Legge anti-omofobia: perché l’emendamento Gitti ne altera i contenuti

Cosa c'è che non va nella legge anti-omofobia? Perché l'emendamento Gitti genera polemiche e discussioni? Diamo un'occhiata al subemendamento che non piace a tanti e vediamo come altera i contenuti della legge originale.

di , pubblicato il
Cosa c'è che non va nella legge anti-omofobia? Perché l'emendamento Gitti genera polemiche e discussioni? Diamo un'occhiata al subemendamento che non piace a tanti e vediamo come altera i contenuti della legge originale.

Cosa c’è che non va nella legge anti-omofobia passata recentemente alla Camera? Quali sono i lati oscuri del provvedimento e perché la maggioranza si è divisa sul testo, tra favorevoli (228), contrari (57) e astenuti (108)? Ciò che pesa di più è l’opposizione congiunta di Movimento 5 Stelle e Sel, uniti e compatti contro un ddl definito “farsa”. L’entusiasmo del PD non ha dunque ragione di essere? Forse per comprendere meglio cosa non va nella legge anti-omofobia, bisognerebbe passare la parola ai diretti interessati, alle associazioni di settore: sono proprio queste, infatti, ad aver espresso il proprio dissenso nei confronti di un ddl troppo politically correct, una semplice propaganda, una legge “di facciata”. Soprattutto grazie alla comparsa dell’emendamento Gitti.   LEGGI ANCHE Protesta M5S “al bacio” contro il ddl omofobia [VIDEO]  

Legge anti-omofobia: un’analisi storica

Negli ultimi anni molti politici si sono espressi in termini negativi contro gli omosessuali, mentre una parte ha sempre perseguito una via per far conquistare loro (come se di conquista si dovesse veramente parlare) pari diritti e una dignità sociale che troppo spesso si è infranta contro il muro dell’intolleranza e dell’ignoranza. L’art. 3 della Costituzione, evidentemente, non si è fatto rispettare abbastanza: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.   Il ddl è passato alla Camera e adesso è atteso al vaglio del Senato, ma in molti sperano che PD, M5S e Sel, almeno in quell’ambito, siano compatti nel ripristinare la legge originale. Perché? Cosa c’è che non va in un disegno di legge contro l’omofobia che per tutta la settimana ha fatto discutere? Lo stesso Fatto Quotidiano lo ha definito un “monstrum“, ripercorrendo le numerose tappe che ha dovuto attraversare una legge contro l’omofobia nel corso degli anni? Avendo incassato due rifiuti (uno nel 2009, dove si contestava la definzione di orientamento sessuale troppo estendibile a ogni tipo di perversione, l’altro nel 2011, dove si contestava un migliore trattamento sociale per gli omosessuali a dispetto delle altre categorie di cittadini), il ddl sull’omofobia del 2013 sembrava rappresentare un passo in avanti per il nostro Paese, sotto l’aspetto della dignità sociale.

 

Legge anti-omofobia: l’anomalia dell’emendamento Gitti

E invece ecco spuntare un subemandamento fieramente proposto dall’onorevole Gregorio Gitti (Scelta Civica), in cui si afferma: “Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni”. Cosa significa questo? Quello che c’è scritto: leggendo bene, si può notare come l’emendamento Gitti annulla in parte l’intera legge anti-omofobia, precisando la relatività di termini come “discriminazione” o “istigazione alla discriminazione” e liberalizzando parzialmente le condotte di certi movimenti politici, sindacali, di culto e via dicendo. Sostanzialmente, a ben vedere, resta tutto come prima: e nonostante il relatore del ddl Ivan Scalfarotto pensi che l’emendamento non influenzi né alteri la legge ma che sia un semplice compromesso, dal testo che avete appena letto si evince come tutto quello che sia stato scritto nel testo originale perda di valore nel momento in cui si concede, ad esempio, a movimenti politici di esprimere le proprie idee intolleranti verso una determinata categoria di persone.

 

Legge anti-omofobia: le altre reazioni

Così la pensa anche l’Arcigay Bat, che in un comunicato ha voluto esprimere tutto il proprio dissenso riguardo all’emendamento e augurandosi infine che “il Senato corregga questa legge ed elimini il vergognoso subemendamento Gitti, così come auspicato dall’onorevole Pollastrini del PD”. Inoltre, si chiede “al PD di concludere l’accordo con Movimento 5 Stelle e Sel così come accaduto in sede di pregiudiziali”. Il leader di Sel, Nichi Vendola, ha intanto espresso tutto il suo rammarico su Twitter, scrivendo: “Davvero triste che il PD invece di votare buona legge contro omofobia, sia preoccupato di ben altro”. Insomma, la parola passa ora al Senato, ma qualcosa ci dice che resterà tutto immutato.

Argomenti: