L’economia in Grecia si sta riprendendo poco e male, investimenti ancora al palo

La Grecia va ad elezioni anticipate il prossimo 7 luglio. Le ha volute il premier Alexis Tsipras, la cui SYRIZA ha perso le elezioni europee con 9 punti di distacco in favore di Nuova Democrazia. La sinistra radicale è stata severamente punita alle urne dopo 52 mesi al governo, quando pure l’economia inizia a mostrare […]

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La Grecia va ad elezioni anticipate il prossimo 7 luglio. Le ha volute il premier Alexis Tsipras, la cui SYRIZA ha perso le elezioni europee con 9 punti di distacco in favore di Nuova Democrazia. La sinistra radicale è stata severamente punita alle urne dopo 52 mesi al governo, quando pure l’economia inizia a mostrare […]

La Grecia va ad elezioni anticipate il prossimo 7 luglio. Le ha volute il premier Alexis Tsipras, la cui SYRIZA ha perso le elezioni europee con 9 punti di distacco in favore di Nuova Democrazia. La sinistra radicale è stata severamente punita alle urne dopo 52 mesi al governo, quando pure l’economia inizia a mostrare segni tangibili di ripresa dalla depressione in cui è precipitata dopo il 2007.

I numeri, però, non autorizzano ancora a parlare di vera uscita dalla crisi. Il pil resta di quasi il 24% più basso rispetto al 2007 ed è sì tornato a crescere dopo 8 anni di recessione, ma a ritmi inferiori al 2%. Ci si aspetterebbe altro da un’economia scaraventata negli abissi.

Il leader conservatore Kyriakos Mitsotakis ha avuto buon gioco nel ribadire che si potrebbe parlare di crescita con il pil a +4% e non al 2%. E il problema sembra persino più profondo. Lo scorso anno, ad esempio, a fronte di un +1,9%, l’1% è stato dovuto al turismo. In pratica, più della metà della crescita in Grecia è trainata dall’unica vera industria nazionale, che incide nella sua misura estensiva tra il 25% e il 30% del pil e occupa un sesto dei lavoratori. Di questo, il 90% del fatturato arriva dall’estero. E per quanto le bellezze della Grecia siano indubbie, nessuna ripresa stabile può basarsi solamente sul flusso in aumento dei turisti stranieri.

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Gli investimenti restano, invece, al palo. Nel 2018, hanno inciso solo per il 13,7% del pil, circa 5,5 punti in meno della media UE e di gran lunga inferiori all’era pre-crisi, quando si attestavano a una media del 25%. La mancata ripartenza è dovuta essenzialmente alla scarsa fiducia sia all’estero che in patria sui reali progressi conseguiti da Atene con l’agenda delle riforme, realizzata in parte e solamente dietro costanti pressioni della Troika (UE, BCE e FMI). In tal senso, l’eventuale addio di Tsipras al governo e l’arrivo di una maggioranza europeista e liberale in economia farebbero bene, magari attirando capitali esteri sinora rimasti alla finestra.

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Di certo, a un ritmo di crescita del 2% all’anno, alla Grecia servirebbero altri 11 anni per tornare ai livelli di ricchezza pre-crisi. Nel frattempo, sarebbero trascorsi ben 23 anni, oltre due decenni perduti solo per risalire la china. Troppi. Serve un’accelerazione, che non potrà che passare da un’economia resa più libera e sgravata dalle alte tasse, che riesca a diversificare le fonti di creazione della ricchezza, sinora essenzialmente legate al turismo da un lato e al settore navale dall’altro, quest’ultimo incidente per circa il 7% del pil. E servono relazioni migliori con i creditori pubblici, che ancora detengono l’83% del debito pubblico ellenico, perlopiù nelle mani degli altri governi dell’Eurozona. In previsione di un cambio di rotta politico, i bond sono in rally da settimane e i rendimenti a 10 anni hanno aggiornato i minimi storici oggi, scendendo sotto il 3%, attestando al 2,98% a metà seduta, praticamente appena 25 punti base in più dei BTp di pari durata.

Del resto, i mercati finanziari stanno scontando uno scenario futuro non peggiore di quello odierno, anche in considerazione del fatto che i creditori privati abbiano accusato già forti perdite con la ristrutturazione del debito nel 2012 e che al prossimo giro, eventualmente spetterà ai creditori pubblici fare la propria parte, essendo i detentori della quasi totalità delle esposizioni sovrane di Atene, pari a circa il 180% del pil. Con un po’ di crescita in più, magari grazie a un avanzo primario più contenuto che allenti l’austerità fiscale di questi anni, e una revisione delle condizioni annesse ai salvataggi internazionali dell’ultimo decennio, ci sarebbe spazio per proseguire il rally obbligazionario.

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