Legge di Bilancio, più tasse ai cittadini se il deficit aumenterà ancora: l’allarme di Confindustria

Il primo effetto di un aumento del deficit oltre il 2,4 per cento comporterà maggiori tasse per i cittadini italiani.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Il primo effetto di un aumento del deficit oltre il 2,4 per cento comporterà maggiori tasse per i cittadini italiani.

La nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, dove è incluso l’aumento del rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento, ha scatenato la reazione dei mercati finanziari e non solo. Sulla prossima manovra finanziaria, infatti, si è espressa oggi Confindustria tramite il proprio Centro studi, che ha elaborato un’analisi non proprio confortante su quello che potrebbe essere il futuro prossimo degli italiani. Proseguono dunque le critiche rivolte all’esecutivo, dopo gli attacchi provenienti dai banchi dell’opposizione, su tutti il Partito democratico dell’attuale segretario nazionale Maurizio Martina.

Oltre al deficit 2,4%: le osservazioni di Confindustria

Il piano ambizioso del governo Movimento 5 Stelle-Lega Nord si poggia sul superamento della legge Fornero, l’introduzione del reddito di cittadinanza e l’avvio della flat tax. Secondo quanto osserva Confindustria, la spesa complessiva per confermare in blocco quanto scritto nella NaDef (nota di aggiornamento al Def) potrebbe richiedere un deficit ancora più alto rispetto al 2,4 per cento dichiarato dall’esecutivo. Se così fosse, l’asticella del deficit si avvicinerebbe alla soglia limite del 3 per cento, andando a ripercuotersi pesantemente sulle famiglie italiane (senza tenere conto della reazione dei mercati finanziari qualora si prospettasse tale scenario).

Più tasse per i cittadini?

Il primo effetto di un aumento del deficit oltre il 2,4 per cento comporterà maggiori tasse per i cittadini italiani. A patto di trovare coperture credibili, il Centro studi di Confindustria parla esplicitamente della possibilità che il cosiddetto governo del popolo aumenti in futuro le tasse. Confindustria però non vede tutto nero. Infatti, in alcuni passaggi la principale organizzazione che rappresenta gli imprenditori italiani parla di “metodo del governo condivisibile sempre che venga affrontata la questione dell’economia reale”. In aggiunta, il Centro studi ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil pari allo 0,2 per cento in meno rispetto a quanto prospettato inizialmente.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia