Legge Fornero davvero a rischio? Ecco con quale governo e chi fa resistenza

Legge Fornero a rischio cancellazione con la vittoria di Lega e Movimento 5 Stelle alle elezioni? Molto dipende da chi andrà al governo. Nel frattempo, le resistenze già si rivelano forti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Legge Fornero a rischio cancellazione con la vittoria di Lega e Movimento 5 Stelle alle elezioni? Molto dipende da chi andrà al governo. Nel frattempo, le resistenze già si rivelano forti.

Elezioni alle spalle, adesso si guarda avanti e si guida a vista, essendo nebbia fitta sul percorso che porterà alla nascita del nuovo governo. Dopo il disastro elettorale del PD e la sconfitta di numerosi ministri di peso dell’esecutivo uscente, difficile persino ipotizzare che il premier Paolo Gentiloni resti a lungo a Palazzo Chigi, essendo uscito battuto sul piano politico, ridimensionato al pari del predecessore Matteo Renzi. Quatto gli scenari possibili: governo tra centro-destra e PD, tra PD e Movimento 5 Stelle, tra Lega e Movimento 5 Stelle ed esecutivo di scopo, sorretto verosimilmente da tutti gli schieramenti per riscrivere la legge elettorale e tornare alle urne al più presto. Davvero difficile assegnare all’uno o all’altro scenario una percentuale di probabilità. L’unica soluzione apparentemente più lontana ad oggi sarebbe quella che vedrebbe assieme i due vincitori delle elezioni, ovvero M5S e Lega. Tutto resta possibile, ma pare che Matteo Salvini non voglia mettere a rischio la sudata leadership della coalizione, che si è appena guadagnato, stringendo accordi all’infuori di essa.

Uno dei suoi cavalli di battaglia è stato la cancellazione della legge Fornero. Il superamento di Forza Italia da parte del Carroccio si spiegherebbe anche con le parole più nette che il segretario leghista ha ribadito a ogni occasione sulla necessità di abrogare la riforma delle pensioni di fine 2011, mentre sarebbe stata punita l’eccessiva prudenza ostentata dagli alleati azzurri, che puntavano a mostrarsi più responsabili sul fronte della salvaguardia dei conti pubblici e nel tentativo di rassicurare l’Europa sulla moderazione della coalizione.

Cancellare la legge Fornero non è lesa maestà, purché non si torni al passato

Adesso, chiunque andrà al governo dovrà passare dai proclami ai fatti. Chiediamoci in quali scenari sarebbe ipotizzabile pensare che la legge Fornero verrebbe cancellata. Nel caso di accordo tra centro-destra e PD, con o senza Salvini premier, il tema potrebbe diventare oggetto di trattative tra i due schieramenti. Facciamoci caso: converrebbe a entrambi ammorbidire le regole per andare in pensione, consentendo ai lavoratori di farlo prima dei 67 anni. Lega e Forza Italia manterrebbero la parola data e lo stesso PD potrebbe cercare così di risalire la china tra impiegati e operai, segmenti di elettorato in cui si mostra debolissimo.

L’appello di Confindustria

Se la Lega si alleasse con i 5 Stelle, le probabilità che la legge Fornero venisse smantellata vi sarebbero tutte, perché anche i grillini avevano promesso maggiore flessibilità. Anzi, i due schieramenti potrebbero persino spingersi a varare modifiche più radicali, sebbene i mercati condurrebbero entrambi a più miti consigli. Da registrare nelle scorse ore due prese di posizione importanti nel mondo dell’industria. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, si è detto non spaventato del Movimento 5 Stelle, essendo esso un “partito democratico”, limitandosi a invitare chiunque andrà al governo di non eliminare provvedimenti positivi per la crescita, come il Jobs Act e Industria 4.0. E l’ad di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, aveva usato poco prima simili parole per grillini e leghisti, sostenendo che non ci sarebbe da avere paura e che in Italia vi sarebbe stato “di peggio”, notando per la seconda volta in poche settimane di non riconoscere più l’ex premier Renzi.

Confindustria torna a fare politica e sulla ripresa avverte: votate bene!

E nel caso di un governo tra PD e M5S? Minori le probabilità che la legge Fornero venga riformata ed eventualmente non in maniera radicale. Il tema non rientrava tra le promesse dei democratici e i grillini non lo porrebbero come priorità, avendo un elettorato più giovane e molto meridionale. E la questione è più avvertita al nord, dove effettivamente esistono più lavoratori con 40 anni e anche oltre di contributi versati, i quali non possono andare in pensione con le nuove regole previdenziali, dovendo attendere qualche anno in più o i 67 anni di età anagrafici richiesti dall’anno prossimo.

I rischi e le resistenze

Infine, il governo di scopo. Si limiterebbe a pochi provvedimenti nella transizione alle elezioni anticipate e molto difficilmente varerebbe una misura così significativa, anche perché non converrebbe a nessuno. Il centro-destra e l’M5S, ad esempio, si priverebbero di un argomento forte in campagna elettorale, mentre il PD non ci guadagnerebbe nulla, essendo stata l’eventuale cancellazione una misura di tutti, ossia di nessuno.

In ogni caso, le resistenze saranno forti e arriveranno da mercati, Confindustria ed Europa. Ieri, l’agenzia Moody’s ha invitato la politica italiana a non toccare la legge Fornero per non intaccare la sostenibilità del nostro debito pubblico. Se accadesse, scrivono i suoi analisti tra le righe, il rating sovrano sarebbe a rischio. Nello specifico, verremmo declassati a “junk” o “spazzatura” con qualche retrocessione ulteriore rispetto ai livelli attuali. Uno scenario, che potrebbe essere allontanato da una revisione “soft” delle misure, oltre che fornendo le dovute coperture richieste nel medio termine. Rinviare di qualche anno l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni costerebbe poco più di un miliardo subito, mentre servirebbero maggiori risorse per offrire a tutti i lavoratori un trattamento morbido per l’uscita anticipata dal lavoro, magari legandola alla contribuzione versata, oltre che al requisito anagrafico. Serviranno credibilità e misure solide per non dare il segnale di un lassismo fiscale che non potremmo permetterci. Ma moltissimo dipenderà dalle formule di governo. Ad oggi, troppo presto per parlare di contenuti, visto che regna il caos sul fronte politico-istituzionale.

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni, Politica, Politica italiana

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