Gli immigrati sono una risorsa? Forse, ma i governi tagliano l’assistenza

L'immigrazione è una risorsa? Forse, nel lungo periodo. Nel frattempo, i governi europei prendono le contromisure su un fenomeno altrimenti ingestibile e costosissimo.

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L'immigrazione è una risorsa? Forse, nel lungo periodo. Nel frattempo, i governi europei prendono le contromisure su un fenomeno altrimenti ingestibile e costosissimo.

Il 2016 si è aperto con un clima profondamente diverso da quello imperante fino alla fine dello scorso anno. Proprio i fatti di Colonia, le aggressioni ai danni di centinaia di donne tedesche a Capodanno e ad opera di gruppi organizzati di profughi siriani, hanno provocato in Germania e all’estero un’ondata di paura mista a indignazione, che ha indotto i governi europei a mutare radicalmente impostazione sulla gestione dell’emergenza immigrazione, rischiando altrimenti di ingrossare i consensi dei partiti euro-scettici e contrari più nettamente all’accoglienza. Nella sola Germania sono già entrati 1,1 milioni di profughi dalla fine dell’estate scorsa, quando la cancelliera Angela Merkel stupì il suo stesso partito, annunciando l’accoglienza illimitata di quanti fuggissero dai teatri di guerra. Il governo federale raddoppiava, intanto, a 6 miliardi di euro il budget destinato al capitolo immigrati, pur non rinunciando al target del pareggio di bilancio.

Area Schengen e accoglienza profughi a rischio

Nelle ultime settimane, un po’ tutto il Centro-Nord Europa sta chiudendo le frontiere e inasprendo le condizioni per la permanenza dei richiedenti asilo. Ha fatto impressione l’annuncio di pochi giorni fa del governo svedese, che 80.000 immigrati saranno rimpatriati con voli aerei. Eppure, solamente qualche mese fa, Berlino apriva non a caso all’accoglienza senza limiti. La popolazione tedesca è insieme a quella italiana la più colpita dall’invecchiamento, mostrando la necessità di mantenere nei decenni il numero dei lavoratori attivi, sia per impedire un affievolimento delle prospettive di crescita dell’economia, sia perché i salari mantengono il sempre più costoso sistema previdenziale.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Gli immigrati manterranno le nostre pensioni? Sì, ma intanto quanto ci costano?   [/tweet_box]        

Preoccupa il costo dello stato sociale

Il ragionamento di Frau Merkel e dei colleghi del Nord Europa puntava al futuro: gli immigrati di oggi saranno la garanzia del nostro welfare di domani.

In poche settimane, le azioni degli stessi governi mettono in serio dubbio il beneficio netto, almeno nel breve e medio termine. Ad avere aperto il dibattito è stato il premier britannico David Cameron, che sta trattando con la Bruxelles nuove condizioni per la permanenza del Regno Unito nella UE. Tra queste, la più importante riguarda la volontà del suo governo di imporre limitazioni alla concessione di benefici assistenziali ai lavoratori stranieri, europei compresi, per i primi 4 anni dal loro ingresso nel paese. L’obiettivo di Londra è di porre un freno al cosiddetto “turismo assistenziale”, ovvero al fenomeno di quanti decidono di vivere in un altro paese (in questo caso, nel Regno Unito), non già per lavorarci, bensì per approfittare del suo sistema sociale più generoso del proprio stato di origine. Ieri, il presidente della UE, Donald Tusk, non solo ha riconosciuto che il problema esiste, ma ha anche avanzato una controproposta a Cameron, che contempla l’ipotesi di limitare lo stato sociale agli stranieri anche nel resto d’Europa, al verificarsi di determinate condizioni.

Le misure dei vari governi

Quanto richiesto da Londra sembra poco, rispetto alle misure adottate in questi giorni in altri stati del Nord Europa. La civilissima Danimarca ha imposto ai richiedenti asilo politico di consegnare alla polizia gli oggetti di loro proprietà, il cui valore superi le 10.000 corone (circa 1.350 euro), al fine di partecipare alle spese, che il governo dovrà sostenere per il loro stesso vitto e alloggio. Copenaghen ha già accolto 20.000 profughi nel 2015, ma ha limitato i permessi di soggiorno e i benefici assistenziali loro erogabili. La Svizzera pretende dai richiedenti asilo un pagamento in contanti di 1.000 franchi (circa 920 euro), mentre la vicina Austria, che ha accolto lo scorso anno 90.000 migranti, sta limitando a 3 anni la concessione del diritto di asilo a quanti arrivati nel paese dopo novembre, ai quali il Parlamento della regione settentrionale domani vorrebbe imporre con legge una limitazione dei pagamenti di cui avrebbero diritto a 440 euro dai 914 euro mensili.

La norma dovrebbe valere anche per quanti non ottengano lo status di rifugiato, ma possano ugualmente restare in Austria, in quanto vengono considerati di provenienza dai paesi insicuri.     [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Governi UE tagliano assistenza a immigrati, mantenerli tutti è insostenibile   [/tweet_box]      

Possibile negare benefici assistenziali a profughi e immigrati

In Olanda, il governo sta cercando di riformare una norma, che consente ai rifugiati di “saltare” la fila nelle graduatorie per l’assegnazione di diversi benefici assistenziali, come un alloggio, in quanto si vuole porre fine ad eventuali abusi e alla protesta crescente dei cittadini olandesi, che ritengono discriminati. Tornando in Germania, la Merkel ha chiarito in questi giorni che sarà dovere dei profughi imparare la lingua tedesca e che quando saranno ripristinate le condizioni minime di sicurezza in Siria, dovranno tornare a casa, dove metteranno a frutto le conoscenze acquisite nel paese di accoglienza. Al contempo, ha avvertito che l’assistenza sociale sarà tagliata a quanti dimostrino di non volersi integrare nella società tedesca. D’altronde, nel settembre scorso la Corte di Giustizia UE aveva sentenziato in favore di Berlino, con riguardo a una causa intentata da un’immigrata svedese di origine bosniaca e madre di 3 figli, sostenendo che è diritto di uno stato negare assistenza anche a chi è entrato nella UE da oltre 6 mesi.

Immigrati una risorsa, ma forse non nel breve periodo

Tutte queste iniziative puntano a limitare i costi dell’accoglienza, evidenziando come nel breve termine, quando i numeri del fenomeno immigratorio sono di proporzioni eclatanti, non solo non si ha un beneficio netto dall’ingresso di immigrati, ma si potrebbe essere costretti a sostenere un onere eccessivo, qualora non si distinguesse tra lo stato sociale erogato ai propri cittadini e quello in favore dei nuovi arrivati.

Se c’è un merito adducibile all’emergenza profughi di questi meriti, esso consiste nell’avere infranto un tabù a lungo taciuto, cioè che l’immigrato rappresenti una risorsa, ma quando il suo ingresso in un paese è richiesto, gestibile e sostenibile economicamente. Difficilmente è questo il caso, non solo per i numeri impressionanti dell’esodo umano dal Medio Oriente e dal Nord Africa, bensì pure perché gli arrivi coincidono con uno dei momenti peggiori dell’Europa dal punto di vista economico. Sarà pur vero che nel lungo periodo, gli immigrati garantirebbero la sostenibilità dei nostri sistemi previdenziali, ma se a fronte di ciò è necessario aumentare i costi a carico delle attuali generazioni (i futuri pensionati), a causa della crescita della spesa assistenziale, non è detto che il gioco valga la candela.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Paghiamo il welfare a immigrati perché ci paghino la pensione in futuro   [/tweet_box]  

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