Le risorse rinnovabili sono finite: l’Overshoot Day e il ‘pagherò’ che lasciamo ai nostri figli

Il 2 agosto è l’Overshoot Day, il giorno in cui abbiamo esaurito le risorse rinnovabili: il disastro ambientale e quello che lasceremo ai nostri figli.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Il 2 agosto è l’Overshoot Day, il giorno in cui abbiamo esaurito le risorse rinnovabili: il disastro ambientale e quello che lasceremo ai nostri figli.

Cos’è l’Overshoot Day? Si tratta del giorno in cui gli uomini hanno bruciato tutte le risorse rinnovabili del pianeta, cioè il momento in cui salta l’equilibrio tra ciò che viene utilizzato e ciò che si rinnova. Si tratta del giorno in cui scatta quello che viene definito il ‘debito ambientale’: significa che gli alberi che taglieremo dal 2 agosto in poi non saranno ripiantati; le greggi pascoleranno su campi che non avranno tempo di ‘riprendersi’ e si desertificheranno; si mangeranno pesci che non avranno fatto a tempo a riprodursi; seppelliremo rifiuti su falde acquifere che non faranno a tempo a depurarsi. Questo significa ‘debito ambientale’: spostare nel futuro il disastro, cioè consegnare tutto questo come una ‘cambiale’, un ‘pagherò’, ai nostri figli che, mentre noi leggiamo questo articolo, ci scorrazzano allegri intorno.

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L’Overshoot Day e il Global Footprint Network

Come abbiamo annunciato, nel 2017, l’Overshoot Day cade il 2 agosto. Il trend è assolutamente disastroso, se si consultano i dati del Global Footprint Network, che vede tra i suoi fondatori uno dei nomi più importanti dell’ambientalismo mondiale, Mathis Wackernagel: nel 2007, il giorno in cui iniziava il debito ambientale era il 20 agosto, mentre vent’anni fa era addirittura l’8 ottobre, trent’anni fa il 25 ottobre e quarant’anni fa il 10 novembre. Negli anni ’60, sempre ragionando in questi termini e utilizzando il linguaggio economico, vi era il pareggio di bilancio, tra risorse sfruttate e risorse rinnovabili.

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La ricetta del Global Footprint Network

Si parla spesso di debito pubblico in salita, ma mai del fatto che il debito ambientale stia raggiungendo una soglia in cui si rischia la catastrofe. L’analisi del Global Footprint Network annuncia anche qualche ricetta possibile per limitare questo disastro: l’indicatore fondamentale riguarda le emissioni di CO2, cioè il 60% dell’impronta ecologica che l’uomo sta lasciando sulla terra – se si limitassero del 50%, la data del ‘debito ecologico’ balzerebbe in avanti di almeno 3 mesi. Non si tratta di una ‘missione impossibile’: l’accordo di Parigi ha dimostrato che si potrebbe trovare il modo di non frenare gli interessi dell’economia globale, pur mantenendo una sostenibilità ambientale, il tutto mediante investimenti nella green economy.

E non poteva mancare, ovviamente, un attacco a Trump: “L’amministrazione di Trump ha rinnegato la promessa dell’America. Noi, invece, raddoppiamo il nostro impegno – insieme a molti governi, imprese, ong, perché la decarbonizzazzione è un obiettivo necessario. Esploreremo soluzioni nella progettazione e gestione delle città e in tutti gli altri settori. Tenendo presente che guadagnare cinque giorni ogni anno è indispensabile per tornare in equilibrio prima del 2050”.

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Argomenti: Inchieste Politiche, Politica