Esportazioni italiane in Russia crollate, ma le sanzioni non c’entrano

Esportazioni italiane in caduta libera verso la Russia, ma vi spieghiamo perché le sanzioni non c'entrano niente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Esportazioni italiane in caduta libera verso la Russia, ma vi spieghiamo perché le sanzioni non c'entrano niente.

Le esportazioni italiane verso la Russia sono diminuite nel 2015 del 34% rispetto al 2013, passando da 10,7 a 7,1 miliardi. Si tratta di un crollo di 3,6 miliardi, avvenuto nell’ultimo biennio, in coincidenza con la crisi politico-militare tra Mosca e l’Occidente e la comminazione di sanzioni da parte degli USA e della UE per la crisi ucraina. Inevitabili le polemiche, perché le sanzioni, secondo parte del mondo politico e imprenditoriale italiano, colpirebbero le nostre esportazioni, specie del comparto agro-alimentare. Ma vediamo in dettaglio le cifre e facciamo una breve analisi.

Export Italia crolla verso Russia

Dei 3,6 miliardi di minori esportazioni del nostro Made in Italy, 3,5 riguardano il comparto manifatturiero. Di questo, 648,3 milioni hanno a che fare con i macchinari, 539,2 milioni l’abbigliamento, 399,1 milioni gli autoveicoli, 369,4 milioni le calzature e gli articoli in pelle, 259,8 milioni i prodotti in metallo, 230,2 milioni i mobili e 195,7 milioni le apparecchiature elettriche. L’impatto è stato duro in tre regioni italiane: -1,18 miliardi in Lombardia, -771 milioni in Emilia-Romagna e -688,2 milioni in Veneto. Insieme, rappresentano quasi i tre quarti (72%) dell’intera riduzione delle esportazioni italiane. Il coordinatore dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo, snocciolando i dati, ha chiesto che l’Italia riveda la propria posizione con riguardo alle sanzioni comminate dalla UE contro Mosca, legandole al crollo del nostro export.      

Crisi Russia a causa delle minori esportazioni UE

Tuttavia, sembra che si tratti di un’analisi abbastanza superficiale, perché allargando lo sguardo, scopriamo che la performance delle nostre esportazioni non sarebbe peggiore di quella accusata dagli altri partner commerciali della Russia. Tutt’altro. All’inizio dell’anno, la stessa Mosca aveva comunicato che nel corso del 2015, la Russia ha ridotto del 36,4% le importazioni dal resto del mondo, scese a 161,5 miliardi di dollari. In altri termini, il crollo del Made in Italy presso l’economia post-sovietica sarebbe persino inferiore alla media e riconducibile ad altre motivazioni. Si consideri, che tra la fine del 2013 e oggi, il rublo ha perso più del 38% contro l’euro, per cui il prezzo delle merci esportate verso la Russia è diventato automaticamente molto più elevato rispetto a un paio di anni fa. Inoltre, l’economia russa è in recessione, a causa del crollo delle quotazioni del petrolio, avendo perso poco meno del 4% nel 2015 e attendendosi una timida ripresa solamente l’anno prossimo. Ciò significa che la crisi ha ridotto il potere di acquisto dei russi, che unitamente a un’impennata dei prezzi delle merci importate (per via dell’effetto cambio) ha portato a un tracollo delle importazioni dalla UE, così come dalle altre economie.      

Peso export italiano resta alto

Il peso delle nostre esportazioni sul totale delle merci importate da Mosca è ancora relativamente elevato, pari a circa il 5%. E’ sceso, invece, il peso della Russia sul totale delle nostre esportazioni, passando dal 2,8% del 2013 all’1,7%. Ma anche in questo caso è una questione matematica e positiva per la nostra economia, in quanto la minore incidenza dell’export verso la Russia si deve all’aumento delle nostre esportazioni, che nell’arco del biennio sono aumentate di oltre il 6% a 414 miliardi di euro. In attesa di conoscere i dati ufficiali relativi al 2015, sappiamo che nel 2014, la Russia ha importato dalla UE merci e servizi per un totale di 132,2 miliardi, ma al contempo ne ha importati per 193,7 miliardi, registrando un disavanzo per complessivi 61,5 miliardi. Il nostro peso sul totale delle esportazioni europee verso la Russia era, quindi, nell’ordine del 4.5-5%. Certo, si potrebbe anche replicare che lo stesso crollo del rublo e la recessione economica russa siano conseguenza delle sanzioni occidentali. Anche in questo caso, l’evidenza suggerisce una tesi diversa. Nonostante le frizioni tra Mosca da un lato e Bruxelles e Washington dall’altro siano esplose sin dall’inizio del 2014, soltanto dalla metà di quell’anno è iniziata la fase calante del rublo, in coincidenza con il tracollo dei prezzi del greggio. E l’andamento del cambio di seduta in seduta rispecchia quasi pedissequamente quello del mercato petrolifero, per cui la tesi che le esportazioni siano state colpite dalle sanzioni non regge. Che poi queste non giovino alla nostra economia è un altro paio di maniche, ma non si possono utilizzare in maniera fuorviante dati, che dimostrerebbero l’esatto contrario.  

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Argomenti: Accordo Russia Ucraina, BRICS, Crisi economica Italia, Crisi Eurozona, Crisi paesi emergenti, Crisi russa, Economia Europa, Economia Italia, economie emergenti