Le vaccinazioni riprendono con AstraZeneca, per ora Italia prima sui richiami e la UE ammette il flop

Ursula von der Leyen ammette il flop europeo sui vaccini e accusa il suo capo-negoziatore, ma annuncia l'aumento delle dosi prenotate per il secondo trimestre.

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Flop vaccini in UE spinge la Commissione ad agire

Dopo giorni sotto attacco mediatico, specie in patria, la tedesca Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha annunciato che la UE otterrà 75 milioni di dosi in più nel secondo trimestre, portando il totale delle consegne entro l’anno a 600 milioni di dosi. Entro l’estate, ha twittato, sarà raggiunto l’obiettivo di vaccinare almeno il 70% della popolazione. Questa settimana, AstraZeneca consegna all’Italia più di 428 mila dosi, seguite da oltre 661 mila per la settimana prossima. Qui, sorge un nuovo problema per il governo italiano, e non solo. Poiché l’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, ha consigliato che questo vaccino venga iniettato a persone di età compresa tra 18 e 55 anni, il piano nazionale che sinora era stato centrato per categorie lavorative rischia di saltare.

Il vaccino di AstraZeneca non verrebbe ritenuto sufficientemente capace di immunizzare la popolazione sopra i 65 anni, mentre per quella tra 55 e 65 anni non vi sarebbero dati sufficienti per esprimersi. Da qui, la raccomandazione dell’Aifa. L’intenzione che sta emergendo sarebbe di utilizzare queste dosi per procedere con le vaccinazioni tra forze dell’ordine, comprese le guardie carcerarie, e gli insegnanti, in quanto categorie esposte. Il punto è che un terzo delle prime e circa 300 mila insegnanti sarebbero over 55. Tanto per fare un esempio, il ritorno in classe degli studenti non sarebbe di per sé garantito, visto che le scuole si ritroverebbero con una parte del personale docente ancora privo di protezione contro il Covid.

Caos vaccino, l’Italia rischia grosso sul taglio delle dosi inviate da Pfizer

La curva dei contagi si abbassa in Israele, paese dei record sui vaccini

I numeri ci dicono che l’Italia ha tagliato il traguardo delle 2 milioni di dosi somministrate.

A ieri, il 2,22% della popolazione italiana risultava avere ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre i vaccinati sfiorano le 660 mila unità, l’1,07% della popolazione. Al momento, siamo lo stato europeo con più vaccinati, cioè con persone che hanno ricevuto entrambe le dosi. La Germania, ad esempio, si ferma allo 0,64%, mentre il Regno Unito allo 0,73%. Quest’ultimo, però, ha coperto con almeno una dose circa il 15% dei britannici. Come si spiega questa differenza tra somministrazioni totali e vaccinati? Londra sta seguendo una strada diversa da quella italiana: il richiamo avviene dopo 3 mesi, così da offrire a una porzione quanto più vasta possibile un minimo di immunizzazione contro la pandemia sin da subito. In Italia, il richiamo è fissato dopo 21 giorni. Il fatto è che i britannici stanno utilizzando perlopiù il vaccino di AstraZeneca, che consente di mettere in campo questa strategia, contrariamente a quello di Pfizer-BioNTech.

Intanto, numeri sempre più strabilianti arrivano da Israele. Su una popolazione di neppure 9,3 milioni di abitanti, le dosi somministrate sono state fino a ieri 5 milioni, pari a una copertura del 56,28%. E più di un milione di israeliani, il 20,68% del totale, è stato già vaccinato, una percentuale di circa 20 volte in più rispetto a quella italiana. E nelle ultime due settimane, la media mobile a 7 giorni dei contagi risulta scesa di oltre il 35%, mentre solamente lo 0,07% dei 750 mila over 60 vaccinati è risultato positivo al Covid. Di questi, appena 38 sono stati ricoverati in condizioni lievi o critiche, una percentuale statisticamente risibile.

Il caso israeliano dimostrerebbe, quindi, che coprendo una percentuale elevata della popolazione con le vaccinazioni si otterrebbero già risultati importanti sul fronte della riduzione dei contagi, sebbene non sia ancora possibile stabilire quanto di questo calo sia accreditabile al “lockdown”. La Germania, che eppure sta rimanendo molto indietro con la campagna vaccinale, continua a puntare sulla copertura integrale della sua popolazione entro l’estate. Se l’obiettivo europeo fosse raggiunto in modo omogeneo tra gli stati comunitari e si rivelasse realistico, l’Italia riuscirebbe entro settembre a vaccinare oltre 40 milioni di persone entro settembre. Sembra troppo bello per essere vero, ma l’ottimismo non dovrebbe mancarci. Vedremo già nelle prossime settimane se saremo in grado di avviare la fase 2, quella che prevede l’avvio delle vaccinazioni per gli over 80.

Fino a quando non saremo stati in grado di immunizzare almeno tutti gli over 60, non potremo tirare alcun sospiro di sollievo. E questo dovrebbe essere un obiettivo da centrare prima dell’estate, così che le attività possano riaprire quasi ordinariamente, essendo molto basso a quel punto il tasso di mortalità.

Vaccinazioni lente in Germania e dietro all’Italia, mentre Israele ha iniziato i richiami

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