Le sofferenze bancarie riducono i prestiti in Italia di 130 miliardi

Le sofferenze bancarie impediscono la ripartenza del credito nell'Eurozona, specie in Italia. Sarebbero 900 miliardi i crediti incagliati, 200 nel nostro paese.

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Le sofferenze bancarie impediscono la ripartenza del credito nell'Eurozona, specie in Italia. Sarebbero 900 miliardi i crediti incagliati, 200 nel nostro paese.

Nel suo Global Financial Stability Report, presentato ieri all’Annual Meetings dell’FMI a Lima, Perù, il consigliere finanziario José Vinals si è soffermato sulle sofferenze bancarie nell’Eurozona, valutate in 900 miliardi di euro, di cui 200 in Italia. Se i bilanci delle banche fossero alleggeriti da questi prestiti non performanti, spiega, si potrebbero generare nuovi crediti per un valore di 600 miliardi, di cui 130 nel nostro paese. Per questo, l’istituto propone una serie di soluzioni al problema, come la creazione di una “bad bank” o accollare tali sofferenze ad aziende di Asset Management, che li rivenderebbero quasi subito sul mercato. Tuttavia, lo stesso Vinals riconosce che gli sforzi che si stanno compiendo in Italia su questo versante non sono semplici, perché bisogna fare i conti con le leggi della UE, ma ricorda come in Spagna abbiano dato buoni frutti, perché i crediti deteriorati creano alti costi di gestione, riducono la capacità delle banche di generare profitti, creano rischi per le stesse e pongono un freno all’erogazione di nuovi prestiti.

Le soluzioni proposte dall’FMI

L’FMI stima che nel nostro paese, il rapporto tra crediti non performanti e prestiti complessivi sia salito al 20% nel 2014 (5% nel 2008), ma rassicura sul fatto che non dovrebbe superare tale soglia, anche in considerazione delle migliorate stime sulla crescita economica, visto che in fase di espansione dell’attività si registra solitamente un calo di tale rapporto. Tuttavia, l’istituto stesso riconosce come i dati statistici utilizzati dalla Banca d’Italia segnalino sofferenze bancarie superiori a quelle stimate da Washington, a causa della discrepanza nei metodi di valutazione. In ogni caso, vengono proposti alcuni punti per porre fine al problema.

Secondo l’FMI, la supervisione dovrebbe fare pressione sulle banche, specie il Meccanismo di vigilanza europeo, di cui fa parte la Banca d’Italia; bisognerebbe sviluppare procedure per la rinegoziazione dei debiti in via extra-giudiziale, così come accelerare i tempi dei pignoramenti, che dovrebbero essere contenuti in un anno; incentivare le azioni di svalutazione e ristrutturazione dei debiti incagliati; fare in modo che le banche valutino il collaterale in modo conservativo; imporre limiti temporali sui prestiti incagliati; sviluppare criteri standardizzati per riconoscere con immediatezza le aziende in difficoltà.

Niente ripresa solida senza soluzione a crisi banche

Tutte queste soluzioni, combinate tra di loro, sarebbero in grado di liberare i bilanci delle banche dagli oneri delle sofferenze, che creano uno stallo, in quanto gli istituti non riescono a comprendere quali siano le perdite effettive che prima o poi dovranno iscrivere sui libri contabili, per cui riducono la massa dei prestiti, contribuendo a tenere in stagnazione l’economia di un paese. Se fossero vere le stime dell’FMI, infatti, l’Eurozona potrebbe generare 600 miliardi di euro di nuovi prestiti, pari a circa il 6% del suo pil, mentre in Italia si arriverebbe a 130 miliardi, pari all’8% del pil. Cifre, che dimostrano l’urgenza di una soluzione, anche se il ricorso a una “bad bank” pubblica sarebbe discutibile sotto diversi profili.  

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