L’economia mondiale non potrà contare sulla Cina

La Cina importa sempre meno dal resto del mondo, non contribuendo al rilancio dell'economia globale.

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La Cina importa sempre meno dal resto del mondo, non contribuendo al rilancio dell'economia globale.

I dati sulle importazioni e le esportazioni a settembre in Cina erano abbastanza attesi per verificare se la seconda economia del pianeta stia contribuendo, nel bel mezzo del rallentamento della sua crescita, al riequilibrio del mercato globale o meno. Stando all’insieme delle cifre fornite da Pechino, si deducono ragionamenti pessimistici. Le importazioni sono scivolate su base annua del 17,7%, in accelerazione dal -14,3% di agosto e segnando l’11-esimo calo consecutivo, Le esportazioni sono diminuite, sempre su base annua, dell’1,1% in yuan, meno delle attese, portando il surplus della bilancia commerciale a 376,2 miliardi di yuan o 59,4 miliardi di dollari, ovvero vicino al record. Letti in dollari, i dati suggeriscono un calo delle importazioni del 20,4% e delle esportazioni del 3,7%.

La Cina non sostiene l’economia mondiale

Cosa indicano queste cifre? La Cina ha registrato un tonfo delle esportazioni per via del calo dei prezzi delle materie prime e anche per la sua tiepida domanda interna, mentre la svalutazione dello yuan di agosto avrebbe limitato gli effetti negativi sulle esportazioni, rilanciando nel breve termine la competitività dell’economia, specie con riguardo alle altre emergenti. Visto così, lo scenario non appare affatto positivo per l’economia globale, perché da un lato vengono confermate le stime sul pil della Cina, che quest’anno dovrebbe crescere meno del 7% (obiettivo fissato dal governo di Pechino), mentre dall’altro si prende atto che la crescita del pianeta non sarebbe sostenuta dal Dragone asiatico. Infatti, la Cina starebbe fallendo nell’intento di spostare le direttrici della sua crescita dalle esportazioni ai consumi interni.

Da Pechino una mano d’aiuto per le quotazioni del greggio

Dunque, il pil dell’Eurozona, del Giappone, degli USA e delle altre economie, emergenti incluse, dovrà fare sostanzialmente a meno della Cina per registrare un’accelerazione della sua crescita, operazione alquanto complicata.

Per il resto, i dati confermano che Pechino funge da floor per i prezzi del petrolio, avendo importato a settembre la media di  6,83 milioni di barili al giorno, l’8,6% in più di agosto. Nei primi 9 mesi dell’anno, la Cina ha importato 249 milioni di tonnellate di greggio, in crescita su base annua dell’8,8%, approfittando del tracollo delle quotazioni per accumulare riserve strategiche per 200 milioni di barili, da portare a 500 milioni entro il 2020. Chi confida nelle esportazioni verso la Cina per rilanciare la sua crescita è rimasto deluso. Per questo, la lettura dei dati è complessivamente positiva per la Cina e negativa per il resto del pianeta.

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