Le proteste a Cuba costringono il regime a intervenire su cibo e medicine, ecco cosa sta succedendo

Il governo di L'Avana ha annunciato novità sulle importazione di alimentari e medicine dopo le imponenti manifestazioni di rabbia a Cuba di questi giorni

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Proteste a Cuba contro il regime

Il premier Manuel Marrero Cruz ha annunciato ieri che dal prossimo lunedì e fino alla fine dell’anno saranno sospese le restrizioni sulle importazioni di cibo e medicine. La decisione è stata presa dopo le imponenti proteste a Cuba dei giorni precedenti contro il regime comunista. Sull’isola c’è penuria di beni primari e per la prima volta dalla nascita della dittatura castrista nel 1959, migliaia di persone hanno sfidato persino l’intervento dei militari per sfogare la loro rabbia.

Ad oggi, i turisti possono portare a Cuba fino a 10 kg di medicine senza pagare alcun dazio, mentre l’ingresso di generi alimentari è sottoposto a dazio. Con l’annuncio di ieri, potranno far entrare nel paese quantità tendenzialmente illimitate di cibo e medicine senza pagare alcunché. Un modo per andare incontro a una delle richieste dei manifestanti, seppure di dubbia efficacia.

Le cause delle proteste a Cuba

A causa del Covid, il turismo sull’isola si è quasi prosciugato. La principale fonte di accesso ai dollari è venuta meno. Peraltro, le esportazioni di zucchero, tra i beni cubani più venduti all’estero, sono diminuite a seguito degli scarsi raccolti di quest’anno. Le riserve valutarie stanno diminuendo e per evitare di rimanere a corto di dollari, il regime si trova costretto a limitare le importazioni. Il resto lo fa l’embargo americano, che nelle ultime settimane di presidenza Trump è stato inasprito fino a colpire le rimesse degli emigranti cubani negli USA.

All’inizio dell’anno, poi, il governo ha avviato una riforma monetaria con cui il CUC o peso convertibile è stato eliminato. Resta in circolazione solo il CUP o peso cubano. Nei fatti, la misura equivale a una maxi-svalutazione del cambio del 96% contro il dollaro.

I prezzi dei beni importati sono letteralmente esplosi e la carenza diffusa di beni di questi mesi sta aggravando le condizioni di vita delle famiglie. Ma l’allentamento delle restrizioni su cibo e medicine non le migliorerà sensibilmente. Anzitutto, perché il numero dei turisti resta basso a causa della pandemia; secondariamente, per il semplice fatto che non dovremmo di certo attenderci che ne entrino carichi di beni di prima necessità per soccorrere la popolazione.

Negli ultimi anni, la crisi economica è stata aggravata dal collasso del Venezuela, principale fornitore di petrolio semi-gratuito. In effetti, i blackout sono diventati frequenti e il carburante è spesso razionato dal governo. E paesi sudamericani come il Brasile hanno cessato il programma di scambio tra medici cubani e prodotti locali, una delle voci più importanti per le esportazioni di L’Avana. Sta sgretolandosi un modello ostinatamente tenuto in vita contro ogni evidenza.

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