L’Egitto di al-Sisi sta cambiando capitale, la nuova città sarà abitata già a maggio

Il Cairo destinata ad essere abbandonata dal governo per dare vita a una nuova capitale vicino al Canale di Suez e a 45 km dal Nilo

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Fuga da Il Cairo, Al Sisi punta su una nuova capitale

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ci lavora da almeno sei anni e questa estate i primi funzionari pubblici lasceranno Il Cairo per andare a lavorare presso la nuova capitale d’Egitto. Per il governo non si tratta di abbandonare Il Cairo o Alessandria o Porto Said, bensì di mescolare vecchio e nuovo in una Nuova Capitale Amministrativa. Questo è ad oggi il nome assegnato alla realtà urbana situata a 45 km ad est dell’attuale capitale, sulla via che porta al Canale di Suez e distante 45 km dal fiume Nilo.

Siamo ancora in pieno completamento della fase uno delle tre previste e serviranno probabilmente decenni per implementare l’intero progetto di al-Sisi, che punta a costruire una metropoli di 6 milioni di abitanti. Pensate che Il Cairo oggi conta 9,5 milioni di abitanti, sebbene alle spalle abbia una storia millenaria. Per il momento, l’autostrada che porta alla nuova città risulta costeggiata a destra e a sinistra da blocchi di case vuote. Al centro è situata una torre di 385 metri di altezza e circondata da un parco esteso ben 10 km, oltre che da una moschea gigante.

La Cina allunga le mani

Il piano per la fase uno costa 25 miliardi di dollari e in parte è finanziato con capitali stranieri, specie per la costruzione della ferrovia, di cui il distretto governativo assorbirà risorse per 3 miliardi. Nelle intenzioni del governo, dovrà essere una città modello, iper-tecnologica, con treni elettrici e monorotaie. E sarà possibile effettuare solamente pagamenti elettronici. La China State Construction Engineering Corp si è occupata della costruzione del distretto economico, finanziato con prestiti di Pechino per 3 miliardi.

L’Egitto resta un mercato obbligazionario promettente

Almeno 5.000 delle 20.000 case costruite sono state vendute e verranno occupate già dal prossimo mese di maggio, mentre in estate arriveranno già 50.000 funzionari pubblici, incentivati dal governo con appositi benefit.

Ma ci sarà spazio anche per l’edilizia sociale, finanziata dalla vendita dei terreni della stessa città, sebbene ad oggi non sia chiaro quanto il governo spererebbe di incassare per tale via.

Ciascun residente avrà a disposizione uno spazio medio di 15 metri quadrati. Insomma, al-Sisi vuole mettersi alle spalle la vita caotica di una città sovraffollata e creare una capitale a misura d’uomo, pur dalle caratteristiche spettacolari.

Da Neom a Dubai, i progetti faraonici nel mondo arabo

Gli egiziani non sono tutti convinti del progetto. E non si tratta solo di attaccamento per la storica capitale, quanto anche della previsione che solo una minoranza potrà permettersi di viverci. La popolazione meno abbiente ritiene di non avere alcuna chance di farcela. Insomma, si starebbe costruendo una città per i più fortunati. Sarà, ma il progetto appare interessante sotto il profilo squisitamente architettonico, ma anche economico e finanziario. Nel mondo arabo, simili apparenti cattedrali nel deserto non sono nuove e le storie di successo non mancano.

Prendete gli Emirati Arabi Uniti. Fino agli anni Novanta, erano uno stato sconosciuto ai più. Gli sceicchi hanno investito i proventi del petrolio per costruire città faraoniche come Dubai, attirando orde di turisti e persino di residenti dall’estero. Oggi, la città spicca per la sua enorme capacità attrattiva turistica, grazie ai suoi palazzi enormi e alla presenza di ogni forma immaginabile di divertimento. Di fatto, l’emirato è stato in grado di diversificare la propria economia basata fino a qualche decennio fa esclusivamente sull’estrazione di greggio.

Non è un caso che un simile pensiero lo stiano facendo i sauditi. Da anni, il principe ereditario Mohammed bin Salman prospetta la costruzione di una città dal nome Neom, proprio al confine con l’Egitto, anzi situata parzialmente su suolo egiziano. L’obiettivo è ambizioso: istituire un distretto finanziario totalmente alimentato con energie rinnovabili e dalla legislazione autonoma e più liberale rispetto a quella iper-conservatrice saudita, così da attirare investitori esteri, ad oggi non entusiasti all’idea di vivere in un regno, dove le libertà personali sono molto limitate e anche solo bere un drink alcolico può costare il carcere.

Il costo della costruzione è stato stimato nella stratosferica cifra di 500 miliardi di dollari, tanto che diversi analisti dubitano che vedrà mai la luce.

L’Egitto, però, non è né l’Arabia Saudita e né gli Emirati Arabi Uniti. La sua economia è assai più povera, come dimostra il fatto che di recente il paese nordafricano ha dovuto chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale per attutire la grave crisi finanziaria patita e per evitare il default. Le riforme di al-Sisi stanno esitando i loro frutti, con l’inflazione tornata sotto controllo e il cambio ad essersi stabilizzato contro il dollaro. Restano le pesanti condizioni di vita della popolazione, il cui PIL pro-capite è una frazione di quello saudita ed emiratino.

Neom, la città del futuro, sta per nascere in Arabia Saudita, 500 miliardi di dollari per crearla

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