Le proteste di Hong Kong originano dalla crisi immobiliare e le soluzioni sono difficili

Le proteste a Hong Kong non hanno a che vedere solamente con rivendicazioni democratiche contro la Cina, ma traggono origine in grossa parte dal malessere sociale, specie tra i giovani, relativo alla bolla immobiliare.

di , pubblicato il
Le proteste a Hong Kong non hanno a che vedere solamente con rivendicazioni democratiche contro la Cina, ma traggono origine in grossa parte dal malessere sociale, specie tra i giovani, relativo alla bolla immobiliare.

Il governatore di Hong Kong, Carrie Lam, ha aperto al dialogo con i manifestanti, che da settimane mettono a ferro e fuoco la città-stato con proteste vivaci contro la proposta di legge (ormai ufficialmente ritirata) di consentire l’estradizione in Cina.

L’ondata di sdegno che si è levata contro un atto percepito ostile all’autonomia del territorio ha scosso i vertici di Pechino, consapevoli di non potersi permettere una seconda Piazza Tienanmen, anche perché Hong Kong rappresenta la punta di diamante cinese nel panorama finanziario. Ma le proteste sembrano destinate a proseguire, anche perché hanno origine solo in parte dalle rivendicazioni per un sistema più democratico. Tanti manifestanti, specie i più giovani, starebbero sfogando la loro rabbia per le condizioni socio-economiche difficili in cui sono costretti a vivere e che riguardano il comparto immobiliare.

Cosa succede a Hong Kong tra proteste di piazza e irruzioni violente in Parlamento

Da anni, Hong Kong è per le classifiche internazionali lo stato al mondo in cui ci si può permettere meno di comprare casa. Nell’ultimo decennio, i prezzi degli immobili sono esplosi mediamente di oltre il 200%, cioè sono più che triplicati. Inutile dirvi che l’andamento degli stipendi non sia stato altrettanto rapido. E così, in media un metro quadrato si compra per la cifra astronomica di 22.500 dollari USA, mentre un immobile costa 1,235 milioni. Di fatto, si spende troppo e per vivere in un appartamento di neppure 55 metri quadrati. E nemmeno gli affitti scherzano, pesando per 20.000 dollari di Hong Kong (2.560 dollari USA) al mese, pari al 70% del reddito medio familiare e al 122% di quello individuale.

Le cause della potente bolla immobiliare

In altre parole, a Hong Kong per prendere casa in affitto bisogna quanto meno convivere. Infatti, molti giovani rimangono a casa con i genitori in vere e proprie celle. Ma qual è la causa di questa bolla immobiliare? Di certo non aiuta l’altissima densità, la quarta più alta al mondo con 7.000 residenti per km quadrato. Tuttavia, solo un quarto del territorio risulta occupato dalle case, mentre il 40% è destinato a parchi e riserve naturali.

Il governo locale viene pressato da gruppi d’interesse per vendere alle aste meno terra possibile da destinare alla costruzione di immobili, così da tenerne alte le quotazioni.

Hong Kong è meta di capitali cinesi, oltre che dal resto del mondo, ovvero di tanti magnati che qui investono in immobili a scopo speculativo. E così, nel 2016 ne sono stati venduti per 24,4 miliardi di dollari, oltre il 10% del controvalore delle transazioni immobiliari registrate presso le principali realtà urbane cinesi. E pesa anche l’alta incidenza di benestanti: un residente su sette risulta milionario e qui vivono anche 93 miliardari, cioè uno ogni nemmeno 80.000 abitanti. Per quanto siano garantiti anche gli alloggi popolari, le liste di attesa risultano lunghe, di almeno 5 anni e mezzo.

Più terra per costruire, dunque? La soluzione non sembra così semplice. Da un lato, le pur giuste ragioni ambientali, dall’altro il rischio che la bolla immobiliare esploda e trascini nel baratro l’economia locale. Per non parlare delle pressioni che vi saranno per impedire la svalutazione delle case acquistate a prezzi stellari. L’alternativa sarebbe di aiutare le famiglie a comprare casa, ma ciò presuppone tempo e un piano lungimirante per sventare il pericolo di trasformare uno dei templi del capitalismo mondiale in uno stato assistenziale e senza più appeal per la finanza e il mondo degli affari. C’è come la sensazione che di queste proteste sentiremo parlare a lungo.

Borsa di Hong Kong mette sul piano 36 miliardi per LSE

[email protected] 

 

Argomenti: