L’egemonia USA a rischio con il “tradimento” dell’Europa, ecco la minaccia dell’Aiib

L'Aiib è la nuova banca per gli investimenti nelle infrastrutture nell'Asia. L'Europa, a patire dal Regno Unito, aderirà al progetto, attirandosi le ire degli USA, che vedono a rischio la loro supremazia, esercitata attraverso l'FMI e la Banca Mondiale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Aiib è la nuova banca per gli investimenti nelle infrastrutture nell'Asia. L'Europa, a patire dal Regno Unito, aderirà al progetto, attirandosi le ire degli USA, che vedono a rischio la loro supremazia, esercitata attraverso l'FMI e la Banca Mondiale.

Si chiama Aiib, acronimo per “Asian Infrastructure Investment Bank”, e potrebbe rappresentare la fine dell’egemonia finanziaria americana nel mondo. L’istituto è stato fondato dalla Cina e mira a creare un organismo, che al pari dell’Asian Development Bank, di altri istituti regionali e della Banca Mondiale, finanzi lo sviluppo delle infrastrutture nell’Asia. Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, l’Aiib ha subito riscontrato la partecipazione del Regno Unito, che nonostante le critiche dell’amministrazione Obama a un progetto, che potrebbe rafforzare il peso anche politico di Pechino nel mondo, ha dato il suo assenso all’operazione, così come le trattative per l’adesione sono state benedette da un altro governo alleato degli americani, quello australiano del premier Tony Abbott. In fila per entrare a far parte dell’Aiib ci sono anche Germania, Francia e Italia.

Egemonia USA scricchiola

L’Aiib vede già tra i partecipanti anche paesi come Vietnam e India; naturale che Washington veda come fumo negli occhi un organismo pericolosamente concorrente di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Fino a quando esso era relegato alla dimensione asiatica, il problema sembrava circoscritto, ma adesso che l’Europa ha “tradito”, gli USA vedono scricchiolare il loro impero finanziario.   APPROFONDISCI – La de-dollarizzazione avanza: accordo Argentina-Cina per scambi in valute locali   Ma perché alleati fedeli come Londra hanno aderito a un progetto dalla chiara impronta di sfida verso l’America? Due le ragioni fondamentali: l’Europa, Regno Unito in testa, ha capito che l’Aiib sarebbe nata ugualmente. Allora, meglio farne parte, avendo così la possibilità di influire sui processi decisionali, evitando che la Cina resti l’unica super-potenza a guidare l’organismo, potenzialmente in grado così di estendere la sua influenza a tutta l’Asia, e non solo. Secondariamente, l’Occidente già sviluppato e progredito ha bisogno che le economie emergenti e quelle ancora nemmeno affacciatesi alla finestra della globalizzazione crescano ed escano dal sottosviluppo, potendo contare su una maggiore domanda globale. Ma per crescere c’è fame di infrastrutture. Parliamo di porti, aeroporti, strade, autostrade, ferrovie e quant’altro necessario per il trasporto delle merci e per lo spostamento delle persone.

La fame di infrastrutture nel mondo e la carenza di investimenti

Una ricerca di McKinsey & Company ha stimato che da qui al 2030, il pianeta avrebbe bisogno di investimenti in infrastrutture per 57.000 miliardi di dollari, oltre 3 volte il pil americano. Al confronto appaiono ridicoli i 1.000 miliardi disponibili del Fondo Monetario Internazionale e i 160 miliardi dell’Asian Development Bank, la quale ha ammesso che la sola regione asiatica necessiterebbe di maggiori investimenti infrastrutturali per 800 miliardi di dollari in più all’anno. Nulla sarebbero anche i 500 miliardi della Banca Mondiale.   APPROFONDISCI – La guerra al dollaro continua: i Brics creano riserve comuni per $100 miliardi   L’Aiib metterà sul piatto la cifra iniziale di 50 miliardi, di cui la Cina farà la parte del leone, potendo attingere alle sue riserva valutarie di 3,800 miliardi di dollari, il 30% dei 12.000 miliardi iscritti a riserva dalle banche centrali dell’intero pianeta. Che la Cina impieghi parte delle sue riserve, accumulate con politiche di dumping commerciale e con uno yuan volutamente tenuto sottovalutato in questi anni contro le altre valute, non sarebbe un fatto negativo, contribuendo così a restituire parzialmente alle altre economie quanto sarebbe stato a volte loro sottratto con pratiche commerciali discutibili.

I rischi dell’operazione Aiib

E’ vero, però, al netto dell’interesse dell’America a respingere l’operazione alla nascita, che il rischio di questa banca per lo sviluppo consisterebbe nell’assecondare le mire espansionistiche di Pechino nel resto dell’Asia, mettendo in crisi istituzioni universali come l’FMI e la Banca Mondiale. Ricordiamoci che i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) hanno già dato vita da un anno a questa parte a un loro Fondo Monetario, per quanto ancora operativamente quasi ininfluente. Le economie emergenti, con in testa Cina e India, reclamano maggiore influenza negli organismi internazionali e attendono ancora che l’FMI adegui il suo statuto alla mutata geo-politica mondiale. Ad oggi, l’FMI è sempre stato guidato da un europeo, la Banca Mondiale sempre da un americano, in virtù di un accordo non scritto tra USA ed Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel board dell’FMI possono sedere solo i 5 maggiori paesi finanziatori, con la conseguenza che quasi tutto il pianeta non trova alcuna rappresentanza in esso. L’Europa rischierebbe, in sostanza, di dare spazio alle velleità cinesi, ma l’alternativa sarebbe di restare a guardare che la Cina si prenda da sola l’Asia e dopo il resto delle economie emergenti, come l’America Latina. La supremazia americana nel mondo sarebbe, in ogni caso, destinata ad essere ridimensionata. Lo dicono i numeri dell’economia.   APPROFONDISCI – La Cina rafforza lo yuan e accelera la dedollarizzazione del commercio mondiale

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia USA, Economie Asia