L’effetto spread sui conti pubblici vale già 4 miliardi di euro

I rendimenti dei BTp sono in salita da settembre e stanno facendo tornare a crescere la spesa per interessi dello stato. Per i conti pubblici è già una piccola mazzata.

di , pubblicato il
I rendimenti dei BTp sono in salita da settembre e stanno facendo tornare a crescere la spesa per interessi dello stato. Per i conti pubblici è già una piccola mazzata.

I rendimenti dei BTp sono tornati a salire nelle ultime settimane, dopo avere toccato i minimi storici a settembre. Il decennale si avvicina all’1,40%, ai massimi da quasi tre mesi. Stava allo 0,80% due mesi e mezzo fa. Lo spread con i Bund della Germania si allarga nuovamente, arrivando a 180 punti base giovedì pomeriggio, in netta lievitazione dai poco più di 130 di fine settembre.

Cosa succede? Nel frattempo, i titoli di stato della Grecia ci hanno sorpassato, nel senso che a tratti offrono rendimenti inferiori ai BTp sulle scadenze dai 5 ai 10 anni, con differenziali ormai a meno di 15 bp per le scadenze superiori.

Guardando ai risultati del Rendistato della Banca d’Italia, scopriamo che mediamente i rendimenti mediamente in Italia siano scesi allo 0,57% nel mese di settembre, risalendo allo 0,60% in ottobre. Una risalita di scarsissimo significato sul piano dei numeri, ma segnalando comunque un’inversione di tendenza per la prima volta da maggio. E monitorando l’andamento del mercato, otteniamo che nella prima metà di novembre, sempre in media, i rendimenti sovrani italiani siano cresciuti allo 0,80%.

Questo significa che da settembre, i BTp ci costano lo 0,20% in più. Considerando che alla fine di agosto risultavano in circolazione titoli di stato emessi dal Tesoro per un controvalore di 2.040 miliardi di euro, l’aggravio per i conti pubblici sarebbe stimabile in 4 miliardi, circa lo 0,23% del pil. Parliamo di un aumento “a regime”, cioè quello che subiremmo entro un lasso di tempo di circa 7 anni, la durata media del nostro debito pubblico, rispetto ai minimi toccati un paio di mesi fa.

Il debito pubblico ci costa meno: la spesa per interessi continua a scendere, nonostante lo spread

Risparmi sul debito già scontati a bilancio

E se fosse solo l’inizio? La tendenza rialzista dei rendimenti si registra un po’ su tutti i mercati avanzati e proseguirebbe nel caso in cui le prospettive di crescita globali si rivelassero migliori delle attese. Nel caso dell’Italia, però, rema contro anche l’incertezza politica. Venute meno le preoccupazioni su una ormai improbabile “Italexit”, le nubi si addensano su capacità di ripresa dell’economia e tenuta del governo in carica.

Attenzione, però, perché quest’anno la spesa per interessi dovrebbe attestarsi al 3,4% del pil, per cui i rendimenti si mostrano ancora a un quarto del costo medio sostenuto dal Tesoro sul debito sin qui emesso. Ciò significa che, per quanto il rialzo dovesse proseguire anche nei prossimi mesi, i risparmi per lo stato resterebbero salvi.

Il problema è semmai che, ai fini di bilancio, il governo ha già messo in conto che quei risparmi vi siano e che il costo medio del debito debba scendere sotto il 3% entro il prossimo triennio. Pertanto, è ai numeri già inseriti nelle previsioni del Tesoro che bisogna guardare per verificare eventuali scostamenti ai danni del bilancio pubblico. In altre parole, in sé il costo del debito rimane calante, ma questo il governo lo ha già scontato, per cui dobbiamo sperare e fare di tutto, affinché i cali restino quanto più marcati possibili, altrimenti dovremmo trovare altri miliardi per coprire il “buco” che si creerebbe tra previsioni e realtà.

Spread in picchiata, già risparmiati interessi per 40 miliardi sul debito pubblico italiano

[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>