Le verità di Ignazio Marino fanno tremare il PD e Renzi

Le verità di Ignazio Marino sono contenute in un libro dal titolo emblematico: Un marziano a Roma. Ma forse Marino, marziano a Roma, non lo è più.

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Le verità di Ignazio Marino sono contenute in un libro dal titolo emblematico: Un marziano a Roma. Ma forse Marino, marziano a Roma, non lo è più.

Non è noto se sarà tra gli attendenti alla poltrona del Campidoglio ancora una volta, ma stavolta fuori dalle schiere ufficiali del PD, ma l’impressione è che Ignazio Marinomarziano a Roma“, dal titolo del suo libro, non lo sia poi così tanto. In primis perché forse ha imparato i giochi sporchi della politica, a sporcarsi le mani anche lui, ad assalire questo o quell’altro; in secondo luogo perché sa ciò di cui parla, ed è una realtà con la quale tutti dovrebbero fare i conti prima o poi. Dovrà farla sicuramente il futuro sindaco, chiunque sia eletto, e non è un caso che nessuno voglia davvero farlo questo sindaco di Roma. La città è nel caos, politico e amministrativo, e ci vorrebbe un Messia o un Dittatore a tempo per sistemare la maggior parte delle cose. La conferenza stampa di presentazione del suo libro, Ignazio Marino l’ha sfruttata per fare uno show, che è politico e antipolitico al tempo stesso: l’idea generale è questa, “mi avete gettato polvere sopra per un sacco di tempo, adesso tocca a me”. E l’impressione è anche che forse il libro sia meno interessante di quello che Marino ha snocciolato in conferenza davanti alla platea dei giornalisti.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Ignazio #Marino, un marziano a Roma, forse non lo è più[/tweet_box]   Lo spettacolo oggi lo ha fatto Marino, prendendosi qualche rivincita su tutte quelle persone che si sono scagliate contro di lui. Dai politici ai cittadini: questi ultimi le sue verità potranno leggerle nel libro, ma i primi sono stati criticati pubblicamente, come Marino fu a suo tempo. Pugnalato alle spalle, come Giulio Cesare. E neppure sul caso scontrini Marino tenta una timida difesa, anzi: la miglior difesa è sempre l’attacco. E così attacca Renzi. Il senso è questo: “Mi fate le storie per gli scontrini, ma quando Renzi era presidente della Provincia e includeva nelle spese di rappresentanza ben 600 mila euro, contro i 12 mila spesi da me?” Un contrattacco insomma, che perde di vigore quando si pensa che un furto di minore entità non è pari a quello di maggiore entità ma sempre furto rimane. Tuttavia, la guerra politica di questi ultimi anni si fa attraverso i megafoni, e quale megafono risuona di più di quello della stampa.   E così scandagliando i vari media nazionali già comincia a intravedersi quell’opinionismo sin dal titolo: dipende ovviamente dallo schieramento politico-istituzionale del giornale, ma la guerra megafonica si fa anche attraverso e sui media. Stiamo parlando di poteri forti? No, ne parla Marino, che afferma come Roma non possa essere cambiata perché la politica non vuole che sia cambiata, perché la Regione è contraria al cambiamento della sua capitale, e che fa di tutto per fermare e rallentare, e di questi blocchi e rallentamenti i cittadini romani ne sapranno sicuramente qualcosa. Marino voleva far fuori le lobby da Roma, mentre Renzi con le lobby ci va a cena e con loro decide: questo il Marino-pensiero, che così facendo si distacca nettamente dal suo schieramento politico. Ma è davvero così?   Non ci va neppure cauto quando parla di governo: Renzi non è stato democraticamente eletto, io sì, afferma l’ex sindaco e ci va ancora già pesante. Quello attuale, infatti, secondo Marino non è affatto un governo di centrosinistra, bensì un governo di centrodestra, con Alfano di Nuovo Centrodestra a fare da vice, e Verdini che gli dà l’appoggio. Tutto tranne che un governo di centrosinistra. Ancora sulla comunicazione, ancora il megafono per spiegare l’attuale situazione politica e per tracciare un profilo del suo più acerrimo nemico – lo si era capito da tempo – ossia Matteo Renzi, che non ha mosso un dito per salvarlo, ma che invece ha spinto un intero pugno per rimandarlo giù.   Marino fa poi la spia sulle mosse del PD, con inviti a trasferirsi negli Stati Uniti e rendersi irrintracciabile per una decina di giorni per cambiare velocemente la giunta, con la nomina del commissario Tronca che è solamente un esecutore di quello che vuole il governo, fino alle minacce di reclusione (metaforica): “Se avessi seguito tutti i consigli del PD forse mi avrebbero messo in cella di isolamento”. E il caso affitti? Non lo ha scoperto certo Tronca: “Nel marzo 2015 abbiamo pubblicato in rete un database di tutti gli immobili del comune, ma voi giornalisti ve ne siete accorti solo un anno dopo con Tronca. Mi fa piacere comunque che questo lavoro venga portato avanti”. Infine Roma merita di ricevere maggiore supporto economico: il raffronto è con le altre capitali. “Parigi riceve dal governo nazionale 1 miliardo all’anno per i costi extra della città. Questa città accoglie mediamente 1.400 manifestazioni nazionali all’anno, la giornata di canonizzazione dei due Papi è costata circa 7 milioni e a pagarli sono stati i contribuenti romani. Londra riceve 2 miliardi di euro all’anno”, insiste Marino, puntando il dito contro la politica del Paese. “Occorre investire sulla capitale, ma bisogna amarla, ed evidentemente il nostro capo del governo non ama Roma”.   Ma alla fine Marino si candiderà o no alle politiche? “Prima serve un programma“, afferma.

Insomma, la risposta alla fine è puramente politica: “ni”.

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