L’emergenza profughi metterà in ginocchio l’Europa

L'emergenza profughi mette a repentaglio la stessa costruzione della UE. A gennaio sono arrivati in Europa quasi 53.000 profughi, 10 volte in più di un anno prima.

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L'emergenza profughi mette a repentaglio la stessa costruzione della UE. A gennaio sono arrivati in Europa quasi 53.000 profughi, 10 volte in più di un anno prima.

Sono quasi 53 mila i profughi arrivati in Europa dal Nord Africa o dal Medio Oriente a gennaio, 10 volte in più dello stesso mese dello scorso anno. Numeri, che danno il senso dell’emergenza immigrazione, che il Vecchio Continente non potrà continuare a gestire come ha fatto sino ad ora. Certo, rispetto ai 250 mila arrivi di ottobre, siamo a cifre ben più ridimensionate, ma resta il fatto che solo negli ultimi 6 mesi risultano entrati circa 850 mila profughi, in gran parte in fuga dalla Siria, territorio martoriato dagli scontri tra le milizie islamiste dell’ISIS e l’esercito del regime di Bashir al-Assad. Stando ai dati forniti dall’Unchr, è in calo la percentuale degli uomini tra i profughi, mentre aumenta quella di donne e bambini, a conferma che negli ultimi mesi stiano arrivando nei nostri paesi sempre più famiglie, un indizio a conferma che la fuga non sarebbe solo e tanto dalla povertà, ma sempre più dai teatri sanguinari di guerra.

Area Schengen si sgretola

L’Europa sta cercando di gestire la situazione alla meno peggio, ma i risultati non si vedono. Ha concesso alla Grecia 2 miliardi, in modo che gli immigrati non attraversino il suo territorio per arrivare nei Balcani e da lì nel resto d’Europa, ma Atene non riesce o non intende fermare i flussi, tanto che a Bruxelles si discute ormai apertamente di espellerla dall’area Schengen, quella di libera circolazione delle persone. E 3 miliardi sono stati stanziati in favore della Turchia, che a ridosso dei suoi confini con la Siria ha ammassati 2 milioni di profughi. L’Italia non sta versando la sua quota di 281 milioni, ritenendo che il costo debba essere sostenuto dalla UE. Ma [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]il vero scontro tra Roma e Bruxelles riguarda il ricollocamento degli immigrati[/tweet_box], promesso dalla Commissione mesi or sono, ma di cui non si ha ancora traccia.

In pratica, chi sbarca in Italia e Grecia vi resta, perché nessun altro stato membro della UE è intenzionato ad accoglierlo.    

Accoglienza profughi siriani in Germania non funziona

Non certo la Germania, che nell’agosto scorso ha annunciato a sorpresa l’accoglienza illimitata dei profughi, finendo per ospitarne circa 800.000 in pochi mesi, quasi il doppio delle previsioni. Problemi logistici e la difficoltà nel gestire l’ordine pubblico, come dimostrano i fatti di Colonia a Capodanno, hanno spinto lo stesso governo tedesco a fare un passo indietro. Non solo si sta già ponendo un grosso freno all’accoglienza, ma si studiano i rimpatri di coloro meno bisognosi di restare in Germania e di chi non rispetta le regole, mentre la stessa Berlino ha ipotizzato una sospensione degli accordi di Schengen per almeno fino a settembre, ripristinando i controlli alle frontiere. La posizione tedesca non è tra le più dure, anzi gli altri stati del Centro-Nord Europa chiedono che Schengen sia sospeso per un paio di anni, prevedendo una forte pressione alle loro frontiere da qui ai prossimi mesi, quella che Berlino voleva allentare con l’accoglienza illimitata, cercando di salvare la libera circolazione dentro la UE. Invece, la Svezia ha annunciato ieri il rimpatrio di 80.000 immigrati e l’Austria ha chiuso le sue frontiere.

La stessa UE inizia ad avere poco senso

Salvare Schengen non è una questione di principio, quanto una necessità basilare di coloro che vorrebbero una maggiore integrazione tra i paesi della UE. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]La chiusura delle frontiere rispedisce anche psicologicamente gli stati in una dimensione nazionale[/tweet_box], quella che le istituzioni europee avrebbero dovuto superare. L’unico elemento comune rimarrebbe il fattore economico, come la moneta, l’Unione bancaria, la libera circolazione delle merci e dei capitali, segnalando un arretramento su uno dei cardini su cui si fonderebbe l’Europa: la creazione di un sentire comune anche tra le persone.

Agli occhi di queste ultime, la UE apparirebbe sempre più un bluff, in quanto verrebbe meno il vantaggio maggiore percepito nelle vite ordinarie, ossia quello di passare da uno stato all’altro di gran parte della UE senza essere sottoposti a controlli. E nessuno potrebbe escludere che da lì in avanti si arretrerebbe anche su altri aspetti della vita comunitaria. L’Europa appare ormai per quella che è: la somma di stati con interessi nazionali diversi e spesso contrapposti, che alla prima vera difficoltà si sta sgretolando, quando era nata proprio per affrontare simili scenari.    

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