Le tasse di Conte uccidono la Sicilia: Coca Cola in fuga e posti di lavoro perduti

Tassa sulla plastica e sullo zucchero una mannaia per l'economia siciliana. La Coca Cola ha già annunciato la chiusura dello stabilimento di Catania e non acquisterà più arance locali per produrre la sua Fanta. A rischio centinaia di posti di lavoro.

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Tassa sulla plastica e sullo zucchero una mannaia per l'economia siciliana. La Coca Cola ha già annunciato la chiusura dello stabilimento di Catania e non acquisterà più arance locali per produrre la sua Fanta. A rischio centinaia di posti di lavoro.

La manovra tassaiola del governo Conte ha già iniziato ad esitare i suoi effetti prima ancora di entrare effettivamente in vigore. E la regione più colpita apparentemente sembra essere la Sicilia, nonostante nei mesi scorsi si fossero accesi i radar sull’Emilia-Romagna, che ospita il distretto dell’imballaggio. Invece, i primi guai arrivano da Catania, dove la Coca Cola ha annunciato la chiusura dello stabilimento Sibeg, dedito da 60 anni esatti all’imbottigliamento. A causa della tassa sulla plastica, spiega la società, la produzione verrà spostata a Tirana, in Albania. A rischio vi sono i 151 posti di lavoro dei dipendenti occupati nel sito etneo, ma l’allarme sta coinvolgendo tutto il comparto, che nell’area vede la presenza di imprese come Tomarchio, Cavagrande, Fontalba, S.Maria e Polara.

E poiché le disgrazie arrivano sempre in compagnia, ecco un secondo annuncio di Fanta, marchio sempre di Coca Cola, secondo cui non verranno più acquistate arance siciliane per la produzione della bevanda. Motivo? Troppe tasse. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche stavolta, sarebbe stato il balzello contenuto nella legge di Stabilità 2020 e che stanga le bevande zuccherate di 0,10 euro al litro. A repentaglio, in questi casi, il fatturato di tante piccole aziende agricole isolane, già alle prese con una concorrenza internazionale agguerrita e che non lascia scampo alle produzioni locali, qualitativamente più elevate, più sicure sotto il profilo alimentare, ma anche più onerose.

Secondo il colosso internazionale, le due tasse peseranno complessivamente per 180 milioni di euro all’anno sui suoi conti in Italia, di cui 140 milioni relativi allo zucchero e 40 alla plastica. Un disastro, che rischia di creare sconquassi occupazionali in tessuti produttivi già molto deboli, come quello siciliano.

L’isola è ultima in Europa per occupazione. Qui, un giovane su due risulta ufficialmente senza lavoro e, in generale, è occupato meno di un residente su tre sopra i 15 anni di età, per l’esattezza solo il 31,7% o 1,31 milioni di unità, stando ai dati Istat.

Sicilia maglia nera del lavoro in Europa

Tasse come soluzione a ogni male

Servirebbe uno shock fiscale per dare una scossa all’economia di aree depresse come quella siciliana, ma non certo del tipo appena varato dal governo Conte, il quale va nella direzione di minacciare il poco lavoro che le imprese locali, nazionali ed estere sono riuscite a creare. Una manovra demenziale quella di quest’anno, che conferma l’incapacità dei governi di Roma di dare risposte serie e strutturali ai problemi dell’economia italiana, concentrandosi sul dito, anziché guardare alla luna.

Non c’è che dire: i “giallo-rossi” hanno finto di formare un governo per evitare maxi-aumenti dell’IVA e sono finiti per aumentare tutto il resto. Non hanno al contempo tagliato un solo euro di spesa pubblica, rinviando al prossimo settembre l’appuntamento consueto con le clausole di salvaguardia, che s’ingrossano di anno in anno come il fegato delle oche allevate per la produzione di foie gras, permettendo ai governi di turno di calciare il barattolo, ma imprigionando imprese, consumatori, lavoratori, risparmiatori e investitori in un limbo senza fine.

L’idea che i conti pubblici si mettano a posto aumentando le tasse è lapalissianamente così demenziale che non servirebbe sprecare tempo a discuterne. Invece, è il pensiero dominante di una classe politica senza connessione con la realtà, che più incassa e più spende e più si convince che dovrebbe incassare ancora di più con azioni di lotta all’evasione fiscale. Nel frattempo, il Meridione è andato, il Nord vivacchia grazie al suo florido passato e a Roma si cincischia di pagamenti elettronici obbligatori, imposta sui patrimoni e fantomatici prelievi forzosi per far quadrare i conti. E la speranza che questa classe dirigente rinsavisca si assottiglia di giorno in giorno.

Tasse su zucchero, plastica, IMU e cuneo fiscale: governo Conte allo sbando totale

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