Le stime poco credibili della BCE sull’inflazione

Le previsioni della BCE sull'inflazione, ma anche sul pil, nell'Eurozona si rivelano sempre sbagliate per eccesso. E anche quelle oggi diramate potrebbero essere ottimistiche.

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Le previsioni della BCE sull'inflazione, ma anche sul pil, nell'Eurozona si rivelano sempre sbagliate per eccesso. E anche quelle oggi diramate potrebbero essere ottimistiche.

Con le nuove stime macroeconomiche diffuse poco fa dalla BCE, si conferma l’indebolimento della congiuntura nell’Eurozona, come ammesso dallo stesso governatore Mario Draghi. L’inflazione è attesa adesso mediamente allo 0,1% per l’anno in corso, mentre dovrebbe salire all’1,3% e all’1,6% per il biennio 2017-’18 rispettivamente. Tagliate anche le previsioni sul pil, che quest’anno dovrebbe espandersi mediamente nell’area dell’1,4% dal +1,7% atteso a dicembre, mentre nel 2017 dovrebbe registrarsi una crescita dell’1,7%, meno dell’1,9% stimato 3 mesi fa.

Ma la storia recente delle stime della BCE ci induce ad essere pessimisti, dato che di volta in volta l’istituto è stato costretto quasi sempre a rivederle al ribasso. Nel marzo del 2014, la BCE prevedeva un’inflazione all’1,3% per il 2015 e all’1,5% per il 2016. Esattamente a un anno di distanza, le previsioni venivano abbassate rispettivamente a 0 e 1,5%, mentre per il 2017 si stimava un +1,8%. E nel giro di appena 3 mesi, le stime sull’inflazione per il 2016 sono state abbassate del 90%, quelle per l’anno prossimo dello 0,3%, tenendo presente che a dicembre si pronosticava un +1% per quest’anno e un +1,6% per l’anno prossimo. E pensare che si era partiti dall’1,5% atteso 2 anni fa. In 12 mesi, invece, le stime per l’anno prossimo sono diminuite già di mezzo punto percentuale. In sostanza, la BCE segnala scarsa credibilità nel prevedere con una certa precisione l’andamento dei prezzi nell’Eurozona, dovendo di volta in volta correggerle anche in misura piuttosto brusca al ribasso. Ciò ci fa ipotizzare che nemmeno le stime diramate oggi sarebbero accurate e quel che maggiormente rileva è che se l’istituto ha previsto per l’anno in corso un’inflazione di appena un decimo di punto percentuale, alla fine potremmo registrare una variazione media persino negativa. Per il prossimo biennio ci sarà tempo per limarle.

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