'Le proposte di Confindustria per aggirare il “credit crunch” delle Pmi

Le proposte di Confindustria per aggirare il “credit crunch” delle Pmi

Un report del Centro Studi di Confindustria mette a confronto vie alternative al credito bancario per aiutare le imprese italiane: dalla riforma dei mini-bond agli strumenti ibridi di capitale, all’impiego delle dotazioni della Cassa Depositi e Prestiti

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Un report del Centro Studi di Confindustria mette a confronto vie alternative al credito bancario per aiutare le imprese italiane: dalla riforma dei mini-bond agli strumenti ibridi di capitale, all’impiego delle dotazioni della Cassa Depositi e Prestiti

«Le difficoltà del credito bancario richiedono il potenziamento dei canali di finanziamento alternativi per le imprese. Ciò è essenziale oggi che i prestiti sono in calo. Serve una nuova finanza per le imprese, insieme a interventi diretti a sbloccare il circolo vizioso credit crunch-recessione». È quanto propone il Centro Studi Confindustria per allentare “la morsa del credito” e promuovere la diffusione di canali di finanziamento alternativi e accessibili «anche dopo l’uscita dalla crisi, quando il credito bancario avrà strutturalmente un ruolo minore nel finanziamento delle aziende».

A suggerire la necessità di attuare una profonda revisione dei meccanismi che governano l’erogazione del credito alle Pmi sono i dati relativi alla patrimonializzazione delle aziende italiane. Secondo il Centro Studi, il capitale proprio delle nostre imprese è in media di 10 punti percentuali inferiore rispetto a quello delle controparti francesi e britanniche. Questo gap è in gran parte riconducibile alla ridotta presenza delle Pmi nei listini borsistici ma anche alle difficoltà di accesso al canale obbligazionario.

 

Le Pmi necessitano di più investimenti in private equity e mezzanine finance

Per riattivare il mercato del private equity nel 2010 è stato costituito il Fondo Italiano di Investimento con una dotazione di 1,2 miliardi. L’anno scorso questo Fondo è stato responsabile per oltre la metà degli investimenti di private equity realizzati in Italia.

Secondo il Centro Studi, oltre al private equity va anche rilanciato il mezzanine finance, uno strumento ibrido di capitale che prima dello scoppio della crisi aveva fatto registrare una significativa crescita, pur restando su dimensioni assai più contenute rispetto ad altri paesi (solo il 5% del valore del mercato europeo) e ad altre forme di finanziamento.

 

Aprire il mercato dei mini-bond alle Pmi

Confindustria ritiene inoltre opportuno fare in modo che le piccole e medie imprese italiane partecipino più attivamente al mercato obbligazionario.

E nonostante il precedente governo abbia lo scorso anno introdotto i cosiddetti mini-bond, il Centro Studi è dell’avviso si debba semplificare la normativa e coinvolgere investitori istituzionali in grado di promuovere l’apertura di fondi specializzati in emissioni obbligazionarie di piccolo taglio.

 

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Le risorse della Cassa Depositi Prestiti per sviluppare i canali di finanziamento alternativi

L’unità di ricerca di Confindustria auspica poi un maggior coinvolgimento da parte dello Stato nello sviluppo di strumenti e canali di finanziamento non convenzionali quali cartolarizzazioni, Confidi e reti di imprese. «Si tratta di strumenti con i quali si possono sfruttare peculiarità vincenti del tessuto produttivo italiano» spiega il Centro Studi. Allo scopo, Confindustria suggerisce di assegnare alla Cassa Depositi e Prestiti un ruolo più prominente facendola lavorare in tandem con il Fondo di Garanzia in modo tale da poter fornire alle PMI un maggior numero di prestiti coperti da garanzie reali.

 

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Il Centro Studi propone infine di impiegare le dotazioni della Cassa Depositi e Prestiti per assistere la creazione di istituti, sul modello dell’originale Mediocredito e delle banche di credito fondiario, che facciano attività di raccolta e prestito a medio-lungo termine per le imprese con minore accesso ai mercati finanziari.

 


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