L’Emilia-Romagna delude Salvini, disintegrati i 5 Stelle: cosa accadrà al governo?

I risultati delle elezioni regionali premiano il centro-destra in Calabria, ma il PD vince nettamente nella "sua" Emilia-Romagna. La spallata al governo Conte tentata dalla Lega di Matteo Salvini fallisce, eppure la maggioranza da oggi traballerà.

di , pubblicato il
I risultati delle elezioni regionali premiano il centro-destra in Calabria, ma il PD vince nettamente nella

Centro-destra a valanga in Calabria, PD nettamente vincente in Emilia-Romagna e Movimento 5 Stelle praticamente scomparso. Possiamo sintetizzare così l’esito delle elezioni regionali di ieri nelle due regioni. Stefano Bonaccini, governatore uscente del centro-sinistra batte Lucia Borgonzoni con quasi 8 punti percentuali di vantaggio, attestandosi intorno al 51,5%.

Forte l’affluenza ai seggi: 67,67% contro il 37,7% di 5 anni fa. In Calabria, Iole Santelli per il centro-destra stravince con oltre 25 punti di distacco su Pippo Callipo del centro-sinistra, riscuotendo poco meno del 56%. Qui, l’affluenza si è fermata al 44,32%.

Matteo Salvini manca la spallata al governo Conte, che sarebbe arrivata con una vittoria clamorosa nella “rossa” Emilia-Romagna. Molto buono il risultato di tutta la coalizione trainata dalla Lega (meno di 3 punti lo svantaggio rispetto al centro-sinistra), ma non è bastato. A poter tirare un sospiro di sollievo è certamente il PD, che mantiene la sua roccaforte elettorale, pur se in questa campagna è risultato determinante il candidato, il quale praticamente ha corso senza quasi alcun riferimento al suo partito nazionale.

Invece, la vera batosta è arrivata per i grillini. I 5 Stelle si fermano sotto il 5% in Emilia-Romagna e al 6% in Calabria, risultati a dir poco disastrosi e che sentenziano lo stato di morte apparente del movimento. Lo stacco tra le due principali coalizioni a Bologna potrebbe essere stato alimentato proprio dal tracollo dei 5 Stelle, i quali pagano le vicissitudini di questa fase, non ultima le dimissioni di Luigi Di Maio da portavoce nazionale di pochi giorni fa. Non figurano più, almeno sul piano locale, tra le principali liste, scavalcati decisamente da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che ottiene un successo indubbio con più dell’11% in Calabria e l’8,6% in Emilia-Romagna.

Polvere dei 5 Stelle, Di Maio e Di Battista faranno asse contro Conte-Casalino?

Cosa succede al governo Conte

Ma attenti a leggere l’esito del voto come un’assicurazione per la vita del governo attuale. Nella maggioranza, le fibrillazioni aumenteranno per via della crescente e palese difformità tra numeri in Parlamento dei partiti che la compongono e consensi nel Paese.

Il PD potrà negoziare al rialzo sulle cariche delle società a controllo pubblico da rinnovare e magari acquisirà maggiore sicurezza di sé, potendo efficacemente minacciare una crisi di governo nel caso di nette diversità di vedute con i partner della maggioranza. Al contrario, i 5 Stelle dovranno cercare di frenare l’emorragia di consensi e parlamentari con un’attività di governo più intensa e visibile, a meno di non optare per ridursi a forza residuale e di sostegno degli alleati in una prospettiva di lungo termine. Sarà interessante capire in quale logica si muoverà Di Maio con le sue truppe, in vista degli Stati Generali di marzo del movimento.

E ad essere onesti, più che il PD hanno vinto Bonaccini e il movimento del “popolo delle sardine”, un fatto che obiettivamente indebolisce la segreteria di Nicola Zingaretti, sostanzialmente assente nelle settimane di dura campagna elettorale emiliano-romagnola. Infine, c’è il fattore Renzi. L’ex premier non ha nemmeno presentato liste di Italia Viva a questo giro, cosa che certamente indebolisce la sua posizione, sebbene anch’egli cercherà ai prossimi appuntamenti in Parlamento di rendersi più visibile, a partire da oggi sulla prescrizione. Schiacciarsi sulle posizioni del PD non avrebbe alcun senso per lui e, anzi, potrebbe fare asse in Parlamento con Di Maio per mettere in difficoltà il premier, sperando di rimpiazzarlo al più presto con un suo uomo.

Se l’incontro segreto tra Salvini e Renzi c’è stato, per dirsi cosa?

E il centro-destra? Salvini subisce la prima frenata elettorale da anni. Sinora era stata sempre una cavalcata trionfante per la Lega, con gli alleati costretti a trattare da posizioni supine, quasi a dover mendicare le briciole. Da oggi, gli equilibri dentro la coalizione inizieranno a mutare. La Meloni avrà buon gioco a chiedere e ottenere maggiore collegialità sui territori e in Parlamento, mentre Forza Italia farà valere il suo peso residuale di forza moderata, anche se la leadership dell’ex ministro dell’Interno non sarà in discussione. Non sui soli consensi, però, potrà puntare il centro-destra.

Forte alle urne, deve adesso capire come meglio muoversi per non restare spettatore delle sciabolate tra i partiti della maggioranza.

[email protected] 

Argomenti: ,