Le plusvalenze salvano la Serie A, ma con il diritto di “recompra” pacchia finita

Plusvalenze per oltre 700 milioni all'anno in Serie A, salvano temporaneamente i bilanci delle squadre, ma drogano i conti e rinviano i problemi finanziari. E la FIGC ha stretto le maglie con il cosiddetto diritto di "recompra".

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Plusvalenze per oltre 700 milioni all'anno in Serie A, salvano temporaneamente i bilanci delle squadre, ma drogano i conti e rinviano i problemi finanziari. E la FIGC ha stretto le maglie con il cosiddetto diritto di

La stagione 2018/2019 per la Serie A si è conclusa con plusvalenze per 717 milioni di euro, poco meno dei 731 della stagione precedente, ma più dei 690 messi a bilancio nel 2016/2017. Ormai, la media annuale si è attestata sui 700 milioni, quasi un quarto dei ricavi totali. Grazie alle plusvalenze, le prime 20 squadre di calcio italiane hanno potuto ridurre complessivamente le perdite a 88 milioni nella stagione 2017/2018, quando la media dal 2010 e fino ad allora era stata superiore ai 300 milioni.

E’ vero che il fatturato stia crescendo, ma proprio grazie alle cessioni di calciomercato, senza le quali la Serie A registrerebbe perdite nell’ordine dei 600 milioni. A tanto ammonta il rosso tra valore della produzione e costi.

Le plusvalenze fanno bene ai bilanci. Lo sanno club come Juventus e Roma, che da sole nella stagione appena trascorsa ci hanno ricavato rispettivamente 113 e 132 milioni, oltre un terzo del totale. E il Milan sta vendendo uno dei suoi gioielli, Gigio Donnarumma, proprio per incassare una plusvalenza pura da almeno 50 milioni, essendo arrivato il giovane portiere dal vivaio e, quindi, non presenta costi di ammortizzazione del cartellino.

Plusvalenze calciomercato, perché i giocatori restano vittime dei bilanci gonfiati?

Sono numerose le plusvalenze sospette, quelle incrociate che avvengono tra due squadre. Difficile, però, provare l’alterazione voluta dei valori di mercato dei giocatori ceduti, perché i prezzi non possono essere fissati in maniera oggettiva e da un’autorità indipendente. Se decido di pagare Tizio 50 milioni, nonostante molti ritengano che ne valga la metà, quale sarebbe il reato commesso? E chi ci dice che il plus pagato non sia dovuto a una qualche previsione dell’acquirente sulle potenzialità sportive, che altri non sono stati capaci di vedere?

Plusvalenze incrociate e diritto di recompra

Le plusvalenze incrociate, come abbiamo più volte chiarito, offrono vantaggi ad entrambi i contraenti, perché se è vero che acquistare un giocatore a prezzi “gonfiati” grava sui bilanci, d’altra parte venderne uno a cifre esagerate impatta positivamente sui conti, e con una differenza: i costi vengono spalmati lungo il periodo di durata del contratto, mentre la plusvalenza viene registrata nell’anno in cui avviene la cessione.

Dunque, tutto subito sul fronte delle entrate ed esborsi formalmente graduali sul fronte dei costi. All’impatto, le entrate superano le uscite e i conti migliorano.

A maggio, la FIGC ha stretto le maglie, invece, sulle cessioni con diritto di “recompra”, un istituto importato dal calciomercato spagnolo solamente un anno fa. Come funzionava e com’è stato rivisto? Esso prevedeva la possibilità per una squadra di vendere un giocatore con il diritto di riscattarlo dalla prima o dalla seconda stagione successiva alla cessione e a un prezzo prefissato. Con le modifiche di un paio di mesi fa, il riacquisto può avvenire solo a partire dalla prima giornata estiva della seconda stagione successiva alla cessione iniziale; la squadra cessionaria non può a sua volta cedere il contratto a terzi e, infine, minusvalenze e plusvalenze possono essere iscritte a bilancio solo nel momento in cui viene esercitato il diritto di riacquisto o nel caso in cui vi si rinunciasse.

Facciamo un esempio: se la squadra A cede il giocatore X alla squadra B per 30 milioni con contratto triennale e con facoltà di riacquistarlo dopo già un anno per 40 milioni, la squadra A registra una potenziale plusvalenza fino a 30 milioni subito, la squadra B spalma il costo dei 30 milioni in 3 anni, per cui subisce un costo annuale di 10 milioni, ma dopo un anno – questo fino alle modifiche da poco apportate – potrebbe già registrare la plusvalenza di 10 milioni (40 – 30), dopo avere già goduto delle prestazioni sportive del giocatore acquistato. Un sistema, che si è prestato per il breve tempo in cui è stato in piedi a operazioni di plusvalenze incrociate piuttosto alla luce del sole, formalizzando la più farraginosa prassi delle compravendite tra due squadre in entrambe le direzioni.

Milan, calciomercato povero e Donnarumma e Suso venduti per maxi-plusvalenze

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