Legge Anticorruzione, Napolitano firma. Minimizzata la concussione, vero “vizietto” dei nostri politici. Incandidabilità pronta per le elezioni 2013

Con la firma di Giorgio Napolitano a favore della legge anticorruzione e col governo che si gioca la carta della incandidabilità di coloro che hanno subito condanne penali si vorrebbe rendere il parlamento più pulito, ma come sempre ci saranno le solite eccezioni.

di Claudio Forleo, pubblicato il
Con la firma di Giorgio Napolitano a favore della legge anticorruzione e col governo che si gioca la carta della incandidabilità di coloro che hanno subito condanne penali si vorrebbe rendere il parlamento più pulito, ma come sempre ci saranno le solite eccezioni.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha posto ieri la sua firma sull’ultima legge-slogan del governo Monti, ma l’autografo più leggibile rimane quello della Casta. La corruzione è un cancro che si divora, stima al ribasso, 60 miliardi di euro l’anno. E il Parlamento ha deciso di curarla con massicce dosi di aspirina. Il vero obiettivo era un altro: avere qualcosa da “vendere” durante la prossima campagna elettorale. Intanto il governo, sotto la regia del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, sta studiando un decreto sull’incandidabilità dei condannati, le cui maglie rischiano di essere talmente larghe da lasciare passare chiunque.

ANTI-CORRUZIONE, QUELLO CHE C’E’ E COSA MANCA

La legge anti-corruzione ha introdotto nuove fattispecie di reato e ne ha modificate altre. Il traffico di influenze dovrebbe andare a colpire cricche e lobby, quelle che utilizzano le conoscenze con la politica o con uomini della Pubblica Amministrazione per ottenere indebiti vantaggi.  Il nuovo delitto sarà rubricato all’articolo 346 bis del Codice penale (da uno a tre anni di reclusione). Ed è proprio questo il problema: per pene così misere non sarà possibile utilizzare le intercettazioni, lo strumento più efficace per scoprire questo genere di reato. Viene inserito nel Codice penale anche il reato di corruzione fra privati, come l’Europa ci chiedeva di fare da oltre un decennio. Il senso di una norma del genere è adattarsi al mondo che cambia, dove molti appalti vengono affidati a società miste, e in cui consulenti e faccendieri giocano ruoli determinanti. Purtroppo la legge punisce solo i vertici delle strutture private, non i dipendenti o i quadri intermedi. Nell’articolato non vengono presi in considerazione alcuni cardini di quella che dovrebbe essere una seria legge anti-corruzione: il reato di auto-riciclaggio, il ripristino del falso in bilancio depenalizzato nel 2003 dal governo Berlusconi e una norma che blocchi i tempi di prescrizione una volta che la Procura ha richiesto il rinvio a giudizio.

LE MODIFICHE ALLA CONCUSSIONE

Dulcis in fundo il governo ha messo mano alla concussione, reato che può essere commesso solo dal pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio,  e che consiste “nel farsi dare o nel farsi promettere, per sé o per altri, denaro o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione”.  Il governo ha diviso in due il reato. 1) la concussione per costrizione nei confronti del privato da parte del pubblico ufficiale che avanza una richiesta in forza della sua autorità sarà punita con pena da 6 a 12 anni. 2) la concussione per induzione sarà punita con pene da 3 a 8 anni. Qual è la differenza? Se io pubblico ufficiale “minaccio” Tizio per ottenere quello che voglio (“ti faccio perdere il posto”) verrò processato per la prima fattispecie. Nel caso invece ottenessi quello che voglio semplicemente facendo “pesare” il mio ruolo, lasciando intendere a Tizio che gliene sarei molto grato, allora verrò processato per la seconda fattispecie. La differenza è sostanziale, perchè i termini di prescrizione vengono ridotti da 15 a 10 anni. E chi è attualmente imputato di concussione per induzione? Silvio Berlusconi nel processo Ruby, a causa della telefonata alla Questura di Milano in cui chiedeva che “nipote di Mubarak” venisse affidata a Nicole Minetti. Tra i beneficiari c’è anche Filippo Penati, ex numero uno della segreteria politica di Bersani, imputato a Monza per il “sistema” messo in piedi a Sesto San Giovanni all’epoca in guidava la Provincia di Milano.

INCANDIDABILITA’ PER POCHI

Il governo vuole giocarsi anche la carta del decreto sugli incandidabili e vietare l’ingresso in Parlamento, nei Consigli comunali e regionali a chi ha ricevuto condanne penali. Idea magnifica se non fosse che la prima bozza passata alla stampa è talmente “leggera” (esclusi solo i condannati definitivi per una pena superiore ai due anni)  da rendere incandidabili solo un pugno di politici. Esempio: Marcello Dell’Utri, condannato in Appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe candidabile. Ci sono poi molti punti da chiarire. Chi ha patteggiato una pena inferiore ai due anni sarà candidabile? E chi ha scelto di essere processo con la formula del rito abbreviato (che riduce automaticamente la pena di un terzo)? Quali saranno i reati contemplati dal decreto, oltre a quelli contro la Pubblica Amministrazione? Come ci si comporta con i condannati in primo o secondo grado, ma prescritti in Cassazione molto spesso grazie alla Ex-Cirielli che il governo si è ben guardato dal modificare?

A colpi di slogan l’opinione pubblica potrebbe convincersi che il prossimo Parlamento sarà profumato come un campo di gigli e che pagheremo meno tasse al sistema corruttivo di questo Paese. Salvo poi ritrovare a Montecitorio e Palazzo Madama sempre le solite facce e staccare ogni anno il solito assegno da 60 miliardi di euro.

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Argomenti: Politica