanno già fatto. Questa possibilità rientra nel dibattito corrente negli ambienti finanziari.

 

L’ultimo rapporto di Mr Buiter dice che non ci sarà “nessuna luce alla fine del tunnel” per altri due o tre anni, prevedendo che l’economia spagnola si ridurrà di un altro 2.1% nel 2014, e che questo provocherebbe il caos nella dinamica del debito. “Se succede, siamo in guai seri”, ha detto un alto funzionario.

 

Alla fine, il problema del popolo spagnolo non è se possono rimanere nella UEM anno dopo anno attraverso sacrifici ulteriori, ma se farlo è nel loro interesse nazionale e umano.

 

Si tratta di una grande nazione. Essi possono esigere condizioni diverse dall’Europa, e prima o poi lo faranno.

 

Articolo originale: Heroic Spain is damned if it does, and damned if it doesn’t

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:
>